LINDA TUGNOLI

Sinossi. La notte è senza luna, tra le lapidi s’insinua un vento gelido e l’unico rumore è quello di passi sul vialetto di ghiaia. Poi l’uomo si ferma e rabbrividisce, ma non per il freddo. Lo sguardo è fisso sulla tomba di una giovane donna, morta decenni prima. Il segreto deve rimanere sepolto. Per sempre. Mai Guido avrebbe immaginato che una cosa del genere potesse accadere nel suo minuscolo paese, al limite estremo della Valle Cervo, dove gli inoffensivi residenti del cimitero da tempo superano di gran lunga quelli in vita. Un uomo è stato trovato morto, ucciso. La vittima era una persona che raramente si faceva vedere in giro, non si capiva bene nemmeno di cosa vivesse, ultimo discendente di una famiglia una volta in vista ma poi caduta in disgrazia. Sebbene Guido incarni la quintessenza dello spirito della Valle – poche parole e ancor meno sorrisi –, e per lui siano più importanti le piante di cui si prende cura come giardiniere rispetto alle miserie degli esseri umani, quella morte violenta gli fa scattare dentro quel misto di curiosità e ossessione per la verità che lo ha già messo nei guai più di una volta. E così una notte non resiste alla tentazione di entrare in casa della vittima, giusto per dare un’occhiata alla stanza dove il poveretto è stato ucciso. E subito un senso opprimente d’inquietudine lo avvolge: alle pareti, infatti, sono appese decine di ritratti fotografici e d’ingrandimenti di sguardi particolarmente disturbanti. Inoltre, chiedendo in giro, Guido viene a sapere che la vittima era solita visitare i cimiteri per scattare fotografie delle fotografie dei defunti… Possibile che sia lì la chiave del mistero? Anche perché, strano a dirsi, sembra che parecchie persone abbiano la passione di girare per cimiteri. A Guido quindi non rimane che raccogliere tutto il suo coraggio e inoltrarsi anche lui nel paese dei morti, sperando non sia troppo pericoloso…
«Linda Tugnoli maneggia bene suspense e atmosfera.»
il venerdì – la Repubblica
Editore: Nord
Genere: Giallo
Pagine: 352
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Quarto capitolo dedicato a Guido Boggio-Martinet (ex profumiere con un passato d’oltralpe), Il paese dei morti è un romanzo che unisce un’ambientazione suggestiva, un forte accento territoriale, e una solida trama investigativa. Un giallo in cui Linda Tugnoli amalgama elementi eterogenei, costruendo una storia originale, con molteplici piani di lettura.
Personalmente non conoscevo la serie dedicata a Boggio-Martinet, e devo dire che il colpo di fulmine, sulle prime, ha tardato a scoccare. L’incipit, infatti, scandisce un lento avvicinamento ai luoghi e ai protagonisti della vicenda, mettendo a fuoco l’impervio spicchio di provincia biellese che prende il nome di Valle Cervo.
L’omicidio di Pierangelo, schivo abitante del posto, è presentato dall’autrice per vie traverse, mediante il pettegolezzo che inizia a sciamare come un nugolo di foglie secche. Dialoghi vivaci, arricchiti dal dialetto locale, si alternano a magistrali descrizioni naturalistiche e a digressioni che affrescano il backround di Guido: il suo volontario isolamento in una valle in cui perfino il sole, passata l’estate, smette di farsi vedere.
Ma ecco che – proprio quando il lettore abbassa la guardia, e comincia a inquadrare un giallo “tranquillo”, senza scossoni – arriva il primo, grande colpo di scena: una sortita non autorizzata sulla scena del delitto, che svela una serie di dettagli inquietanti, dall’odore mortifero. Su tutti, le antiche fotografie appese alle pareti della casa; scatti che risalgono fino all’Ottocento e che sfoggiano un macabro elemento comune, ritraendo persone già morte.
A partire da quel singolo dettaglio, Guido si ritrova catapultato in un mondo lugubre e misterioso. Un sottobosco tetro, in cui le tracce diventano labili e pericolose. Piste che conducono a cimiteri abbandonati, popolati da strani animali notturni, sculture dolenti, feticisti e cultori della fotografia post-mortem. Uno scenario che arricchisce la trama investigativa con sfumature cupe, crepuscolari.
Il romanzo inizia quindi a svelare le sue molteplici stratificazioni, amalgamando l’indagine “amatoriale” con riflessioni introspettive e scene di vita quotidiana: fotogrammi di un autunno montano che lascia già presagire i rigori dell’inverno. Una stagione che si combatte in assoluta solitudine, facendo scintillare i ciocchi di legno tra le fiamme di un vecchio camino.
Un giallo che trae la sua linfa dall’ambiente, dall’atmosfera sospesa che l’autrice riesce plasmare. Il tutto impreziosito da una scrittura limpida, cangiante; complessivamente scorrevole, ma capace di rallentare i giri per concedersi descrizioni sinestetiche. E ritratti umani altrettanto nitidi e incisivi.
Lasciando al lettore il piacere di scoprire il finale, posso dire che la componente investigativa è costruita con grande maestria. Pertanto, sento di poter consigliare Il paese dei morti a tutti gli amanti dei gialli atipici, dai ritmi non frenetici: a chi predilige storie di ampio respiro, in cui il paesaggio montano e i sussurri della notte diventano un tutt’uno con la risoluzione del delitto.
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Linda Tugnoli
vive tra Roma – dove lavora come autrice e regista di documentari, soprattutto per la Rai – e la campagna sabina, dove abita in un casale con il marito, tre figli, un orto, una serra e svariati cani di grossa taglia che periodicamente devastano l’orto e la serra. Ha contratto anni fa quello che gli inglesi chiamano il bug del giardiniere: una spiccata tendenza a parlare troppo di piante e di fiori. Il paese dei morti è il quarto romanzo dedicato alle indagini del giardiniere Guido.