Intervista a Cinzia Tani




A tu per tu con l’autore

 

 

 

Con Amanti e rivali si conclude un ciclo con la monarchia spagnola iniziato con Figli del segreto che partiva dalla fine del 1400 per arrivare, dopo Donne di spade, alla fine del 1500. Abbiamo rispolverato i reali spagnoli e gli Asburgo che raramente vengono presi come protagonisti nei romanzi storici e con l’ultimo libro il lettore si è soffermato sulla figura di Filippo II. Qual è il suo pensiero nei confronti di questo re fortemente discusso e sgradevole ai più soprattutto in ambito di guerre di religione?

Rispetto al padre Carlo V che è stato un grandissimo imperatore, capace di delegare alle persone giuste, di abdicare quando era giunto il momento, di partecipare alle battaglie perfino in barella a causa della gotta, Filippo II è stato un sovrano mediocre.  Non amava viaggiare mentre il padre andava ovunque servisse la sua presenza. Non si faceva vedere durante le battaglie. Non conosceva la cultura tedesca, così importante per l’impero. Non seppe delegare, tanto che il suo segretario Antonio Pérez lo tradì e lui lo fece arrestare. Fece disperdere i moriscos, discendenti della popolazione araba, temendo un attacco. Ma soprattutto portò le guerre di religione a un livello di crudeltà e violenza che non si era mai visto. A questo riguardo era invasato. Arrivò al punto di congratularsi con Caterina de Medici per l’eccidio degli Ugonotti (protestanti) avvenuti a Parigi nella notte di San Bartolomeo, il 23 agosto 1572, in cui vennero trucidati anche donne e bambini.

 

 

 

Il suo studio circa la ricostruzione storica degli eventi si basa solo su libri o ha usato altri mezzi, magari dei viaggi, per effettuare le sue ricerche? E che atmosfere ha percepito ripercorrendo quei periodi storici?

Quando scrivo un romanzo vado sempre a fare i sopralluoghi. L’ho fatto per la guerra civile spagnola, per la rivoluzione messicana, per l’immigrazione italiana in Australia, per la caduta di Berlino,  per la dittatura argentina e così via. Per questa trilogia, ambientata nel cinquecento, era più difficile trovare case, palazzi, strade che poi avrei messo nella narrazione ma sono partita ugualmente alla ricerca delle atmosfere. In  Amanti e Rivali accade qualcosa di terribile a Toledo, sul fiume Tago. Bene, il fiume non è cambiato nei secoli. Andando lì ho potuto osservare il corso d’acqua e scegliere il luogo in cui tutto avviene. Questo vale per il palazzo degli Acevedo a Toledo, un palazzo che ho realmente visto anche se non si chiama così. Lo stesso vale per la corte francese che si trovava al Louvre o di quella spagnola a Madrid.  Certi vicoli delle città spagnole che descrivo, le montagne, i porti e i mari in cui si svolgono alcune battaglie (quella di Lepanto o la sconfitta dell’Invincibile Armata) sono gli stessi del cinquecento (Venezia, la Sicilia, Barcellona, Calais etc.) Viaggiare nei luoghi dei romanzi per me è un aspetto fondamentale della ricerca insieme alle centinaia di libri che leggo.

 

 

 

 

 

La storia della famiglia Avecedo, tra figli e figliastri, è descritta talmente bene che sembra una famiglia vera. Ha tratto suggerimenti da storie, leggende o famiglie realmente esistite per comporre la famiglia dei marchesi? Inoltre visto che una maledizione pende sulle loro spalle, che porta loro tristezza, agonia e morte il lettore si chiede: è tutto inventato oppure c’è qualche riferimento reale?

Proprio così. Poiché la famiglia Acevedo è di Toledo ho trovato moltissime storie di famiglie toledane, di leggende, di tradizioni che mi hanno aiutata. Per quanto riguarda la maledizione stiamo parlando del cinquecento in cui molta gente seguiva le indicazioni di  maghi e veggenti per la propria vita. Era normale rivolgersi alle scienze occulte per avere dei consigli. Basta pensare al fascino subìto da Caterina de Medici per astrologi e indovini. Aveva sempre accanto il suo astrologo preferito Cosimo Ruggeri e anche a Nostradamus per conoscere il futuro. Le dissero che i suoi figli sarebbero diventati re e poi morti e la dinastia dei Valois si sarebbe estinta. Così è stato.

 

 

 

Dopo Donne di spade dove spiccavano le figure femminili, in quest’ultimo romanzo si distinguono gli uomini. Federico, Alejandro, Giovanni d’Austria, Alessandro Farnese…ha un suo preferito tra questi e perché?

Ho amato moltissimo Giovanni d’Austria  come personaggio storico. Giovanni era il figlio bastardo di Carlo V che lo fece crescere da alcuni contadini (non abbandonò mai i figli bastardi) e poi gli fece rivelare dal figlio Filippo II che era figlio dell’imperatore. Da allora fu accolto a corte con il nome di Giovanni d’Austria. Mi piace perché era un giovane bellissimo, audace, intraprendente, il grande vincitore della Battaglia di Lepanto. Alessandro Farnese era il suo migliore amico e mi è piaciuto raccontare la storia di questa grande amicizia che dura da quando i due sono adolescenti fino alla morte di Giovanni. Quelle amicizie epiche, alla Eurialo e Niso. Federico e Alejandro sono personaggi miei. Il primo è il fratellastro degli orfani  Acevedo ed è presente in tutti i libri. Un uomo sensibile, che riesce a diventare un grande cavaliere alla corte spagnola nonostante la sua triste infanzia (la madre Raimunda l’ha concepito con il  marchese Acevedo e per questo il patrigno lo maltratta e poi lo abbandona), equilibrato, coraggioso. Sarà lui a ricevere la maledizione della mendicante sulle nipoti gemelle: “La più bella morirà!” Alejandro è il mio preferito fra i personaggi di fantasia, soprattutto a causa del suo lungo amore infelice per Agnes.

 

 

 

Ha altri progetti che seguiranno ancora la dinastia spagnola dopo Filippo II o si dedicherà ad altre monarchie ?

No. Ho dedicato alla Spagna della guerra civile Sole e Ombra e poi c’è questa trilogia. Il prossimo romanzo è ambientato in Alaska, dove ho già fatto i sopralluoghi. Voglio raccontare, mantenendo nel libro il mio solito filo noir,  la tragedia della Exxon Valdez. La superpetroliera che si schiantò nel 1889 su una scogliera causando lo sversamento di cinquanta milioni di barili di petrolio, distruggendo flora e fauna delle coste dell’Alaska con conseguenze visibili tutt’ora. Una curiosità che ci porta a un evento accaduto in Italia: il capitano ubriaco aveva lasciato il comando al suo secondo. Racconterò l’Alaska, la scoperta degli immensi giacimenti di petrolio, il lunghissimo oleodotto costruito negli anni settanta, molto contestato dai nativi e la suggestiva vita degli Inuit.

Cinzia Tani

 

A cura di Marianna Di Felice


 

 

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