Intervista a Sam Stoner




A tu per tu con l’autore

 

 

Sam Stoner è solo uno scrittore?

No, Sam Stoner si occupa anche di grafica applicata alla scrittura ecco perché sono nate due riviste letterarie una dedicata all’Ottocento gotico e una alla letteratura femminile. Non due riviste on line ma cartacee, dalla grafica direi eccessiva, mi piace sempre spingermi più in là, nella grafica come nella scrittura. Poi sono un cultore della cucina regionale italiana, come cuoco. Adoro lavorare le materie prime e le ricette delle nonne, una tradizione da preservare. Infine pratico ogni giorno arti orientali: Qi Gong, meditazione e allenamento con i miei amati Nunchaku, un’arma tradizionale originaria di Okinawa resa famosa da Bruce Lee. Una passione che mi accompagna da sempre.

 

 

 

Scrivere racconti non è semplice, occorre racchiudere l’essenza della narrazione in poche fulminanti pagine. A quanto pare è un campo di battaglia in cui Sam Stoner sa muoversi con incredibile abilità. Come ci riesce?

Grazie per le belle parole. Sono felice di riuscire in questo tipo di narrazione breve. Ho sempre amato i racconti. Ne avrò letti a migliaia. Mi piace essere sorpreso in poche pagine spaziando in vari generi, non solo il giallo, il noir o l’horror. Certo non è semplice entrare in sintonia con il protagonista che compare solo per poche pagine ma adoro le sfide e il mio stile di scrittura si presta a una narrazione breve. Del resto si può sorseggiare ottimo vino rosso o spararsi uno shot. Due esperienze diverse ma ugualmente esaltanti. Credo che la passione unita allo studio dei testi altrui sia fondamentale. Ho raccolte di racconti, di autori più o meno noti, piene di note e osservazioni. Lettura, studio e passione. Credo sia questa la ricetta.

 

 

 

I personaggi creati da Sam Stoner in ‘Linea d’ombra’ hanno una personalità rozza e cruda. Rispecchiano in qualche modo quella dell’autore? Dal sito ufficiale si legge: lo si è visto spesso con in mano un taccuino a righe e una penna a sfera con inchiostro rigorosamente blu prendere appunti davanti ad una scena di violenza urbana, davanti al tribunale penale e federale, seduto su una panca accanto a qualche arrestato di fresco per reati minori e qualche puttana dal rossetto sbavato e le calze bucate arrestata per adescamento, davanti al banco “delle accettazioni” di qualche commissariato di quart’ordine. Ciò che racconta sono dunque tutte trasposizioni di vita reale? Mi viene in mente ‘Suicidio e resurrezione’.

Quasi tutti i miei racconti traggono spunto dalla cronaca e da dirette esperienze. Tutti noi veniamo in contatto con persone che vivono realtà lontane dalla nostra, sta a noi decidere se cercare un’interazione oppure lasciare che scivolino via, invisibili. Io chiedo e ascolto, alcuni mi ignorano, altri parlano e faccio tesoro della loro esperienza di vita, spesso violenta o tragica, e su questa creo l’impianto narrativo. Ciò che mi interessa è restituire al lettore l’emozione che io stesso provo nel conoscere un certo tipo di esperienza, quella che “leggo” negli occhi e nel tono di voce di chi racconta. Altre esperienze, invece, le ho vissute in prima persona e le riverso nella scrittura. Come è la mia personalità… Il mio linguaggio quotidiano aspira a essere elegante pur esprimendo pensieri spesso forti. Non ho dei trascorsi come Edward Bunker, mi reputo un esploratore di mondi nascosti.

 

 

 

 

Nella sua antologia, Sam Stoner, denuncia i mali di una società ‘bastarda’, ne rivela la sua vera identità con un linguaggio volutamente sporco e sarcastico. Una scelta coraggiosa e controcorrente, dettata da che cosa?

Non sopporto l’ipocrisia anche se comprendo che sia necessaria ad alcuni per sopravvivere come so che alcuni la praticano senza esserne consapevoli. Non riesco a tacere e quindi ne scrivo. Le azioni, e non i pensieri, fanno la differenza e alcune azioni possono determinare danni ad altri. In questi casi bisogna adottare il vocabolario opportuno. Ritengo che un’azione violenta vada descritta con violenza per restituire al lettore almeno una parte di ciò che prova la vittima. Il linguaggio è parte di ciò che si è ed è parte delle azioni che si compiono. Un uomo che esercita violenza sulla compagna e sui propri figli non può essere trattato con riguardo, nel descriverlo si possono adottare due soli registri narrativi: violento o sarcastico. “Me ne sbatto del perché tu sia un bastardo”, scriverebbe Sam Stoner. “Meriti solo di crepare”.

 

 

 

Sull’onda della precedente domanda, Sam Stoner è stato mai ‘rifiutato’?

Certo. Non si contano i “no” da parte delle donne come non si contano i “no” degli editori. Molti dicono che i rifiuti facciano crescere, è vero come dimostra il rifiuto di un mio racconto per un’antologia che mi ha permesso di scrivere un nuovo racconto in pochi giorni. Tuttavia, ogni rifiuto dovrebbe arrivare nel momento giusto, quello in cui siamo in grado di reagire, sarebbe poi opportuno che fosse accompagnato da una chiara motivazione, ma nella vita è raro che accada. Quindi prende il sopravvento la mia parte pragmatica: aspiro per l’umanità, e per me stesso, a un futuro ricco di approvazioni, strette di mano e riconoscimenti. E se sono immeritati possiamo fregarcene, godiamoceli senza tante domande.

 

 

 

Se Sam Stoner si calasse nei panni dei suoi protagonisti come si comporterebbe? Farebbe le stesse cose?

Calarsi nelle vite altrui è uno dei compiti più complicati per uno scrittore, ma è anche una sfida esaltante. Dovrei vivere certe esperienze per sapere con certezza come mi comporterei, però non scarterei la possibilità di una reazione simile a quella dei miei protagonisti. Credo che ogni essere umano debba essere guidato da un principio: Preservare la propria vita e quella dei propri cari a ogni costo. Il panico non dovrebbe esserci, mentre deve essere considerata l’immediata  morte di chi ci minaccia. Questo lo dico per le donne, i bambini, gli anziani e chiunque, apparentemente più debole, si venga a trovare in situazioni pericolose. Colpite senza pietà! E iscrivetevi a un corso di Krav Maga!

 

 

 

Cosa vorrebbe leggere Sam Stoner? Cosa meriterebbe più spazio sul mercato dell’editoria italiana?

Sono convinto che meriterebbero più spazio lo stile, non la storia; l’emozione, non la perfezione stilistica. Sono un autore di pancia e da lettore voglio essere deliziato da una prosa capace di sorprendermi. Ci sono autori straordinari poco considerati, alcuni nemmeno arrivano alla pubblicazione. Ricordo un amico di chat, di qualche decade fa, capace di scrivere pagine incredibili. Alcune ancora le conservo. Non ha mai voluto essere pubblicato. Inoltre non mi accontento, non basta che ci sia “qualche autore” talentuoso, e c’è, devono essere in molti. C’è spazio per diversi stili e generi. Siamo nel 2019, c’è bisogno di folli geni.

 

 

 

Cosa dobbiamo aspettarci da Sam, in futuro?

C’è un romanzo noir che sta cercando un editore, poi ci sono tre romanzi crime, una raccolta di racconti mistery e un breve romanzo hard boiled trepidanti di approdare al pubblico. In più, un romanzo in scrittura che ho iniziato da pochi giorni. Ciò a cui tengo è non essere ripetitivo, forse per questo faccio morire i protagonisti delle mie storie. Inoltre spero non si dica che la mia è una “buona scrittura”, preferisco essere odiato oppure amato. Le mezze misure non mi appartengono. I miei autori di riferimento sono piuttosto estremi come Irvine Welsh, David Peace o James Ellroy. Mi insegnano che bisogna osare, sempre. Spero di non dimenticarlo.

Sam Stoner


A cura di Enrico Fasano


 

 

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