A tu per tu con l’autore
Caro Michele, mi scuso se formulo delle domande su aspetti un po’ personali, ma in fondo i lettori vogliono sempre sapere quanto della vita di un autore è transitato in quella dei suoi personaggi; per esempio: per la prima volta in tutta la serie dei romanzi del Commissario Aldani, egli si trova a operare non solo nella tua città natale, Venezia, dove peraltro anche lui vive a Mestre dove stavi tu; ma una parte fondamentale dell’indagine si sposta a Pesaro, tua nuova città, e Aldani resta colpito dal mare decidendo di portarvi la famiglia in una futura vacanza: e allora mi viene da chiederti: anche tu trovi preferibile il mare di Pesaro a quello del Lido di Venezia? E preferisci stare a Pesaro o vorresti rientrare a Venezia?
Caro Edoardo, devo innanzitutto precisare che io sono nato a Mestre, città che pur facendo parte amministrativamente del Comune di Venezia, non è la città “lagunare” (o “centro storico”, come molti erroneamente dicono). D’altra parte anche Aldani non è di Venezia Venezia, ma è nato a Mestre, per l’appunto… Ehm, mi spiego meglio. Anzi, lo faccio spiegare al commissario Aldani, con una breve citazione tratta da “Marea tossica”:
Aldani seguì l’uomo che mostrava un inconfondibile passo da autoctono. «Lei per caso è di Venezia Venezia?» chiese incuriosito, usando la tipica espressione dei foresti quando inquisivano l’interlocutore di turno che millantava natali o residenza veneziani. Di solito la risposta era Mestre o Marghera o Chirignago o Zelarino, via via giungendo fino a San Donà e anche oltre, per i più temerari. Più o meno l’area dell’intera provincia. Trovare in città qualcuno che fosse davvero di Venezia Venezia, era sempre più raro.
Venendo alle tue domande, in cui emerge una potenziale contrapposizione tra Venezia (ma pure Mestre) e Pesaro, sarò volutamente evasivo… Anche perché queste due (o tre) città sono in generale difficilmente paragonabili, e nel particolare trattasi di “mari” e di “spiagge” completamente diversi.
Considero Pesaro, in cui vivo ormai da molti anni, la mia patria adottiva (anche se ogni tanto scherzo dicendo che sono un veneziano in esilio…). Non è infatti un caso che Pesaro abbia un forte legame con l’indagine che si sviluppa nel mio ultimo romanzo, “Il fondaco dei libri”, e di cui do’ conto in dettaglio nella nota dell’autore finale.
Quanto a tornare a Mestre (o a Venezia, se preferisci), non lo escludo a priori, anche se entrambe le città sono ormai irriconoscibili dai tempi (invero antichi) in cui vi abitavo o in cui le frequentavo abitualmente: Mestre, alla perenne ricerca di un’identità, sospesa tra grande città incompiuta e metropoli multietnica, con i mestrini che si sono ormai spostati quasi tutti nelle periferie più tranquille; Venezia, assediata dall’overtourism sfrenato con il conseguente fenomeno della “gentrification” che sta espellendo i residenti veneziani. In fondo, Mestre e Venezia sono così simili in questo aspetto.
In conclusione, a Pesaro mi trovo benissimo e ci sono nati i miei figli, però… mai dire mai.
Altro aspetto che mi colpisce sempre leggendo i tuoi romanzi, è il grado di riconoscimento che provo nell’osservare i comportamenti e il carattere di Nicola Aldani: uno che fa spesso il burbero anche nei confronti dei suoi superiori, e si trattiene a fatica dal mandare “a stendere” il suo capo o la sua Piemme, in ogni caso operando sempre di testa sua senza rispettare necessariamente le regole; e allora chiedo: quanto ti riconosci in questo “caratteraccio” deciso e centrato sul risultato? E, se Aldani dovesse arrivare a beccarsi una sanzione disciplinare, non sarebbe ugualmente orgoglioso di sé stesso?
Mi rendo conto che la “vexata quaestio” su quanto ci sia del personaggio nell’autore (quando ovviamente ve ne siano le condizioni, e nel caso di Aldani ci sono eccome…) sia sempre la più gettonata tra i lettori. Credo sia difficile per un autore non “addossare” al protagonista una parte del proprio carattere, inclusi ovviamente, anzi, soprattutto, i propri difetti. Può risultare catartico.
Se io abbia o meno un caratteraccio come Aldani, forse non dovresti chiederlo a me, quel che posso dire è che, come lui, sono a volte brusco e diretto (diplomazia, questa sconosciuta). Che il mio commissario possa essere orgoglioso di venire ripreso, invece, direi di no, sarebbe piuttosto sicuramente fiero di aver mantenuto la propria integrità.
Altro tema interessante che emerge da questo romanzo: ci sono, in giro in tutto il mondo, un bel po’ di soggetti detentori di immense fortune, il più delle volte americani, che vanno in giro a fare affari in modo alquanto spregiudicato, magari coltivando faccende totalmente fuori norma pur di continuare a far soldi: non è che ti sei sentito una Cassandra moderna ad avere premonizioni simili in un’epoca come quella in cui poi è uscito il romanzo, in cui si osservano le mosse dell’attuale Presidente e del suo “team” di miliardari tra cui il fondatore di “X”?
Quando scrivo, lo faccio senza pormi troppe domande, facendomi guidare dal cuore. Anche se però è vero che ogni tanto “ci prendo”, ad esempio in “Acqua morta”, la prima indagine di Aldani, ho avuto una sorta di premonizione, “prevedendo” lo scandalo MOSE che sarebbe scoppiato solo nel giugno del 2014. Certo, il romanzo è uscito a ottobre 2015, ma io l’ho scritto nel 2012…
E comunque a me è sempre piaciuto il personaggio di Cassandra.
E infine: quando torni a Venezia a presentare i tuoi libri, non è che ti reimmergi nei locali da cui derivano i vari maestri della gastronomia veneziana che Aldani incontra ogni volta, Nane, Bepi eccetera, in modo che così ritrovi tutti i gustosissimi piatti che poi fai gustare ai personaggi? E che aumento di peso ti causano queste gite?
Premetto che, purtroppo, molti dei locali frequentati da Aldani (in particolare quelli del quadrilatero magico, vale a dire Bepi, Nane, Dino, Mion – mi accorgo ora che sono tutti nomi di quattro lettere…) sono inventati, anche se ispirati a situazioni reali.
Poi devo confessare che durante le incursioni veneziane il mio tempo è sempre contingentato, devo fare una marea di cose e incontrare tante persone, per cui cammino sempre e mi rimane soltanto il tempo per una mozzarella in carrozza o per un tramezzino. Questi sono irrinunciabili. D’altra parte a Pesaro non esistono proprio, per cui quando sono a Venezia o a Mestre ne approfitto alla grande.
Un discorso a parte andrebbe fatto sui “cicheti”, che a Venezia è diventato ormai un termine ombrello sotto il quale rientra di tutto e di più. I “bacari” (i locali dove si beve e si mangia, una volta li avremmo definiti osterie) ormai si sbizzarriscono con ingredienti esotici e impiattamenti gourmet, per cui trovare il classico “mezo vovo duro co l’aciuga” (si capisce, no?) è impresa assai ardua. Pertanto preferisco rinunciare.
Si dovrebbe anche fare un bel discorso sullo spritz, ma, se mi consenti, è meglio che sia lo stesso Aldani a farlo, stavolta con un brano tratto proprio da “Il fondaco dei libri”:
«Due spritz col Select, senza cannuccia e con poco ghiaccio, per favore», ordinò Aldani a una delle banconiere. Il commissario nutriva una discreta predilezione per il Select che preferiva ad altri bitter secondo lui troppo dolci o troppo amari, o finanche troppo modaioli. Danieli lo sapeva e lo assecondava.
Sì, in effetti il commissario Aldani ha proprio un bel caratteraccio…
A cura di
Edoardo Guerrini
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