Intervista a Andrea Santucci




A tu per tu con l’autore


Ciao Andrea, ti ringrazio anche a nome di ThrillerNord per aver accettato di rispondere a qualche domanda in merito al tuo bel noir “Cadere è un attimo”.

Come mai hai deciso di ambientare il libro in un periodo molto particolare della storia italiana, quando il regime fascista era al potere da qualche anno ma non aveva completamente raggiunto il totale controllo della società italiana?

Volevo portare il lettore in una Milano molto diversa da quella con cui abbiamo tutti familiarità. Oggi il centro di Milano è pieno di uffici, negozi prezzolati e trappole per turisti, ma un tempo non era così. Era una città molto più vissuta, dove estrema ricchezza e abietta povertà vivevano gomito a gomito, il tutto a due passi dal Duomo o dal palazzo reale. La città ha cominciato a cambiare volto negli anni Trenta, proprio su spinta del governo, che desiderava bonificare i grandi centri urbani per migliorare l’immagine dell’Italia all’estero. Lo sventramento del quartiere del Bottonuto, che nel romanzo è il luogo in cui prende il via l’indagine dell’ispettore Argento, è avvenuto proprio in quel periodo.

Qual è stata la scintilla che ha dato il via al processo creativo del libro?

Tutto è cominciato su un treno regionale veloce Torino-Milano. Di ritorno dal Salone del Libro, io e una mia amica stavamo parlando di come scrivere un romanzo il più opportunisticamente congegnato possibile per attirare l’attenzione di un editore. Alla fine la scelta è caduta su una storia non meglio identificata, ma ambientata durante gli anni del fascismo e con un protagonista omosessuale. Il tutto sembrava destinato a finire in un nulla di fatto con il nostro arrivo a Milano, se non fosse che, nei giorni seguenti, ho continuato a ripensare a quell’idea, e in particolare al fatto che dell’argomento “omosessualità durante il fascismo” non sapevo assolutamente niente, a parte un vago ricordo della pratica del confino. Così ho iniziato a documentarmi al riguardo e, più leggevo, più mi convincevo che c’era il potenziale per una bella storia.

“Cadere è un attimo” è un omaggio anche ad un maestro del giallo italiano come Augusto De Angelis, creatore del commissario De Vincenzi. Ci sono somiglianze tra De Vincenzi e il tuo ispettore Ercole Argento?

Sono due personaggi molto diversi, De Vincenzi è quasi un filosofo, mentre ho sempre immaginato l’ispettore Argento come una persona più terra terra. Ma Augusto De Angelis è stato una grande ispirazione per il romanzo. È un autore che mi ha sempre affascinato e che, purtroppo, ha sempre dovuto muoversi entro i confini della censura fascista. Basti pensare che, ai tempi, non si poteva avere un giallo in cui l’assassino fosse italiano, e l’intero genere era mal tollerato dal regime. Nello scrivere “Cadere è un attimo” ho pensato a come sarebbe stato un romanzo di De Angelis senza i vincoli della censura.

L’inchiesta di Argento si sviluppa quando lui è travolto da due dinamiche psicologiche che si intrecciano e si scontrano continuamente. Quella con il suo compagno Paolo, sospettato di essere l’assassino del giovane trovato morto nel quartiere malfamato del Bottonuto, e quella che lo contrappone al collega Zamberletti, che vorrebbe soffiargli il posto di vice commissario.

Questa contrapposizione, che mi è sembrata molto pertinente e interessante, è nata subito con la prima idea del libro oppure si è sviluppata nel corso della gestazione della trama?

Mentre Argento è nato quasi subito, quando l’idea del romanzo si è concretizzata, il suo mondo personale è stato frutto di una costruzione progressiva basata sulle esigenze narrative del personaggio e della storia. Paolo, nel suo essere benestante e smaliziato, fa da contrappunto ad Argento, che è costretto a vivere un’esistenza estremamente compartimentalizzata. Allo stesso modo Zamberletti rappresenta tutto quello che Argento dovrebbe essere per diventare il perfetto poliziotto fascista, ma anche tutto quello che Argento detesta, senza poterlo dichiarare apertamente, della polizia di cui lui stesso fa parte. Un altro personaggio che a me piace molto, e che spero sia apprezzato anche dai lettori, è Ruggero: anche lui è nato per contrapposizione con Argento, e credo che nel suo caso questo emerga con evidenza nelle scene che condivide con l’ispettore.

Una cosa devo dirla, però, senza fare spoiler: il finale del romanzo mi è “apparso” quasi subito nel processo di progettazione della storia. Sapevo che volevo andare a parare in quella direzione e quindi, per un certo personaggio, ho anche dovuto fare un lavoro “a ritroso”.

Apprezzo molto i gialli e i noi ambientati durante le dittature perché costringono l’investigatore a lavorare sottotraccia, con un difficoltà ulteriori dovute al fatto che devono fare giustizia e non validare la verità ufficiali dei vari regimi, come succede per esempio in “Bambino 44” di Tom Rob Smith e in “Fatherland” di Robert Harris. Quali sono i libri di questo particolare sottogenere che preferisci e che vorresti suggerire?

Oltre al già citato Augusto De Angelis, mi piacciono molto i romanzi di Carlo Lucarelli ambientati durante il fascismo, a partire da “Indagine non autorizzata”, fino alla serie del commissario De Luca, senza scordare quelli della Colonia Eritrea con il capitano Colaprico.

“Argento era il primo ad ammettere di non avere le idee chiare del nuovo governo, soprattutto per via del modo in cui era arrivato al governo tre anni prima” scrivi in un passaggio e credo che siano stati in tanti ad avere lo stesso atteggiamento dell’ispettore Argento. Su quali fonti storiche hai lavorato per creare lo sfondo in cui si snoda l’indagine?

Per capire la mentalità del tempo ho letto “Mille lire al mese – Vita quotidiana della famiglia nell’Italia fascista” di Gian Franco Venè. Mi è stato estremamente utile per far comprendere come l’italiano medio, piccolo borghese, razionalizzasse dentro di sé il fatto di vivere sotto una dittatura di picchiatori e assassini golpisti.

Ho recuperato anche una fonte contemporanea, la “Milano sconosciuta” di Paolo Valera, nell’edizione del 1923. Nel libro si parla anche di omosessualità, che Valera chiama “oscarwildismo”. L’argomento è anche affrontato in “I gentiluomini invertiti” del 1909.

Un libro che è stato importantissimo per creare un ritratto umano dell’omosessualità ai tempi del fascismo è “Adelmo e gli altri – Confinati omosessuali in Lucania” di Cristoforo Magistro, che contiene una serie di biografie di confinati per omosessualità.

Ci sarà un secondo libro con protagonista Ercole Argento?

Io l’idea ce l’avrei anche, dipende tutto da come va il primo.

Ti ringrazio per l’intervista facendoti i complimenti il noir veramente molto intrigante.

Grazie a voi, anche per aver aiutato “Cadere è un attimo” a emergere assegnandogli la menzione speciale al Premio Thrillernord.

Mi permetto di cogliere l’occasione per annunciare, nel caso qualcuno dei vostri lettori voglia sentirmi parlare e straparlare del mio romanzo di persona, che sarò al Salone del Libro di Torino dal 14 al 18 maggio, allo stand di Ianieri Edizioni.

A cura di

Salvatore Argiolas

Acquista su Amazon.it: 

https://www.amazon.it/Cadere-attimo-Andrea-Santucci/dp/B0G4BDRPTZ?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=L92UXW35604I&dib=eyJ2IjoiMSJ9.c7krgWIi-ljXfxz9-o55rfgSxBMqXPTmuu5X93dhnnFjRRuG4QYY_Pad5sUq2_VIORYkbFsXVTjwdWUhsO4cY2rydTJxpx4n4o1jFAefo7CssE5bSFfd-QaLDZ3zFeVa9hzP_Masj7gcvn98IbBaYz_cW630gv7uhjldbJ0J8uMyr8STPDfYK86gPqYJL14FQAdhD0hTdnG-GZo_Qj7X6dHSzePa-NWuNMlVqlymVwJaOnWT1zuY0mniquBhgu3ksjJvSyZ9ZBtE_WR4vPBdSz9A3n5SY8H92Eq3Lf3O6FI.Nx8nvmIhhrZDJIKQQnDmPXwpoy8aEdsth-2Crn4d_10&dib_tag=se&keywords=Andrea+Santucci&qid=1776448916&sprefix=andrea+santucci%2Caps%2C328&sr=8-1&linkCode=ll2&tag=thrill00-21&linkId=e2a3a46ba503009496b6e1d9c0b36336&ref_=as_li_ss_tl