La baia




Recensione di Stefania Ceteroni


Autore: Cynan Jones

Traduttore: Gioia Guerzoni

Editore: 66th and 2nd

Genere: narrativa contemporanea

Pagine: 104

Anno di pubblicazione: 2020

Sinossi. Al largo, sorpreso da una tempesta improvvisa, un uomo è colpito da un fulmine. Al risveglio, si scopre ferito e alla deriva a bordo di un kayak. «La sua memoria è come un mazzo di carte caduto a terra», non ricorda più chi è né perché si trovi in mare. Poi, a poco a poco, un’immagine riaffiora: una donna incinta che lo aspetta sulla costa; mentre la voce di suo padre inizia a pungolarlo, sussurrando nel vento. L’uomo dovrà affidarsi al proprio istinto e sopportare il dolore accecante di un corpo menomato per provare a posare di nuovo i piedi sulla terraferma, il cui profilo scuro appare e scompare all’orizzonte. Distillando momenti di calma e di tensione, con una prosa tersa, volubile come il moto delle onde – paragonata a quella di D.H. Lawrence per senso del ritmo e di Dylan Thomas per immediatezza lirica – Cynan Jones rielabora in chiave originale il tema della lotta per la sopravvivenza, e del rapporto tra l’uomo e le forze incontrollabili della natura.

Recensione

Come mai si trova solo in mezzo al mare?

Che cosa è successo?

Quanto tempo può essere passato?

Quanto tempo potrà sopravvivere?

Ce la farà, a sopravvivere?

Sono tanti i pensieri che si affollano nella mente dell’uomo che si trova, senza sapere perché, in mezzo al mare a bordo di un kayak.

Il racconto proposto da Cynan Jones trasmette tutta l’inquietudine, la paura, la speranza che si alternano nell’animo umano messo davanti ad una situazione estrema: la lotta per la sopravvivenza in mare aperto.

La storia viene narrata senza dialoghi, com’è ovvio che sia, visto che il protagonista si trova solo con il mare, il sole, il vento e la pioggia. Si trova a riflettere, a mettere insieme i pezzi di un’esistenza che gli appaiono sfocati e lontani fino a che si fa largo in lui una certezza: c’è qualcuno che lo aspetta, sulla terraferma.

E’ l’immagine di una donna con un pancione che gli dà la forza di combattere, di non abbandonarsi alla disperazione, di trovare un modo per combattere la sete, per  curare le sue ferite, per non perdere la testa sotto al sole che picchia o sotto la violenza della pioggia.

E’ una tematica molto sfruttata, quella della lotta per la sopravvivenza, e di storie di persone disperse in mare ne sono state raccontate tante.

Cynan Jones lo fa con tratti veloci, con immagini immediate che non lasciano spazio ad interpretazioni. E’ piuttosto ermetico come racconto ma le emozioni che vengono trasmesse sono intense.

Prevale il silenzio e al lettore sembra quasi di sentire lo sciabordio dell’acqua, il tendersi della lenza sotto la forza di un grande pesce, il respiro affannoso del protagonista ma anche la sua sofferenza, del corpo e dell’anima, che è palpabile.

L’uomo non si rende conto di quanto tempo stia passando in mezzo al mare e nemmeno il lettore, a dire il vero. Un giorno, due, cinque, dieci: onestamente io stessa ho perso la cognizione del tempo durante una narrazione che, secondo il mio parere, aveva proprio questa intenzione: far perdere la cognizione del tempo al lettore, proprio come capita al protagonista.

Ad un certo punto vede la terraferma.

E’ un’allucinazione?

O è l’avvicinarsi della salvezza?

Al lettore il compito di scoprirlo.

A cura di Stefania Ceteroni

https://libri-stefania.blogspot.com

 

Cynan Jones


Cynan Jones è nato nel Galles nel 1975. È autore di sei libri, pubblicati in oltre venti paesi. Con The Long Dry (La grande siccità, Isbn Edizioni, 2009) ha ricevuto il Betty Trask Award , mentre con The Dig ha vinto tra gli altri il Wales Book of the Year Fiction Prize. Nel 2017, con il racconto «The Edge of the Shoal», tratto da La baia e pubblicato sul «New Yorker», ha ricevuto il Bbc National Short Story Award. Insegna scrittura e letteratura all’Università di Aberystwyth in Galles.

 

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