Marceau Miller

Sinossi. La tragica fine di uno scrittore di successo è un enigma la cui soluzione si trova, forse, in un manoscritto scomparso. Sono in molti a voler leggere quelle pagine. Chi perché vuole scoprire la verità. Chi perché ha interesse a pubblicarle. Chi perché ha paura contengano indicibili segreti e pericolose confessioni.
«Sono duecento metri sopra il vuoto, sto scalando una parete rocciosa che conosco bene. Le mie mani perdono presa, capisco che è tutto finito. Per gusto della sfida, ho sempre arrampicato a mani nude, senza corde. Sapevo che un giorno l’avrei pagata. Mi chiamo Marceau Miller, sono un romanziere di successo. Domani sulla mia pagina Wikipedia sotto la riga “Nascita” potrete leggere: “Morte: 16 maggio 2021 (40 anni)”».
«[…] Un gran bel thriller pieno di cose forti in cui perdersi fino alla fine, e a me già basta e avanza». – Carlo Lucarelli, La Lettura
Marceau Miller è lo pseudonimo dietro cui si nasconde l’autore di questo mystery, diventato un caso editoriale. La sua identità è a oggi sconosciuta. Un autore di bestseller vive un’esistenza all’apparenza perfetta. È felicemente sposato, ha due figli e una magnifica casa in un posto da sogno. Eppure non fa che sfidare la morte pilotando un ultraleggero, immergendosi nelle profondità del lago di Ginevra o arrampicando in solitaria. Uno sprezzo del pericolo che cela un tormento, quello per la scomparsa della sorella avvenuta vent’anni prima. Quando il suo corpo viene ritrovato ai piedi di una parete di roccia, la gendarmeria pensa di archiviare il caso come incidente. La moglie, però, ha dei dubbi. Troppe cose non tornano, a partire dalla sparizione dell’ultimo romanzo del marito, la cui unica copia doveva essere custodita nel caveau di una banca. La ricerca del manoscritto diventa un’autentica caccia al tesoro, complicata da strani indizi e false piste. E sempre più una domanda si ripropone in modo assillante: chi era, davvero, Marceau Miller?
Traduttore: Emanuelle Caillat
Editore: Einaudi
Collana: Einaudi. Stile libero
Pagine: 312 p., Brossura
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Sabrina De Bastiani
Mi metto a osservare i luoghi, cosí come li descriveva Marceau nei suoi romanzi. Un cadavere, un medico legale, dei gendarmi. E un particolare che non quadra.
E’ vertigine, Il romanzo di Marceau Miller.
E non solo per la suggestione di un’ambientazione altamente evocativa quale quella della montagna.
La foresta invece sapeva. Come un dialogo silenzioso tra lei e me. Non mi ha mai tradito. Al contrario, è stata il mio piú grande sostegno.
Da qualche parte abbiamo tutti un albero che ci somiglia.
Ho trovato il mio dopo diversi anni di vagabondaggio. La foresta è viva, come noi, ma con un’intelligenza molto superiore. Vive seguendo il proprio ritmo. Si adatta all’ambiente, mentre noi cerchiamo di adattare l’ambiente. Non percepiamo un centesimo degli animali che si aggirano attorno a noi nei boschi, a meno di essere stati istruiti. I nostri sensi sono arrugginiti dalla civiltà.
O per il lago di Ginevra, il Lemano, che si spalanca come un abisso lucente.
È la vertigine pura del racconto stesso, quella sensazione di camminare su un filo, tra ciò che è vero e ciò che è inventato, tra realtà e finzione il limite è ambiguo, quasi ci si perde.
Marceau Miller, scrittore nel pieno della fama, viene ritrovato morto in circostanze che gridano fatalità ma sussurrano tutt’altro.
Il sole, implacabile, mi sbeffeggia; la danza ipnotica di ombre e luci sull’acqua crea un gioco tra le zone buie del nostro passato e i bagliori di verità che la morte di Marceau ha proiettato sulle nostre vite. Una verità che sono determinata a ricostruire, a qualunque costo.
Da lì in poi, ogni pagina diventa un’indagine, non solo su una morte, ma su un’identità, su un modo di raccontarsi per non impazzire.
Cosi ho deciso di battermi da solo, contro o assieme ai miei demoni, barattando le sedute dalla psicologa con la mia penna. Scrivere dimenticando la finzione, una volta tanto.
È bene mettere nero su bianco qualunque verità? Come immaginare le conseguenze di un racconto che non svelerò mai finché campo?
Pagine che non danno appigli, che costringono a dubitare, e’ arrivato il momento di infrangere gli specchi, a guardare ogni frase come se potesse ribaltare la prospettiva.
E, in effetti, ogni frase lo fa.
Tre paesaggi, tre vite, tre storie che i segreti hanno intrecciato.
Tacere la verità quando tocca l’anima è il veleno piú lento e piú tossico che ci sia. Soprattutto quando i silenzi e le bugie si accumulano. Non si nascondono gli uni con le altre: si fronteggiano, come in un gioco di specchi, moltiplicando i riflessi maligni all’infinito.
La scrittura è elegante ma non compiaciuta, di una precisione quasi crudele, con un qualcosa di gelido, nordico, nei suoi paesaggi interiori: un vuoto nitido, tagliente, che però brucia.
Marceau Miller, autore e personaggio, sembra costruire un doppio di sé per poterlo distruggere. È la vecchia ossessione dell’artista che non sa più dove finisce la vita e dove comincia la letteratura, ma qui diventa carne, diventa precipizio.
Il destino di questo testo non dipenderà da nessun editore. Non giacerà nemmeno in fondo a un cassetto o nella cassaforte di una banca. E un airbag che aspetta l’urto per scoppiare e gonfiarsi.
Un manoscritto scomparso, una moglie che cerca la verità, i frammenti di un passato familiare irrisolto non sono solo elementi narrativi.
Sono specchi.
O trappole.
Il romanzo di Marceau Miller è un libro che si legge con l’intelligenza all’erta e il cuore in bilico.
Il mio manoscritto come una bomba a scoppio ritardato, perché la verità sopravviva alla mia morte.
Eppure dietro la patina del mistero, dietro la morte, dietro la ricerca della verità, c’è una domanda più grande: chi racconta davvero la nostra storia, noi o chi resta dopo di noi? E quante versioni di noi stessi possono coesistere prima che una divori le altre?
Io appartengo a questo mondo, anche se non del tutto.
Lui assorbiva le emozioni come una spugna. E proprio lí stava il suo talento: sapeva estrarre la sostanza che vibrava in noi per nutrire i suoi personaggi.
La verità, qui, non è un punto d’arrivo, è un abisso in cui guardare senza scivolare troppo, una riflessione elegante sull’inganno dell’identità e sul potere del racconto di farsi mondo.
“Il rituale, Sarah, è la chiave per uno scrittore. Uno scrittore senza rituale è uno scrittore morto.”
“Seconda cosa, cara signora: uno scrittore che non ha paura è uno scrittore spacciato. Bisogna scrivere con una passione che sovrasti il timore.”
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Marceau Miller
è lo pseudonimo dietro cui si nasconde l’autore di questo mystery, diventato un caso editoriale. La sua identità è a oggi sconosciuta.