A tu per tu con l’autore
Buongiorno Salvo. Comincio con il ringraziarla, anche a nome di Thrillernord, per la disponibilità per questa intervista e ne approfitto per farle i complimenti per il suo nuovo romanzo.
In “Il tempo che non aspetta nessuno”, il commissario Enzo Biondo ha un atteggiamento di distacco, potremmo dire, nei confronti di questa nuova indagine, lasciando molto spazio investigativo a un’intraprendente Giusy Garofalo, interessata ad andare fino in fondo poiché non convinta si tratti di suicidi.
Come sono evoluti questi due personaggi durante i tre capitoli della serie? Possiamo dire che sta avvenendo una sorta di “passaggio di testimone” tra commissario e agente?
Innanzi tutto ringrazio io per l’attenzione e per il gradito giudizio sul romanzo.
Rispondo quindi alla domanda. Non parlerei di un passaggio di testimone. I ruoli gerarchici sono chiari e Biondo non rinuncerà mai al suo ruolo di comandante in capo. Un comandante che a volte si defila perché preferisce arrivare a luci spente per fregare il nemico. Giusy dal canto suo sta crescendo in fretta e la quota di autonomia che Biondo le concede è figlia dell’uscita dal team investigativo dell’esperto ispettore Gigio Martinoia, ormai in pensione. Da non sottovalutare infine l’atteggiamento protettivo che Biondo esercita sulla ragazza. Nel romanzo molti atteggiamenti di Biondo, apparentemente rinunciatari, nascondono in realtà il desiderio di preservarla dai rischi che lui già vede.
Ogni vittima è lo strumento per affrontare temi importanti, attuali, ai quali dà un certo spessore, portando il lettore a riflettere sul prezzo delle scelte etiche e morali, sull’imperfezione della giustizia e di un ordine ingiusto che spesso ne è l’amara conseguenza.
Che importanza dà Enzo Biondo alla giustizia, in ambito lavorativo in primis, ma non solo?
Enzo Biondo è un inguaribile idealista. Potremmo dire che in lui prevale un senso di giustizia poetica, quella per cui le conseguenze a carico del colpevole devono essere coerenti con il danno commesso. Biondo ha imparato però sulla sua pelle che la giustizia degli uomini, quella della legge e dei codici, è imperfetta. Per questa ragione nel romanzo lo vedremo assumere comportamenti che per un poliziotto vanno oltre il limite.
Un protagonista complesso, a mio avviso, il nostro commissario, il cui vissuto sembra continuare a influenzare alcune scelte del presente.
Salvo, ritiene si possa chiudere con il proprio passato affinché non influisca col presente o, inevitabilmente, ci seguirà sempre come un’ombra?
La vita reale ci dice che chiudere con il passato è una cosa davvero complicata. Per quanto si possano affrontare adeguati percorsi di terapia il rischio che l’ombra continui a seguirci come un piazzista molesto che non smette di bussare alla nostra porta mi sembra concreto.
Milano è una città dalla doppia “personalità”, capace di alternare luce e oscurità a seconda della prospettiva dalla quale la si guarda.
Ritiene certe zone (come la Martesana e San Giuliano, ad esempio, citate nel libro) si prestino più di altre per creare le giuste ambientazioni e sensazioni nel lettore?
Milano è una città poliedrica, come del resto il crimine che riesce ad adattarsi in modo disinvolto alle mutazioni ambientali e sociali. In questo senso la mappa topografica della città, con i suoi ecosistemi variabili, è un habitat naturale per le ambientazioni di noi giallisti. Basta sapere cogliere le suggestioni e abbinarle allo scenario.
Una mia curiosità: quanto c’è di Salvo Barone (che si tratti di peculiarità di alcuni personaggi o vicissitudine narrate) in questo romanzo?
Poco fa parlavamo di ombre che ci inseguono, penso che dentro i personaggi creati nei romanzi ogni autore abbia la sua brava ombra. In forma più o meno esplicita ed estesa o semplicemente evocativa. Per esempio ne Il tempo non aspetta nessuno ho voluto fare i conti con una vicenda per me molto penosa che ha toccato una persona conosciuta.
Non posso non concludere chiedendole: possiamo sperare in un quarto capitolo, poiché c’è molto sia della vita privata di Biondo che del suo rapporto lavorativo con Garofalo che “scalpita” per essere raccontato?
Scalpito io per primo (ah, ah, ah). Non posso proprio lasciare inespresso il seguito delle loro vite. Finirei per sentirmi in colpa.
A cura di
Sabrina Russo
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