Salvo Barone
Sinossi. Nella Milano degli aperitivi, dei rooftop e dei cuori solitari, il commissario Biondo e l’agente Giusy Garofalo indagano su tre improbabili suicidi. Le vittime appartengono ad ambienti diversi e nulla fa pensare all’esistenza di un collegamento, se non la presenza di una sottile corda sulle scene dei ritrovamenti. Un tango figurato dove vittime e carnefice intrecciano passi disperati. Biondo, risucchiato nel buco nero di un triste déjà-vu, per garantire la sicurezza della sua preziosa collaboratrice sarà pronto a violare le regole. Ma questo sarà solo uno dei dilemmi che dovrà affrontare, e neanche il più doloroso.
Autore: Salvo Barone
Editore: Todaro
Genere: Giallo
Pagine: 256
Anno di pubblicazione: 2026
Recensione
di
Sabrina Russo
Ritorna il commissario Enzo Biondo con una nuova indagine che lo porterà ad occuparsi del ritrovamento di ben tre cadaveri, all’apparenza senza nessun collegamento tra loro, se non fosse per la presenza di una sottile corda sulle scene dei presunti suicidi.
Palermitano trapiantato a Milano, è noto per le sue abilità investigative e le tanto sussurrate vicissitudini lavorative degli anni a Palermo, dalle cui scelte ne è conseguito il trasferimento presso la sezione omicidi della Questura meneghina, e che ora sembrano riaffiorare a causa di quest’indagine, causando nel commissario un profondo dilemma interiore.
Sempre presente al suo fianco l’integerrima agente Giusy Garofalo, attenta ai dettagli, pronta a scandagliare ogni indizio per venire a capo di un’indagine in realtà più complessa di quanto risultasse all’apparenza, rimanendo sempre in prima linea, incurante di mettere a repentaglio la propria incolumità.
L’ispettore Gigio Martinoia ormai in pensione, invece, rimane un punto fermo per entrambi, nonostante la solitudine in seguito alla morte della moglie non lo sproni a cercare vecchie amicizie con cui passare il tempo.
“Durante la sua vita da poliziotto gli era capitato di vedere la giustizia calpestata, mandata al bar senza troppe remore. Gli era dispiaciuto, questo sì, ma aveva tirato avanti. Casi indagati e poi confluiti nel caveat accogliente della mancanza di prove, del non luogo a procedere o della prescrizione”.
Biondo e l’agente Garofalo sono personaggi complementari, il cui approccio differente all’indagine non ne preclude impegno, dedizione e, come fine ultimo, la risoluzione del caso, senza scorciatoie o vie preferenziali.
Due protagonisti ben caratterizzati da tratti umani ed emotivi tali da renderli veri, quasi tangibili agli occhi del lettore, che non faticherà ad empatizzare con alcune peculiarità personali (ad esempio la sensibilità e la propensione del commissario a difendere le persone a lui care, di pari passo con il suo “ego smisurato”).
È un uomo combattuto il commissario Biondo: il passato fa capolino come un ospite indesiderato e, nonostante sia intenzionato ad ignorarlo, la situazione che si creerà lo metterà di fronte ad una scelta difficile, poiché emotivamente coinvolto.
In ambito personale, invece, sono molte le novità all’orizzonte e Beba, compagna di vita intraprendente e risoluta sembra, come un capitano con la propria nave, essere in grado di indicare al suo devoto marinaio la giusta rotta da seguire, senza contemplare la presenza di dubbi all’orizzonte.
“Nessun gioco. Il tempo non aspetta nessuno. Io non avevo tempo e volevo lasciare un segno. Mettere qualcosa a posto. I veri terroristi li abbiamo in casa, gente che mina le fondamenta delle nostre vite senza dare nell’occhio”.
Salvo Barone fa sì che ogni vittima sia lo strumento per affrontare temi importanti, attuali, ai quali dà un certo spessore pur scegliendo di non finire nel didascalico, ma facendo riflettere sul prezzo delle scelte etiche e morali, sull’imperfezione della giustizia e di un ordine ingiusto che spesso ne è l’amara conseguenza.
Maschere che cadranno. Vittime e carnefici il cui ruolo sembra confondersi, alternarsi nel tentativo di ottenere giustizia, in un disperato esercizio arbitrario delle proprie ragioni nel momento in cui si ritiene che le autorità competenti non siano in grado di compiere il proprio dovere.
L’autore ha sapientemente alternato indagini approfondite e vita privata dei protagonisti, dando particolare rilevanza a sentimenti e dubbi del commissario, in una storia coinvolgente, il cui ritmo costante, ben definito e curato nella forma, subirà un accelerazione col proseguo della narrazione, intensificando azione e suspense, fino al finale, spiazzante e toccante al tempo stesso.
Una prosa diretta, incisiva, scorrevole e dialoghi animosi, fanno da cornice a un intreccio ben orchestrato che vedrà ogni pezzo del puzzle incastrarsi alla perfezione, per poi stupire il lettore con un plot twist capace di dare una svolta totalmente inaspettata alla trama.
“Nessun gioco. Il tempo non aspetta nessuno. Io non avevo tempo e volevo lasciare un segno. Mettere qualcosa a posto. I veri terroristi li abbiamo in casa, gente che mina le fondamenta delle nostre vite senza dare nell’occhio”.
Salvo Barone firma un romanzo intenso,introspettivo, che induce a riflettere su quanto il tempo non aspetti niente e nessuno, e di come la possibilità di fare la differenza, di compiere un’azione che riteniamo giusta, ad un certo punto della vita non sia più un’opzione.
Non senza conseguenze, ovviamente…
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Salvo Barone
nato a Palermo nel 1956, vive a Como dal 1999. Per uscire dal cliché della vita a una dimensione, quella del lavoro, si è concesso un cambiamento piacevole dedicandosi alla scrittura di gialli. Con Todaro Editore ha pubblicato due romanzi che hanno come protagonista il commissario Efisio Sorigu: Le regole del formicaio (2010) e Una giustizia più sopportabile (2012). Nel 2020 ha inaugurato la serie del commissario Enzo Biondo con il romanzo Cani da Riporto (da poco ripubblicato in ebook da Todaro), L’uomo senza una scarpa, secondo romanzo della serie (2024) e terzo romanzo della serie Il tempo non aspetta nessuno (2026).