I casi del
maresciallo Maccadò
Sinossi. Autunno 1931. Se non fosse per le stranezze di un paziente, la vita tra le corsie dell’ospedale Umberto I di Bellano scorrerebbe con la consueta routine. Invece Mentore Carcolati, il degente in questione, ha fatto una richiesta ben precisa, determinato ad abbandonare l’ospedale seduta stante se non verrà soddisfatta, anche a costo di mettere a repentaglio la propria salute e, non ultima, la reputazione del nosocomio. Così, il primario dottor Giulio Cesare Bombazza adesso è agitatissimo; suor Anastasia, suo braccio destro, corre di qui e di là senza sapere a che santo votarsi; il becchino Adelio Dilena, convocato dal Bombazza, fa il prezioso, calcolando se nel guaio in cui vorrebbero coinvolgerlo avrebbe o no da guadagnarci. Un fermento che ha cominciato ad affilare la curiosità inopportuna di qualche suora infermiera. Ma a parte tutto, quello che chiede il paziente è una cosa che si può fare? Perché va bene assecondare le sue comprensibili e umanissime ragioni, ma non sarà per caso un reato? Consultato di nascosto, il maresciallo Ernesto Maccadò se ne è lavato le mani: il primario e la suora facciano pure come vogliono, basta che non diano motivo di pettegolezzi o peggio; per il resto lui non vuole saperne nulla. Il tempo intanto stringe, perché l’intervento chirurgico cui il Carcolati deve essere sottoposto non può aspettare, e d’altra parte bisogna trovare un donatore per accontentare la sua richiesta capestro. Donatore di cosa? Di spazio, un angolino discreto, anche anonimo, purché in terra consacrata. Nell’attesa, ci si potrebbe affidare a un modernissimo frigidaire.
Autore: Andrea Vitali
Genere: Narrativa
Editore: Garzanti
Pagg: 304
Pubblicazione: 2026
Recensione
di
Paola Iannelli
La fantastica immaginazione degli scrittori, crea spesso trame paradossali, se non fosse che i fatti realmente accaduti a volte superano tali doti.
Questo romanzo centra il racconto su un desiderio intimo, così profondo e particolare, da accendere una trama fitta di personaggi, su cui il maestro Vitali ha costruito l’intera storia.
Il caso vuole che un degente, affetto da una pericolosa forma di diabete, si vede obbligato dal primario chirurgo, il dottor Bomabazza all’amputazione del piede destro. Il fatto in sé non presenta particolari difficoltà, se il paziente minaccia di firmare le proprie dimissioni, se il piede amputato non avrà una degna sepoltura, nell’attesa della sua morte definitiva.
I principi morali che guidano l’operato dell’integerrimo chirurgo, non si piegano a un tale desiderio, ma la minaccia concreta che si palesa, ovvero la morte sicura del paziente dopo le volontarie dimissioni, lo costringe a cercare una soluzione.
Da questo punto in poi all’interno del racconto entrano in scena molti personaggi, il becchino, il marmista, mogli, vedove, gli ospiti di uno ospizio e per concludere un fantasmagorico uomo che assiste con tutto sé stesso la zia nella casa di riposo.
Seppellire un arto può in un primo momento sembrare un’operazione semplice, in cambio le difficoltà pratiche si rivelano ben più complesse.
Il ritmo dei dialoghi è incalzante e stride con il dramma vissuto dal povero chirurgo, il quale, insieme a una suora – complice, escogita un piano quasi infallibile per accontentare il degente.
La sacralità mista alla profanazione reggono le fila di una commedia che mescola la commedia con la tragedia, elevando i tratti di una società bigotta sovrapponendo così i livelli, tanto da portare in scena una favola esilarante.
I desideri si sa non sono sempre attuabili, l’impegno però a volta può predisporre le basi per il loro compimento, basta ribaltare le regole del gioco e la partita è vinta.
Singolare la lista dei personaggi che si trova a conclusione del romanzo, corredata di date, professioni e luoghi, testimonia che l’autore ha preso spunto da un archivio, fantastico o reale?
La redazione gradirebbe la notizia.
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Andrea Vitali
Dopo aver frequentato «il severissimo liceo Manzoni» di Lecco, Andrea Vitali si laurea in medicina all’Università Statale di Milano ed esercita la professione di medico di base nel suo paese natale. Scrittore molto prolifico, ha esordito nel 1990 con il romanzo breve Il procuratore, ispiratogli dai racconti di suo padre; nel 1996 ha vinto il Premio letterario Piero Chiara con L’ombra di Marinetti, ma il grande successo lo ha ottenuto nel 2003 con Una finestra vistalago (Premio Grinzane 2004). Nel 2006 ha vinto il Premio Bancarella con il romanzo La figlia del Podestà; nel 2009 il Premio Boccaccio e il Premio Hemingway.
Tra i numerosi romanzi, ricordiamo: nel 2011 La leggenda del morto contento e Zia Antonia sapeva di menta. Nel 2012 Galeotto fu il collier e Regalo di nozze. L’anno successivo escono Le tre minestre, lungo racconto autobiografico edito da Mondadori-Electa e Di Ilide ce n’è una sola. Nel 2014 Quattro sberle benedette, Premiata ditta Sorelle Ficcadenti e Biglietto, signorina!; nel 2015 La ruga del cretino, scritto con Massimo Picozzi, Le belle Cece, La verità della suora storta, Quattro schiaffi benedetti, Un amore di zitella (tutti editi da Garzanti). Nel 2016 Nel mio paese è successo un fatto strano (Salani), Le mele di Kafka (Garzanti), Viva più che mai (Garzanti). Nel 2019 esce Certe fortune. I casi del maresciallo Ernesto Maccadò (Garzanti), Sotto un cielo sempre azzurro (Garzanti) e Documenti, prego (Einaudi). Altre sue pubblicazioni sono: Un uomo in mutande. I casi del maresciallo Ernesto Maccadò (Garzanti, 2020), Nessuno scrive al Federale. I casi del maresciallo Ernesto Maccadò (Garzanti, 2020), Vivida mon amour (Einaudi, 2021), Un bello scherzo (Garzanti, 2021), La gita in barchetta (Garzanti, 2021), Cosa è mai una firmetta (Garzanti, 2022), Eredi Piedivico e famiglia (Einaudi, 2024). Tra le sue pubblicazioni si ricorda anche il libro per bambini La zia Ciabatta (Garzanti, 2020). Da ricordare che con il romanzo Almeno il cappello (edito nel 2009 da Garzanti) Andrea vitali ha vinto il Premio Casanova, il Premio Isola di Arturo Elsa Morante, il Campiello sezione giuria dei letterati ed è stato finalista al Premio Strega. I suoi libri, pubblicati in Italia da Garzanti e da Einaudi, sono stati tradotti in molti paesi, tra cui la Turchia, la Serbia e il Giappone.