Zineb Mekouar

Sinossi. Quando le urla di sua madre risuonano per il villaggio, Anir vorrebbe tapparsi le orecchie e fuggire, lontano da casa e dalla cattiveria dei compagni che, dopo la scuola, gli tirano i sassi chiamandolo «figlio dell’indemoniata». Da quando è nato, infatti, sua madre vive alienata dal mondo, mentre suo padre si è trasferito in città, sperando di dare un avvenire più sereno alla famiglia. Così Anir trascorre gran parte delle sue giornate da solo, a inseguire le lucertole, a imitare il volo dei falchi o a giocare con l’argilla rosso vivo di quella regione arsa dal sole, alle pendici dell’Alto Atlante. Soprattutto, però, si sofferma vicino al grande apiario sacro, dove il nonno gli insegna a scacciare il dispiacere aggrappandosi alla terra, a prendersi cura delle arnie di famiglia e gli racconta la storia leggendaria di quel luogo antico e prezioso, che da generazioni dà sussistenza al villaggio e ne scandisce i ritmi. Finché un giorno le api non cominciano a morire e la terra a creparsi, e tra la gente si fanno sempre più insistenti le accuse contro quella forestiera che ha portato la maledizione degli avi su tutti loro. Tocca ad Anir, allora, difendere la madre, una donna che ha rinunciato a tutto per amore e la cui unica colpa è quella di convivere con un dolore troppo grande. Un dolore che sembra attenuarsi solo di notte, quando lei si reca di nascosto all’apiario sacro, custode di rimpianti e di segreti. E sarà proprio là, dove tutto è iniziato, che Anir troverà le risposte per curare non solo le api, ma anche il cuore ferito della sua famiglia.
Traduttore: Giuseppe Maugeri
Editore: Nord
Genere: Narrativa
Pagine: 204
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Sabrina Russo
“Ogni famiglia d’Inzerki aveva una propria parcella, trasmessa di padre in figlio, in quell’apiario che riuniva le arnie di tutti gli apicoltori della regione”.
L’apicoltore è ciò che fa da sempre con amore e dedizione Jeddi e che cerca di trasmettere, con altrettanta passione, al nipote Anir.
Anir adora andare al grande apiario Sacro, dove impiega il suo tempo prendendosi cura delle api di famiglia, mentre chiede al nonno di raccontargli delle storie che riguardano il suo villaggio di Inzerki, nel Sud del Marocco, alle pendici dell’Alto Atlante.
Storie che trattano aneddoti di vita vissuta, tradizioni secolari, credenze popolari.
È un bambino molto solo Anir. Ha pochissimi amici, o forse addirittura nessuno.
I ragazzini della sua età lo evitano, gli fanno dei dispetti, lo prendono in giro. Non vogliono condividere il loro tempo con lui poiché è il figlio “dell’Indemoniata”.
La sua mamma, Agadir, strilla così forte che le sue urla risuonano per il villaggio, spaventando chiunque le senta. Questo è il motivo per cui tutti la evitano, per cui nessuno vuole avere a che fare con lei, quasi temessero un sortilegio, un maleficio, una sorta di maledizione.
“Ha sempre amato l’ora in cui tutto si sveglia, il vento, gli alberi, gli uccelli e lei si ritrova custode della terra”.
Arrivata anni prima da un altro villaggio, oltre l’amore di Omar, non ha mai anelato a socializzare con la gente di Inzerki, preferendo fare lunghe passeggiate da sola o occupandosi, per ore e ore, delle api nere abbandonate nell’ arnia nel grande apiario Sacro che per lei rappresentavano la gioia di vivere, il fulcro della vita stessa.
Lei non crede alla maledizione di cui parla Jeddi, poiché niente di male può succedere quando ci si prende cura o si amano le api quanto le ama lei.
“All’improvviso lei non ha più fiato, non è che un corpo proteso verso il bambino, un corpo impotente di fronte al dolore che sembra distillarsi dall’uno all’altra”.
Poi la fatidica notte che ha cambiato tutto e il destino crudele, come un manto nero, si è abbattuto su una giovane coppia distruggendo ogni brandello di speranza, illusione, desiderio di guarigione.
Da allora il dolore si placa solo nel momento in cui Agadir si reca, di nascosto, all’apiario Sacro, custode di un segreto atroce, e una dolce melodia, una sorta di ninna nanna “do, do, da, basso, basso, acuto” è l’unico suono che si alterna alle grida di disperazione.
È l’unico suono che sente Anir, che ama così tanto la madre da escludere tutto ciò che può danneggiare i loro momenti insieme.
L’autrice, con un registro narrativo delicato, romantico, quasi poetico, ci porta fin dentro al cuore pulsante di una donna che non riesce a smettere di soffrire, né mitigare il suo dolore, atroce, che la lascia inerme di fronte all’incedere della vita, ad un marito speranzoso, ad un figlio amorevole, sempre pronti ad accogliere un suo gesto di rinascita.
Ci rammenta il peso dei segreti e l’importanza delle credenze popolari, spesso al primo posto a discapito dell’amore per la famiglia stessa.
Ci racconta di una terra arsa dal sole che ad un certo punto si spacca, trascinando al suo interno la vita, la speranza, il futuro.
Ma ci ricorda anche come l’amore, al pari del miele delle api, sia come un balsamo, capace di far germogliare linfa vitale da uno squarcio profondo, ridare luce ad uno sguardo ormai vuoto, perso nel nulla, e voce a parole incapaci di essere pronunciate.
Zineb Mekouar ci regala un racconto breve ma intenso, capace di emozionare.
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Zineb Mekouar
è nata a Casablanca nel 1991 e abita a Parigi dal 2009, dove ha studiato Scienze politiche ed Economia. Ha vissuto a Firenze per un anno e da allora torna regolarmente in Italia. Dopo Il passaporto verde, finalista del Premio Goncourt per l’opera prima, Il segreto delle api è il suo secondo romanzo (2025 Casa Editrice Nord).
A cura di Sabrina Russo
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