Il nido del corvo




Piergiorgio Pulixi


Sinossi.

Una nuova coppia di indagatori indimenticabili.

Un universo crime in espansione.

Un autore che cambia le regole del gioco.

Sardegna, Penisola del Sinis, una giovane donna scompare nel nulla.

Sei mesi di silenzio e indagini a vuoto. Poi, un unico agghiacciante segnale: il cellulare di Angela Floris si riaccende. Sul luogo del rilevamento gli ispettori Daniel Corvo e Viola Zardi trovano un macabro reperto che vale da firma. Si tratta di una mano femminile, troncata e in stato di perfetta conservazione. È l’inizio di un duello perverso con un assassino che agisce da artista della morte. Non si limita a uccidere ma osserva, studia, contempla, collezionando gli arti delle vittime come fossero opere. Per Corvo e Zardi, partner nel lavoro ma opposti per indole e modo di vedere le cose, comincia una caccia allucinata. Lui, mentalità da monaco guerriero, ancorato alla famiglia e alla fede per tenere a bada antichi traumi; lei, spirito in tempesta con il fascino dell’azzardo nel gioco e nella vita, capace di domare il caos soltanto quando lo incanala nei casi da risolvere. Mentre i demoni personali riaffiorano e un’altra ragazza scompare, i due poliziotti capiscono che il killer non li sta solo sfidando, li ha scelti. Attirandoli tra stagni di sale e campagne desolate, trasforma ogni scoperta nella tappa di un incubo meticolosamente orchestrato. Più Corvo e Zardi si avvicinano alla verità, più diventa chiaro che le vittime erano solo un prologo. Il vero capolavoro, l’opera suprema che l’Artista vuole realizzare, forse sono proprio loro.

Sullo sfondo di una Sardegna sospesa tra west selvaggio e lande crepuscolari, Pulixi firma una storia ipnotica e avvolgente, che scandisce una deriva nei chiaroscuri dell’anima umana.

Il nido del corvo è il big bang di un universo narrativo in espansione, nelle cui pieghe si muovono anche i personaggi del precedente romanzo, La donna nel pozzo. Ogni libro diventa il tassello di un mosaico più grande, racconto di un mondo che svela connessioni segrete, inaspettate, imprevedibili, ma che rapisce e cattura ugualmente chi vi entra per la prima volta, inaugurando un viaggio nella crime fiction di cui sentiremo parlare nei prossimi anni.

Era l’Artista.

A caccia della vittima perfetta.


Autore: Piergiorgio Pulixi

Editore: Feltrinelli

Genere: Noir

Pagine: 352 p., R

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Loredana Cescutti

&

Sabrina De Bastiani


A caccia della vittima perfetta.

“Era l’unico modo che aveva trovato per tenere insieme il lavoro e il resto: fare luce dove altri avrebbero propagato il buio.”

L’atmosfera prettamente noir che Pulixi riesce a creare in ogni suo romanzo non è più una sorpresa già da tempo.

Non è una sorpresa ma, a ogni suo libro, rimanerne ancora stupiti, estasiati e coinvolti  è la norma.

E infatti…

“Non aveva mai affrontato un criminale così, capace di insinuarsi tra i pensieri come gli insetti si infilano tra le assi. Nessuno l’aveva mai fatto sentire tanto vulnerabile, esposto.”

“Sta giocando con le nostre menti…”

C’è un’idea molto chiara che attraversa “Il nido del corvo” come una corrente sotterranea, ed è quella che il male non irrompa, si insinui. Non sfondi porte, passi dalle crepe. 

“Prima Mistras, poi Sale ‘e Porcus, ora il Far West. Ci sta guidando in un tour del Sinis da cartolina.” 

La prima trappola è l’ambientazione. Oristano, il Sinis, Arborea, Torregrande, luoghi reali, riconoscibili, quasi rassicuranti. 

“Oristano e la sua area metropolitana comparivano sempre in cima alle classifiche delle città più sicure.

Trentamila anime, criminalità bassissima, una città costruita per vecchi e famiglie, da cui i giovani scappavano.”

Pulixi ribalta questo immaginario con precisione chirurgica, l’Oristanese d’autunno non è quello estivo, il giorno non è la notte, e dietro l’apparente immobilità c’è una porosità che il male sa leggere meglio di chiunque altro.

“Appena fuori stagione, non restava quasi nulla: la gente rimaneva in casa, evitava gli spostamenti inutili. Il Sinis, le campagne palustri intorno al Tirso, le risaie, i campi agricoli di Torregrande, le spiagge di San Giovanni diventavano luoghi fantasma.

Scenografie perfette: un urlo rimbalzava lontano, senza attirare attenzione, senza incontrare testimoni.

Un paradiso.”

Un paradiso, per chi sa aspettare.

E infatti l’antagonista “non era impulsivo. Era uno che aveva aspettato.

“Quel bastardo aveva condotto il gioco. Che aveva scelto il luogo. Aveva fatto i conti con i tempi di reazione delle pattuglie. Con loro.”

Studia le abitudini, sfrutta l’assuefazione di una città “poco abituata al caos”. 

“Aveva manovrato i passi degli avversari emulando

il movimento del cavallo sulla scacchiera:

non in avanti, ma a L, a spiazzare. E loro avevano inseguito.

Prevedibili.”

Non una firma, “voleva una regia.”

La costruzione dei personaggi è sopraffina.

Sono figure a cui Pulixi ha dedicato cura, tempo, lima, cesello, amore e dedizione e che poi, ci vengono donate dall’autore stesso con fiducia e a quel punto, non si può far altro se non accoglierle e ascoltarle.

“Mi chiamo Daniel Crobu e lei,” indicò la partner, “è l’ispettrice Viola Zardi. Siamo della sezione omicidi di Oristano.”

Dentro questo inferno mediatico e concreto che minaccia di esplodere, Daniel Crobu, non Corvo, come all’anagrafe, è un baluardo di disciplina

“Non era solo bravo a leggere le scene. Era bravo a leggere gli esseri viventi.”

Ma Piergiorgio Pulixi è troppo specchiato per regalarci un eroe monolitico. 

Crobu è solido, sì, ma anche esposto, vulnerabile. 

Aveva bisogno di un posto dove potersi inginocchiare senza che nessuno gli chiedesse perché. Un posto dove poter domandare a qualcuno più in alto di lui che dovesse fare.”

La sua forza non sta nell’invincibilità, ma nella capacità di restare umano mentre tutto spinge verso la disumanizzazione. 

Accanto a lui, l’ispettore capo Viola Zardi non è una spalla ornamentale. Pur agli antipodi per carattere e vissuto rispetto a Crobu, insieme formano una coppia investigativa credibile proprio perché imperfetta, immersa fino al collo in una partita dove “l’orrore non stava solo nei resti, cresceva nella testa di chi li guardava. E la loro testa era il campo che l’altro aveva scelto di coltivare.”

Ed è qui che Pulixi colpisce più a fondo. Il romanzo mette in crisi le nostre categorie di riferimento: un prima e un dopo, colpa e innocenza, vita e morte. 

“Lo pensavo anch’io. Eppure, non funziona così.”

Una storia, insomma,  che più noir non si può, travolgente come la  marea oscura che ha inseguito il Corvo e come quella che si è messa di traverso a Zardi e ai suoi segreti.

Parliamo di quell’aura scura che va a coprire e soffocare ogni cosa senza pietà.

“Il male rispettava confini? Bastavano venti minuti di strada per restarne al sicuro? O si insinuava comunque, in silenzio, alla stregua dell’umidità che risaliva dalle fondamenta?”

“Il male non rispetta confini”, non ama le superfici lisce, preferisce le intercapedini, gli spazi trascurati, le zone grigie, personali e collettive. 

“…la paura, come l’umidità del Sinis, penetra ovunque. Si insinua, si allarga, corrode.”

Lentamente, senza fare rumore.

Avvolgente  e affascinante, capace di  attirare il lettore fra le brame di una trama ricca di colpi di scena, “Il nido del corvo” è un noir di eccellenza, a cui una penna magistrale dà corpo e profondità.

È una storia di omicidi, certo, ma soprattutto è un romanzo sul controllo, sulla paura e sull’illusione dell’ordine. Su quanto siamo disposti ad accettare purché tutto sembri gestito.

“Aveva già visto troppe notti spezzate dal dolore per sapere che una in più non guariva niente.”

E, oltre a una lettura tensiva, adrenalinica, a tratti profondamente commovente ed emotivamente toccante, lascia una sensazione insinuante, persistente, penetrante.

Quella che il vero pericolo non sia il buio, ma ciò che nel buio sa muoversi benissimo.

In  tutto questo,  l’Autore, maestro nel  maneggiare i più diversi registri,  trova spazio anche per  l’ironia e per offrici qualche sana risata a stemperare. 

Sennò non sarebbe un lavoro a firma Piergiorgio Pulixi.

“Qual è il tuo obiettivo?” sussurrò tra sé e sé. “Un’altra vittima? O noi?”

Buona lettura!

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Piergiorgio Pulixi


classe 1982) ha compiuto gli studi classici e, dopo un periodo trascorso a Londra, vive a Milano. Fa parte del collettivo di scrittura Mama Sabot creato da Massimo Carlotto, di cui è allievo. Ha pubblicato “Perdas de Fogu” (Edizioni E/O 2008), “L’albero dei Microchip” (Edizioni Ambiente 2009), “Donne a perdere” (Edizioni E/O 2010). La serie poliziesca iniziata con “Una brutta storia” (Edizioni E/O 2012), “La notte delle pantere” (Edizioni E/O 2014), “Per sempre” (Edizioni E/O 2015), “Prima di dirti addio” (Edizioni E/O 2016). La serie de “I Canti del male” a partire da “Il canto degli innocenti” (Edizioni E/O 2015) e “La scelta del buio” (Edizioni E/O 2017). Con Rizzoli ha proseguito la serie con “L’isola delle anime” (2019), “Un colpo al cuore” (2021), “La settima luna” (2022). Sempre con con Rizzoli ha pubblicato “Lo stupore della notte” (2018). Sempre per Rizzoli ha pubblicato il romanzo young adult “Il mistero dei bambini d’ombra” (2022). Per Mondadori è uscito con “Per mia colpa” (2021). Ha scritto anche alcuni romanzi singoli e ha vinto numerosi premi tra cui il Premio Scerbanenco 2019 per il miglior noir dell’anno. È considerato uno dei maggiori esponenti della nuova generazione di scrittori di noir e thriller. I suoi romanzi sono tradotti in Francia, Spagna, Germania, Austria, Svizzera. E’ di quest’anno il premi come Vincitore “Trophée étranger, miglior romanzo straniero dell’anno 2023 – Trophée 813, Michèle Witta (2023) per L’illusion du mal – Un colpo al cuore”.