Il segreto della montagna




Liza Marklund


Sinossi. Durante la festa del solstizio d’estate, nei dintorni di Stenträsk, estremo Nord della Svezia, un corpo riaffiora nella torbiera di Kallmyren. Subito il pensiero va a Helena, la moglie del capo della polizia Wiking Stormberg, scomparsa in quella palude tanti anni prima. Ma il corpo che emerge dalle acque stagnanti è quello di un uomo, e quell’uomo non è annegato, perché, come un vampiro, ha un palo conficcato nel cuore che lo tiene inchiodato al fondo. Per Stormberg il ritrovamento segna l’inizio di un febbrile viaggio a ritroso nella storia della sua famiglia, un percorso che lo porterà a mettere in dubbio tutto quello in cui credeva, e tutto quello che pensava di sapere sui suoi e su sé stesso.


Autore: Liza Marklund

Traduzione: Laura Cangemi

Editore: Marsilio

Genere: Giallo

Pagine: 288

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Salvatore Argiolas


Liza Marklund è una delle migliori esponenti del giallo svedese che, con Henning Mankell e Hakan Nesser, presidiava le librerie e le edicole molto prima che il ciclo “Millennium” di Stieg Larsson mettesse in primo piano il romanzo poliziesco della nazione nordica.

Ricordo le edizioni nel Giallo Mondadori di “”Delitto a Stoccolma “ e “Studio Sex” pubblicate nei primi anni del XXI secolo, libri molto convincenti che davano inizio al ciclo di Annika Bengtzon, acuta giornalista che indaga sui casi criminali in Svezia e in altre parti del mondo.

La serie, composta da undici romanzi, si segnala per l’accuratezza dei contesti e la verosimiglianza delle trame che coinvolgono Annika, giornalista come la sua creatrice.

Nel 2021 Liza Marklund comincia un nuovo ciclo, chiamato “I misteri del circolo polare” di cui “Il segreto della montagna” costituisce il terzo e ultimo atto, dove tanti fili pendenti negli altri libri trovano modo di annodarsi per formare un disegno concreto e risolutivo.

Anche se è connesso intimamente ai casi precedenti, “Il segreto della montagna” è autonomo e pienamente comprensibile se non si sono letti “Perfette sconosciute” e “La donna della palude”.

Mentre le inchieste di Annika Bengtzon hanno un respiro ampio spaziando dalla Svezia all’Africa, passando per la Spagna, la serie del circolo polare è incentrata su una piccola zona dell’estremo Nord dove, in una torbiera, viene trovato un corpo mummificato che in tanti credono sia della moglie scomparsa da tanti anni del capo della polizia di Stenträsk, Wiking Stormberg.

Le indagini mostrano subito che il cadavere è di un uomo e che la morte è forse dovuta al paletto che gli era stato conficcato nel cuore e che l’ha tenuto per tanto tempo ancorato nel fondo della palude.

L’analisi del DNA del cadavere però fa cambiare completamente scenario e fa risalire il delitto a tanti anni prima, facendo pensare al tempo in cui nella zona esisteva il villaggio di Messaure, creato per ospitare gli operai che costruivano una grande centrale idroelettrica, la terza del paese per produzione elettrica.

In quel periodo ci fu anche un clamoroso furto negli uffici della ditta costruttrice e tutto sembra coincidere nel contesto di un piano criminale ben organizzato ma Stormberg ha seri motivi per approfondire l’indagine anche per motivi familiari, in quanto il padre Gustav era il poliziotto che indagò sul colpo di Kaltis.

Tornando così indietro del tempo, oltre che far luce sugli avvenimenti di quel periodo oscuro Wiking scoprirà segreti inconfessabili che coinvolgono i genitori, intrappolati in una vicenda che ricorda quella di Giulietta e Romeo, all’ombra della Stormberget, la montagna del titolo, che custodisce i segreti di una comunità soggetta ai disagi una natura madre e matrigna.

Non era un luogo ospitale. Tra la foresta di conifere e la parte spoglia oltre la linea degli alberi, cumuli di pietre e betulle nane tormentate dal vento si inerpicavano in mezzo ai ruscelletti e dirupi sgretolati in un disordine quasi impraticabile.”

Wiking Stormberg dovrà ripensare alla sua storia personale alla luce delle nuove scoperte e, malato di cancro, sarà chiamato anche a chiarire i molti misteri legati alla scomparsa della moglie, in una cornice di tensioni geopolitiche di stretta attualità.

“Il segreto della montagna” non è solo un giallo dove l’interrogativo principale è scoprire chi ha commesso l’omicidio ma attraverso questa ricerca Liza Marklund ci offre una visione dura, ma realistica della vita oltre il circolo polare negli anni sessanta, caratterizzata da soprusi, sopraffazioni e impunità dove la struttura della società era oppressiva e riflessa di “torbida viltà”.

A Messaure c’era una rigida divisione in classi sociali, non bisogna dimenticarlo. (…) “La Vattenfall controllava tutto. C’era gente che voleva aprire altri negozi in piazza, ma l’azienda disse di no.”

Un’altra chiave di lettura che il libro ci propone è quella che riguarda la relatività del male, ponendoci l’interrogativo se un omicidio sia sempre e comunque un atto imperdonabile.

Durante la cosiddetta guerra fredda “l’equilibrio del terrore sarebbe stato raggiunto quando la Nato e il patto di Varsavia avessero avuto un numero sufficiente di armi atomiche per annientarsi a vicenda, un fatto che avrebbe reso le guerre insensate, finendo per garantire la pace. Quest’ultimo ragionamento aveva scatenato in lei una lunga concatenazione di pensieri. Davvero la violenza portata alle estreme conseguenze poteva condurre, sulla lunga distanza, a pace e libertà?”

Il segreto della montagna” racconta l’indagine su un cold case ma soprattutto mette in evidenza la storia di Karin la cui dura vita attraversa il libro dalla nascita alla morte rendendo evidente “la società classista in tutta la sua durezza, le malattie e la fame nella casetta.”

Dovevano imparare a lavorare, diventare buoni cristiani e in generale rimanere sulla retta via. Quando Karin faceva qualcosa di male, o se zia Agnes era semplicemente di cattivo umore, veniva spedita fuori a prendere delle frasche di betulla per essere punita.”

E proprio a questa donna, che prima conosciamo bambina poi giovane sposa e infine vice capoufficio dei servizi comunali, che idealmente è dedicato questo giallo che scava a fondo nella coscienza svedese mettendo in luce quanto dolore e sofferenza ci siano stati nel secondo dopoguerra oltre il circolo polare artico.

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Liza Marklund


giornalista e co-fondatrice della casa editrice Piratförlaget, è una delle scrittrici scandinave di maggior successo di tutti i tempi. I suoi libri sono tradotti in quaranta lingue e hanno venduto più di venticinque milioni di copie nel mondo.
Dopo Perla nera, seguito alla fortunata serie poliziesca di Annika Bengtzon (undici episodi, tutti pubblicati in Italia da Marsilio), Perfette sconosciute segna il suo ritorno al giallo con una nuova serie ambientata nell’estremo Nord della Svezia, dove lei stessa è cresciuta, che unisce la passione per i libri e quella per il delitto