Io che ho visto i delfini rosa




Recensione di Antonella Bagorda


Autore: Biagio Proietti

Editore: Oltre edizioni

Genere: Giallo

Pagine: 358

Pubblicazione: Giugno 2021

 

 

 

 

 

Sinossi. Un racconto dove lo scrittore stesso si lascia guidare dalla storia, dove l’autore è tanto grande da lasciarsi sopravanzare dagli eventi che prendono consistenza, dai personaggi che rivendicano la loro autonomia e vivono da soli, senza farsi guidare. Con splendide descrizioni di una Roma crepuscolare, spogliata per una volta di tutte le stelle più brillarelle. Per una volta priva di mille e un’étoile.

 

Recensione

Non credo io abbia mai incontrato così tante difficoltà nello scrivere una recensione.

Partiamo dal principio: sinossi non pervenuta in nessun dove. Solo su Amazon, alla voce sinossi, è stato inserito qualcosa che sembra una recensione che si interrompe a metà di una frase e che non aiuta in nessun modo a capire di cosa parli il libro. Dunque dovrò essere io a cercare di darvi un’idea generale della storia narrata in questo romanzo.

Grande fermento in una Roma descritta in modo impeccabile dall’autore, e di questo gli do tutto il merito. In città è arrivata la prima ballerina del Royal Ballet of London che verrà uccisa nel corso di una serata di gala in suo onore, strangolata con la stessa sciarpa bianca che portava attorno al collo. Daniela Brondi, il capo della mobile, e il suo braccio destro Ferri dovranno indagare su questa misteriosa morte, e per farlo dovranno infiltrarsi tra barboni, grandi nomi della danza, ambasciatori ed ex ballerini falliti.

I personaggi di questa storia sono tutti delineati perfettamente. Si riconoscono, si riescono a visualizzare, potrebbero quasi sembrare vivi. L’autore descrive in modo molto approfondito e credibile l’universo degli “invisibili”, dei clochard, dei barboni che vivono la città di Roma nascosti nei posti più impensabili. Adorabile Socrate, un personaggio a cui ci si affeziona, di quelli che ti restano dentro e che vorresti quasi fosse reale in modo da poterlo andare a cercare per berti un goccetto insieme a lui. Tutti i personaggi funzionano, anche quelli minori, tutti danno qualcosa alla storia e nessuno è messo lì per caso.

La storia… La storia c’è. Mi verrebbe da dire che ha come difetto il fatto di avere un risvolto un po’ troppo prevedibile, ma questo non è un grande dramma. Nella prima parte funziona tutto, gli eventi non hanno intoppi, ogni cosa è al suo posto e fila liscia come l’olio. Le indagini sono credibili, i tempi degli avvenimenti lo sono altrettanto, le reazioni dei personaggi non sono assolutamente da mettere in discussione, tutto perfetto. Finché non si arriva a quello che dovrebbe essere il gran finale, la parte in cui tutti i nodi dovrebbero venire al pettine, che poi dovrebbe essere la parte migliore di un giallo, quella più attesa, quella in cui succede la cosa che ti aspetti ma poi arriva il colpo di coda che stravolge ogni tua convinzione e ti lascia a bocca aperta, come un merluzzo lesso, a dirti: come ho fatto a non pensarci?

Ecco. Questa parte non c’è. Si arriva fino al punto in cui accade tutto quello che ci si aspettava già da un bel po’ e poi finisce il libro. Nessuna svolta sconvolgente. Nessuna contro indagine. Nessuna scoperta eclatante. E un finale molto aperto.

Ma arriviamo al motivo vero per cui questa recensione è una delle più complicate della mia vita da critica di romanzi contemporanei. Non so se sarò in grado di utilizzare mezzi termini senza uscire di senno, perché trovo molto difficile esprimere a parole il fastidio che ho provato leggendo questo libro.

Che poi, più che fastidio, ho trovato questo romanzo una vera e propria mancanza di rispetto nei confronti di un lettore che spende anche parecchi euro per acquistare un lavoro assolutamente insufficiente. E non sto più parlando di contenuti, che sono anzi mediamente buoni ma penalizzati dalla forma in cui si presenta il romanzo, ma sto parlando proprio di lingua italiana. Numero di refusi incalcolabile, ce ne sono in ogni pagina; le virgole sparpagliate a caso, messe anche tra soggetto e complemento; frasi che si concludono con virgole invece che punti; frasi dirette aperte e mai chiuse oppure dialoghi totalmente incomprensibili perché scritti senza alcun criterio; parole scritte in modo errato o con lettere mancanti; grandi nomi della danza scritti in modo errato, con nome o cognome sbagliati; congiuntivi al posto di condizionali… E qui mi fermo.

Metto fine a questo disastro e mi faccio subito la domanda che di solito chiude le mie recensioni:

Consiglio la lettura di questo libro?

Sì, se venisse affidato prima a un correttore di bozze che possa ripulirlo da errori grammaticali talmente elementari da rendere la lettura una tortura, e subito dopo a un editor che possa rivedere insieme all’autore alcuni ritmi narrativi e alcune svolte troppo importanti che sono state un po’ trascurate.

Consiglio la lettura di questo libro così com’è?

Assolutamente no!

Trovo inaccettabile che una casa editrice possa lanciare sul mercato un libro che contiene quella che sembra essere la prima bozza di un romanzo.

Dopo la lettura di ben tre pubblicazioni, tutte e tre con buone storie ma illeggibili a livello di scrittura, credo che la mia esperienza con Oltre edizioni possa concludersi qui.

 

 

 

Biagio Proietti


Biagio Proietti (Roma 1940) ha legato il suo nome ad alcune produzioni per il cinema horror, fra cui Black Cat (Gatto nero) diretto da Lucio Fulci. In televisione il suo primo successo è stato Coralba; in seguito ha firmato, creato e sceneggiato tutti gli episodi della serie televisiva Dov’è Anna? e della miniserie Philo Vance sull’omonimo investigatore-dandy, portato sul piccolo schermo da Giorgio Albertazzi. Ha lavorato anche per la radio, per la quale ha scritto e diretto Il lungo addio e Aspetterò di Raymond Chandler, e gli originali Tua per sempre, Claudia e Così è la vita in collaborazione con la moglie Diana Crispo. Per il teatro ha scritto due pièce dedicate a due mostri sacri della letteratura del mistero, L’ultimo incubo di Edgar Allan Poe e Hammett N. 3241. Fa parte del Consiglio di gestione della SIAE e del direttivo di Writers Directors Worldwide.

 

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