Carmen Mola
Sinossi. Madrid. Nel quartiere di Usera, lampade e dragoni colorati sfilano per festeggiare il Capodanno cinese: inizia l’anno del maiale. Chesca Olmo, coordinatrice della Brigada de Análisis de Casos, non è tanto in vena di divertimento, ma quella sera conosce un uomo e decide di trascorrere la notte con lui. La mattina dopo, quando riapre gli occhi, si trova in un seminterrato, nuda, con polsi e caviglie legate a un letto. Ricorda, nella nebbia delle ore precedenti, tre uomini che la circondano e la osservano con occhi famelici. Poi più niente, soltanto dei grugniti e un odore insopportabile. Le tracce di Chesca si perdono nel nulla. Per ritrovarla, i membri della BAC non hanno altra scelta che rivolgersi all’ex ispettrice Elena Blanco: ha lasciato la polizia da più di un anno, ma è l’unica capace di risolvere i casi apparentemente impossibili, e di certo non volterà le spalle a un’amica in pericolo, anche se questo significa dover affrontare i traumi del passato e rivedere Ángel Zárate, collega fidato e forse qualcosa di più. Ben presto le indagini portano alla luce una verità imprevista: nella vita di Chesca c’è un lato oscuro che nessuno, proprio nessuno, conosce. E questo rende la sua ricerca molto più difficile. Carmen Mola torna con il terzo capitolo della saga che ha cambiato il thriller spagnolo, conquistando la critica e più di un milione di lettori. Una corsa contro il tempo in cui ogni decisione ha un prezzo da pagare. Perché una cosa è certa: non si esce indenni dall’inferno.
“La rabbia, l’odio non fanno pensare, lo ha sempre saputo; tutto quello che le è riuscito bene nella vita è successo quando ha fatto le cose consapevolmente, anche le più estreme.”
Autore: Carmen Mola
Traduzione: Sara Bortoluzzi
Editore: Salani
Serie: Elena Blanco #3
Genere: Noir
Pagine: 367 p., R
Anno di pubblicazione: 2024
Recensione
di
Loredana Cescutti
&
Sabrina De Bastiani
Il terzetto che si nasconde dietro questo pseudonimo ha decisamente dimostrato, di nuovo, di avere una penna prolifica, ingegnosa e terribilmente dura all’occorrenza.
Per chi ha letto “La sposa gitana” e “La rete porpora”, e non avesse ancora letto questo terzo capitolo, nonostante l’efferatezza trovata nei due precedenti romanzi citati, si prepari perché la ferocia e l’assenza di pietà presenti ne “La bambina senza nome” saranno disarmanti.
Devastanti.
Insopportabili.
Eppure, il punto non è soltanto ciò che viene raccontato.
È il modo in cui la scrittura di Carmen Mola aggancia il lettore senza concedergli scorciatoie morali, senza il conforto di una distanza di sicurezza.
Abbiamo iniziato la lettura di questo romanzo perché avevamo bisogno dell’intensità nera che solo certi autori sanno dare, ma abbiamo dovuto accelerare e concludere in fretta, perché in certi momenti il dolore è fuoriuscito dalle pagine e ci ha fatto male.
Molto male.
Un dolore repulsivo, violento e traumatico.
All’interno personaggi che ormai sono parte di una famiglia seriale, a cui siamo affezionate, così come ai loro pregi e difetti, e che qui, verrà messa alla prova fino allo stremo e oltre.
La penna è calda, sanguigna, nerissima e nonostante tutto coinvolgente, fin troppo oseremmo dire.
Talmente convincente da catturare nella sua rete nonostante certe scene siano di un disumano unico.
E qui Mola dimostra ancora una volta una cosa rara, saper trasformare il disgusto in necessità narrativa. Non c’è compiacimento gratuito, bensì piuttosto la volontà feroce di mostrare quanto l’essere umano possa deformarsi quando perde ogni argine.
“… la sua presenza, il suo profumo, la sua voce. Per i problemi che le ha esposto. Problemi che appartengono all’altra sua vita, quella che si è lasciata alle spalle. Quella vita si è ripresentata all’improvviso in tutta la sua interezza. Le basta allungare la mano, ora, per toccare con le dita un passato che credeva molto remoto.”
Elena Blanco torna nel momento peggiore, ma proprio per questo decide di nuovo di ricomparire e varcare le porte della Bac, perché la bella vita non fa per lei, almeno non per come la interpreta sua madre, soprattutto visto ciò di cui si stanno occupando ora i suoi ex colleghi.
“… le fa male ricordare. Le stanno chiedendo di pronunciare una parola che preferisce tenere segreta. Elena cerca un escamotage, vuole un racconto
completo, senza eufemismi, senza espressioni delicate. Vuole capire cosa è successo quella notte…”
Elena Blanco resta uno dei personaggi più riusciti del noir contemporaneo proprio perché non ha nulla di eroico nel senso classico del termine. È stanca, fragile, ossessionata, eppure continua ad avanzare dentro l’orrore, nella consapevolezza, dolorosa, che fermarsi sarebbe peggio.
Chesca è scomparsa, nessuno sa dove possa essere, nemmeno chi in teoria dovrebbe esserle più vicino.
“… Bimba incrocia le braccia in segno di protesta.
Vuoi sapere da dove viene Chesca?
No.
Perché no? Non vuoi essere mia amica?
No.
Perché?
Perché se diventiamo amiche, poi ci rimarrò molto male quando ti uccideranno.”
Il condizionale è d’obbligo perché un conto è essere convinti di avere un legame, un altro conto averlo realmente.
Ed è impressionante come, in mezzo a una brutalità quasi insostenibile, il romanzo riesca comunque a parlare di solitudine, bisogno d’amore e disperato desiderio di appartenenza.
“Quanto possiamo sopportare, Elena?…
Ogni caso… è come se ci strappasse un pezzo di anima. Arriverà un giorno in cui non ce ne resterà più.”
Perché tutti abbiamo dei segreti e nessuno può conoscere completamente una persona, soprattutto se quest’ultima ha deciso di chiudere una parte di sé a chiave quando si mostra in pubblico.
Un libro deturpante dalla violenza inaudita.
Un noir che non cerca eleganza né consolazione.
Afferra per il colletto e trascina nel fango, ricordando che il male non è quasi mai spettacolare, ma sporco, umano, vicino.
Ed è questo a renderlo ancora più difficile da concepire.
E dimenticare.
“… non si torna indenni dall’inferno…”
Una storia da leggere con le pinze, come ogni romanzo di Mola che va sapientemente dosato, per evitare il sovraccumulo di adrenalina e panico, il tutto concentrato assieme.
Perché leggere Carmen Mola, significa accettare una specie di patto, ossia entrare nella storia sapendo che qualcosa resterà addosso anche ben dopo aver letto l’ultima pagina.
Una scena, una frase, un’immagine.
Una ferita.
Il prossimo, uscito da pochissimo sempre per Salani, “Le madri”, è lì che ci guarda speranzoso ma, prima, sarà necessario lasciar decantare questo libro, per evitare un sovraccarico di adrenalina e diuleriori emozioni travolgenti.
Buona lettura!
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Carmen Mola
è lo pseudonimo dei tre scrittori e sceneggiatori spagnoli Jorge Díaz, Antonio Mercero e Agustín Martínez, che hanno rivelato la loro identità con grande scalpore durante la cerimonia di assegnazione del Premio Planeta, il più importante premio letterario iberico. A lungo è stata considerata l’ Elena Ferrante spagnola. Frutto di una scrittura collaborativa moderna, di cui i tre autori sono tra gli esponenti più acclamati a livello internazionale, La Bestia ha venduto oltre un milione di copie e sarà pubblicato in quindici Paesi.