Intervista a Gianluca Rampini




A tu per tu con l’autore

 

 

 

La natura dello scorpione è il tuo primo libro che leggo e devo farti i miei complimenti perché è un thriller davvero apprezzabile, mi ha tenuta incollata alle pagine. Ho trovato particolare ed originale il collegamento tra i crimini compiuti in Comelico e le migliaia di morti in Africa centrale. Come è nata questa tua idea?

Il massacro in Africa riprende quello accaduto in Rwanda. Mi sono sempre chiesto cosa potesse aver spinto un popolo a un’aberrazione di violenza così disumana. Le spiegazioni ufficiali non sono mai state soddisfacenti e allora ho immaginato una causa alternativa, non troppo fantasiosa per altro. Che i problemi dell’Africa dipendano, in buona parte, dall’occidente è un dato di fatto. Io l’ho romanzato. L’ambientazione in Comelico è nata come contrapposizione, ho scelto le montagne che conosco bene e che sono, secondo me, uno sfondo perfetto per una storia di sangue per il contrasto tra quei luoghi idilliaci e la violenza degli eventi narrati. L’idea era la macchia di sangue rosso vivo sulla neve bianca.

 

 

 

Ho notato che nei tuoi libri ricorre più volte l’Africa, come mai? Sei appassionato di questo continente meraviglioso?

E’ vero. L’Africa mi affascina, ovviamente per la sua struggente bellezza, ma anche perché ne sappiamo ancora relativamente poco. Nelle zone più remote ci sono ancora consuetudini e rituali che ai nostri occhi sembrano aberranti. E io sono istintivamente attratto da tutto quello che non conosco e da ciò che nasconde un po’ di mistero. Un’altra parte di responsabilità va attribuita a Jean Cristophe Grangè, che ammiro e considero il mio maestro, in tema di thriller. Anche lui è affascinato dall’Africa e, per transfert, questa fascinazione è proseguita anche nei miei romanzi.

 

 

Il protagonista di La natura dello scorpione, l’ispettore Gava, è un uomo tormentato dai fantasmi del passato, che non ama coinvolgersi sentimentalmente, ha difficoltà ad empatizzare ma nel suo lavoro dà tutto se stesso rischiando anche di rimetterci la pelle. Come è nato questo personaggio? Ti sei ispirato a qualcuno in particolare?

In Gava c’è la dedizione al proprio mestiere di Sherlock Holmes, anche se non di certo le straordinarie capacità deduttive. Gava, per come l’ho immaginato, è una persona relativamente normale, se pur con spiccate capacità, che deve confrontarsi con eventi eccezionali, che non è detto sia in grado di governare. Non mi piace ideare personaggi troppo capaci, troppo intelligenti. Non credo ci si possa identificare fino in fondo. Ci sono poi piccoli frammenti dei mio carattere, quelle parti che magari nella quotidianità e nel convivere civile devo tenere a bada. A lui concedo più libertà.

 

 

 

Oltre a libri thriller hai scritto anche Testimoni del mistero. Ufologia, misteri dell’archeologia, scienze di frontiera. Mi parli di questo tuo interesse e di come è nato il libro?

L’interesse per gli argomenti di “frontiera” nasce da ragazzo. Per molti anni ho collaborato ( e collaboro a dire il vero ) con riviste e blog scrivendo di questi argomenti. In tutti questi anni ho intervisto vari ricercatori, persone che hanno avuto esperienza particolari e così via. L’editore di quel libro mi chiese di raccoglierle per farne una monografia e così è nato Testimoni del Mistero. Per altro, dodici anni fa circa, la curiosità di provare a mettere i romanzo questi stessi argomenti mi ha portato a scrivere il mio primo romanzo Le colpe del padre. Li mi son reso conto che scrivere romanzi era quello che volevo fare.

 

 

 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Hai già in mente una nuova storia? Magari come protagonista l’ispettore Gava?

Ho quasi terminato un altro romanzo, sempre un thriller, ambientato a Trieste. Il tema che affronto cerca di esplorare cosa spinga certe persone verso un percorso di violenza e altre verso la giustizia. Il protagonista sarà l’Ispettore Timoteo Pentecoste. Per Gava, e non solo per lui, altri personaggi de La natura dello scorpione torneranno, ho in mente almeno altri due episodi. Una trilogia, al momento, dovrebbe risolvere tutte le tracce narrative aperte. Poi non si può mai dire.

 

 

 

Conosci il genere thriller nordico? Apprezzi qualche autore in particolare?

Li conosco, non tutti perché sono davvero tanti. Ho letto Stefan Ahnhem, Peter Hoeg, Ian Rankin ma sopratutto Jo Nesbø. Nel suo “L’uomo di neve” ho apprezzato molto come sia riuscito a costruire una trama in cui niente succede per caso, tutto è collegato, persino i pupazzi di neve. Nel romanzo che sto completando c’è un po’ di Nesbø. Devo dire che negli ultimi anni mi sono molto dedicato anche ai thriller italiani. Carrisi, Veronesi ( citato nel romanzo ) Ilaria Tuti, Mariano Sabatini e altri, che apprezzo molto e che mi aiutano a crescere, con cui, nel mio piccolo provo, a confrontarmi.

Gianluca Rampini

A cura di Ilaria Bagnati


 

 

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