Un rompicapo
per
Viola Lunardi

Sinossi. Tra i vicoli di Napoli avvengono dei rapimenti inspiegabili. Le vittime, tutte donne, non sembrano avere niente in comune, fatta eccezione per l’aspetto: pelle chiarissima, labbra carnose e lunghi capelli rossi. Così belle da sembrare le protagoniste di un dipinto. Chi le ha sequestrate senza far loro neppure un graffio? E perché le ha restituite alle famiglie senza chiedere un riscatto? Il sovrintendente Viola Lunardi ha l’incarico di indagare su un caso che le appare sin da subito paradossale. Nonostante il suo brillante talento deduttivo, Lunardi è in un’impasse che non riesce a superare neppure al sacco da boxe o di fronte a un Margarita ghiacciato, sue personali forme di meditazione. L’inchiesta si rimette finalmente in moto quando sulla scena irrompe Elena Pulleri, studentessa dell’Accademia di Belle Arti dalla chioma fiammante. Il sovrintendente non ha dubbi: la ragazza sarà la prossima vittima, il suo lasciapassare per risolvere il mistero. Ma la verità questa volta è più sfumata. Il primo giallo di Giulia Guerrini segna il debutto di una poliziotta dal carisma irresistibile, una donna decisa e allo stesso tempo fragile, che da troppo tempo cerca di tappare i buchi di una vita familiare e sentimentale complicata. Viola Lunardi non teme il giudizio della gente, è disposta a sporcarsi le mani e a mettere in discussione le regole – persino il concetto stesso di giustizia – pur di raggiungere la verità.
Autore: Giulia Guerrini
Editore: Mondadori
Genere: Giallo/thriller
Pagine: 336
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Edoardo Guerrini
Quando ho visto l’uscita del primo romanzo di questa autrice, Giulia Guerrini, mi sono incuriosito per l’omonimia: sono andato a vedere i suoi dati biografici, ho cercato nei dati del mio albero genealogico, e ho tratto una conclusione: non c’è nessuna parentela fra noi!
Tuttavia, anche grazie alla lettura della sinossi che mi incuriosiva, e ringraziando per l’opportunità della mia collaborazione con la Comunità di Thriller Nord, ho potuto scegliere di leggerlo, e ne sono risultato piuttosto contento.
Prima di tutto, per le caratteristiche della protagonista, Viola Lunardi. Ovviamente non è mai possibile sapere con certezza quanto del carattere e della psicologia di un autore/ice di romanzi si possa riverberare nelle caratteristiche del suo/della sua protagonista; tuttavia, per uno che porta un cognome come il mio, dal significato etimologico facilmente intuibile, mi è risultato facile riconoscermi e specchiarmi nel carattere di Viola: la cosiddetta Viola acida, come la chiamano i suoi colleghi poliziotti; nella mia famiglia, vi informo, è diffusissima la coerenza di posizioni fra i coniugi di tutti coloro che portano il mio cognome, me incluso ovviamente: tendono tutti a formare un club, col nome: “Vittime dei Guerrini”
Un gruppo solidaristico in cui si danno notizia di quanto hanno dovuto subire dal nostro caratteraccio: ma senza nessuna conseguenza che possa essere di interesse della Procura, sia chiaro: noi Guerrini siamo persone correttissime, anche se assertive, ricche di autostima, ecc..
Sta di fatto che Viola Lunardi è un personaggio dal carattere davvero fortissimo, e anche assai problematico. Quello che mi ha suscitato qualche perplessità è il fatto che il vero motivo delle problematiche disfunzionali interne al rapporto di Viola con la sua famiglia, i suoi genitori e il fratello Giovanni con cui non si vede da moltissimi anni, risulta inspiegato al lettore per tre quarti del libro, e viene spiegato in modo completo solo arrivati a quel punto.
In quel momento, mi è sembrato finalmente di comprendere meglio il carattere di Viola, e di giustificarne la tensione emotiva, mentre prima mi veniva da chiedere all’autrice: – ma non è il caso che la fai andare da uno psicologo? ‘Sta donna ha veramente dei problemi enormi!
Invece dopo questa spiegazione l’inquadratrura complessiva di Viola risulta molto più comprensibile. L’unica altra cosa che mi ha continuato a suscitare perplessità per tutto il romanzo, è il modo di coniugare da parte dell’autrice il titolo professionale della protagonista: Sovrintendente.
Il temine Sovrintendente, come inquadramento contrattuale del mondo della Polizia, in teoria può essere utilizzato sia al maschile sia al femminile; e nel caso sia incarnato da una donna, mi sembrerebbe più opportuno declinarlo al femminile. Invece la Guerrini usa sempre chiamarla “il sovrintendente”, e tutti i personaggi fanno la stessa cosa: per esempio, a pag. 199 del capitolo 33, con l’agente Frillici (collega di genere maschile) che sta interagendo con lei, il suo punto di vista viene riportato come segue: “Acido o no, il sovrintendente era un vero professionista e tutti, in fondo, lo ammiravano e volevano essere quantomeno presi in considerazione da lui.”
Questo modo di declinare il genere della protagonista al maschile, mi pare, non è neppure casuale: è proprio una scelta autoriale, che fa anche riferimento alle problematiche del rapporto tra Viola e il genere maschile, con particolare riguardo ai suoi colleghi. Intendiamoci: Viola non è neppure una transgender; è una donna che nel corso della trama riesce anche a rifugiarsi e a consolarsi dalle proprie tensioni emotive andando a letto con un collega della Scientifica, Nicola Santopinto; tuttavia fra tutti i colleghi Viola riesce a lavorare meglio con la sua collaboratrice Nina Gioia piuttosto che con tutti gli altri agenti della sua squadra di genere maschile, riguardo ai quali è stracarica di pregiudizi e bassa opinione.
In ogni caso, comunque, Viola è un poliziotto davvero molto interessato al proprio lavoro, e alle relative finalità di produrre giustizia e limitare/bloccare le ingiustizie che si vedono in giro: nel caso che le viene attribuito dal suo odiatissimo capo, il vicequestore “stolido” Melchiorre, si tratta di trovare il motivo per cui una donna è stata rapita per pochissimo tempo, e poi ritrovata in stato di incoscienza in ospedale, in quanto le è stato somministrato un cocktail di psicofarmaci del tipo “droga dello stupro”, ma senza che le fosse stato compiuto addosso alcun atto di violenza sessuale; e ben presto ci si rende conto che questo delitto non è stato unico, ma che un caso precedente già verificatosi e di cui non si era tanto tenuta attenzione aveva le stesse caratteristiche, e man mano gli episodi si ripetono con altre vittime, tutte donne bellissime, caratterizzate da una chioma di colore rosso.
Viola conduce con estrema attenzione e cura l’indagine, che sul piano della rilevanza per l’opinione pubblica non è vista di gran livello, in quanto le vittime non hanno subito alcun danno; anche se poi man mano il reiterarsi di questi episodi accende un po’ l’attenzione anche sui giornali, incrementando l’ansia e la tensione di Viola.
Lei ce la mette tutta, correttamente l’autrice inserisce anche qualche “falsa pista” aumentando la suspence del romanzo, e infine giunge alla soluzione, anche grazie all’apporto della collega Gioia.
Per quanto riguarda l’ambientazione nella mia amata città di Napoli, occorre chiarire che l’autrice, viterbese, evidentemente la città la conosce e ne utilizza a tratti il paesaggio in modo efficace; tuttavia quello dell’ambientazione non è un elemento molto significativo: anche la lingua napoletana viene usata assai raramente, perché la protagonista non la usa quasi mai: forse perché, pur essendo di famiglia napoletana, per motivi lavorativi suo padre l’aveva condotta in altre città in cui si era formata negli anni più importanti, ad esempio a Trieste.
Alquanto efficace, a mio parere, è l’inserimento sparso per tutta la trama dell’indagine di singoli capitoli che riportano un carteggio via mail tra due sconosciuti: una destinataria delle mail, una certa Lizzie che si trova, pare, nel Regno Unito, e un mittente che invia tutti i messaggi e di cui non si conosce il nome. Un carteggio che il lettore è evidentemente spinto a considerare collegato alla trama dell’indagine, e di cui il reale significato si scoprirà solo nel finale.
Insomma, al di là delle mie limitate perplessità di cui ho dato conto, mi sembra che questo romanzo sia un esordio decisamente meritevole, che trova effettivo valore nell’esser potuto entrare nel catalogo di un gruppo editoriale pregiato come Mondadori: in pratica faccio i miei migliori complimenti all’autrice Giulia Guerrini: sei molto più brava di me come scrittrice!
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Giulia Guerrini
viterbese classe ’85, è avvocato giuslavorista, specializzata in relazioni industriali e in situazioni aziendali complesse. Ha tre figlie con nomi di dee greche e un cane con il nome di un vento. Ama tutto lo sport e in particolare il canottaggio. Curiosa, sorridente, grande lettrice, è appassionata di teatro e di stelle e tarocchi, che studia e interroga anche per gli amici.