Intervista a Sabrina Caregnato




A tu per tu con l’autore

A cura di

Marianna Di Felice


 

 


Essendo abruzzese, vedere la propria terra descritta su un romanzo storico produce una sorta di sano orgoglio. Come mai ha unito due territori così diversi e così lontani, sia geograficamente, sia socialmente e storicamente? E quanto si è documentata per far avere al lettore una visione decisamente nitida dei posti? 

Ho deciso di ambientare il romanzo fra l’Abruzzo e Venezia perché volevo creare un contrappunto fra due realtà molto diverse, non soltanto a livello paesaggistico ma anche a livello culturale e sociale. L’Abruzzo è una regione meravigliosa e offre degli scenari naturali d’incredibile bellezza e diversità: l’ambientazione ideale per fughe, viaggi e vicende avventurose. Al contempo è un territorio poco conosciuto e poco presente nella narrativa quindi mi consentiva d’inserire, in maniera credibile, una casata nobile inesistente frutto della mia fantasia. Lo stesso esercizio a Firenze, che è una città conosciutissima sulla quale è già stato scritto molto, sarebbe stato alquanto spinoso. La Venezia del XVI° secolo invece, con i suoi fasti, la sua opulenza e le sue bellezze artistiche era la città ideale per ambientarvi banchetti, feste e disquisizioni dotte. Ovviamente ho dovuto fare ricerche molto approfondite, lavorando su più mappe (sia antiche sia contemporanee) rilievi topografici, immagini satellitari, fotografie e dove possibile, documenti storici.

 

 

La maggior parte dei veneziani sembrava avere idee liberali in fatto di morale e religione molto prima rispetto all’Illumismo. Quanto è stata importante la passione nella storia? Di solito si parla di capacità intellettuali o capacità politiche, ne Il diavolo a rovescio potere e passioni vanno di pari passo, sembra quasi che la passione sia fondamentale per avere potere come se con la passione si potessero soggiogare le persone.

Indubbiamente Venezia era una delle città più edonistiche, libere e vivaci dell’Italia tardorinascimentale. Tutto veniva concepito (e a volte sacrificato) per la gloria della Repubblica e la difesa della sua indipendenza. La passione per la storia, la curiosità e una mentalità quasi da sbirro sono fondamentali per scrivere un romanzo storico. Non si può dar niente per scontato e ogni dettaglio va verificato. Ci vuole disciplina e pazienza in ugual misura, in poche parole è un genere da secchioni.

 

Credo che il desiderio e la passione possano incrinare la razionalità e condizionare la volontà umana a volte fino a ottenebrarne l’intelletto (come succede a Orlando nel Furioso di Ariosto). È una forma di potere, una forza che può essere sia creativa sia distruttiva. Carlo e Fadrizio così diversi e alla fine così simili. Il primo dedito all’arte amatoria, il secondo quasi timorato di Dio che si fa tentare a Venezia e nemmeno oppone resistenza. Come le son venuti in mente questi due personaggi?

Quando immagino i miei personaggi m’ispiro persone reali senza però perdere di vista la mentalità dell’epoca. Difatti Carlo, in un certo senso, incarna alcuni temi cari alla civiltà Rinascimentale: la molteplicità e mobilità del reale, i capricci della fortuna, l’agire dell’uomo che si muove spinto dal desiderio, le sue velleità e i suoi errori, l’amore nelle sue diverse forme (idealizzato, cortese e platonico, liberamente carnale, coniugale…). Fabrizio invece è più vicino al modello culturale e religioso divulgato dalla Controriforma (mutatis mutandis, un po’ come Goffredo di Buglione della Gerusalemme liberata: saggio equilibrato, sempre pronto a piegarsi al volere del fato rinunciando anche alla felicità). Due uomini appena ventenni, un periodo della vita in cui solitamente aspetti come l’amore, il bisogno di affermarsi e di essere amati, l’attrazione fisica hanno una notevole importanza.

 

 

 

Di solito gli scrittori hanno dei personaggi preferiti, lei ha qualche preferenza e come la giustifica?

Non credo di essere più affezionata a un personaggio piuttosto che a un altro, metto lo stesso impegno per renderli tutti vivi e verosimili senza lasciarmi influenzare (troppo) dal cuore. Ci sono aspetti che apprezzo in ognuno di loro, ma anche comportamenti che mi irritano, esattamente come nelle persone che incontriamo tutti i giorni. Considero i protagonisti principali come degli amici, mi sembra di conoscerli bene, a volte però sembrano animati da una volontà loro e quello che ne emerge riesce a stupirmi. 

 

 

Il diavolo a rovescio accoglie tra le sue pagine la storia, anche se i personaggi sono inventati, la suspense e l’erotismo. Qual è il suo genere preferito nella scrittura e nella lettura? Secondo lei si può affiancare la parola thriller alla storia? O viste le guerre, le battaglie, le rivalità, gli avvelenamenti è banale identificarla in quel modo?

Sono una lettrice quasi “onnivora”: mi piacciono i romanzi storici, ma anche il genere fantasy, i gialli, i fumetti. Inoltre leggo molti saggi sia storici sia di divulgazione scientifica (i miei racconti affrontano soprattutto tematiche ambientali) e poi amo i classici, in particolar modo Dante, Manzoni, Ariosto, Machiavelli, tanto per citarne qualcuno. La storia, quella con la S maiuscola, è avvincente, basta saperla raccontare nel modo giusto e il modo giusto, a mio avviso, non è allineare una sfilza di date come si faceva una volta a scuola. Il vantaggio del romanzo rispetto a un saggio storico, è che può permettersi delle libertà (sempre rispettando i limiti di verità e verosimiglianza) per riuscire a catturare il lettore, appassionarlo e invogliarlo a continuare la lettura.  Prediligo i libri che creano suspense, con una trama forte e convincente. La combinazione thriller (in tutte le sue gradazioni) e romanzo storico può essere una scelta appropriata. Il successo di questo genere di narrativa è la dimostrazione che incontra il gusto dei lettori. Quindi non ritengo sia banale, è un buon espediente narrativo. Per quanto riguarda le pagine di erotismo, è bene ricordare che l’amor profano (per usare un eufemismo) era un tema caro al Rinascimento. Sia da un punto di vista artistico sia letterario, il gusto dell’epoca recupera la dimensione sensuale (e carnale) che il Medioevo aveva condannato. Ritorna in auge la concezione naturalistica dell’amore, ispirata al modello boccaccesco: autori come Poliziano e Lorenzo il Magnifico, per esempio, invitano a cogliere la rosa, cioè a godere dei piaceri amorosi. Mi sembrava perciò coerente concedere spazio anche a questi aspetti.

 

 

Leggendo la fine si rimane delusi perché non si danno risposta a molte curiosità, ma il lettore immagina che ci sarà un seguito della storia. Immagina bene? Lo sta già scrivendo?

Sì immagina benissimo, Il diavolo a rovescio è l’inizio di una saga che avevo immaginato prima ancora d’iniziare la stesura del primo tomo. Molte vicende rimaste in sospeso saranno risolte nella seconda parte che ho già iniziato a scrivere. Molte, ma non tutte.

 

 

Domanda di rito per Thrillernord. Lei ha mai letto un thriller nordico? E se lo ha letto è rimasta impressionata da un autore in particolar modo?

Auch! Qui casca l’asino… scherzi a parte, no, non ho mai letto thriller nordici.  Non parlo nessuna lingua scandinava e preferendo leggere i testi in versione originale, tendo a limitarmi a quelli scritti nelle lingue che conosco.

Grazie 

Marianna Di Felice

 

 

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