DONATO CARRISI
Sinossi. Immagina un’alba d’estate. Immagina l’aria immobile della campagna, l’odore dei campi, il frinire dei grilli. Immagina il buio che arretra all’invasione del giorno.
Immagina ora un casale rosso, solitario in mezzo al nulla. Immagina di scorgere biciclette da bambini e giocattoli sulla ghiaia, panni stesi ad asciugare, galline e conigli, un moscone sopra un secchio.
Immagina il silenzio. Un silenzio che non sembra appartenere a questo mondo.
Un silenzio interrotto all’improvviso da un urlo disperato.
C’era una volta la famiglia C., tre figli piccoli e due genitori amorevoli.
C’era una volta la famiglia perfetta, e ora non c’è più.
Cos’è accaduto dentro il casale rosso in quella calda notte d’agosto?
Immagina qualcosa di terribile e crudele. Immagina che esista solo un possibile responsabile. L’unico sopravvissuto.
Immagina di avere la verità proprio davanti agli occhi. Ogni dettaglio combacia, ogni indizio è allineato e c’è una sola spiegazione.
Non puoi sbagliare. Hai tutte le risposte.
Ma ciò che proprio non puoi immaginare è che questa non è la fine della storia.
È l’inizio.
Questo libro ha un segreto. Chi l’ha scritto ha un segreto. Chi lo legge avrà un segreto. E nessuno sarà più lo stesso.
“… la scrittura spesso è un rito liberatorio, serve a ripulire le anime e le cose dal germe del male…”

Editore: Longanesi
Genere: Thriller
Pagine: 400 p., R
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Loredana Cescutti
“Il male è un germe. Quando avviene un fatto traumatico, il posto in cui è accaduto si ammala proprio come una persona. Una volta fuoriuscito dalla sua tana immonda, il male si attacca agli oggetti, li ricopre.
Bisognerebbe evitare di toccarli, altrimenti c’è il rischio d’infettarsi.
A volte il male viene a cercarci, per attirarci in un luogo con l’inganno.”
Ogni anno aspetto novembre, perché come sempre per me l’autunno inoltrato, quello che ti conduce verso la stagione più fredda e buia dell’anno, con l’unica rassicurazione che si può trovare assieme ad un tè bollente, il divano e una copertina, è indiscutibilmente un nuovo romanzo di Donato Carrisi.
Ho tantissimi autori preferiti, e chi mi conosce lo sa bene ma, in assoluto, Carrisi è il mio autunno.
“… nel compiere la mia scelta ho seguito un altro criterio.
Abbandonarmi al buio.”
Da quando ho detto che lo stavo leggendo, come spesso accade, tutti a chiedermi:
“Beh, com’è? Ti sta piacendo? Vale la pena? È all’altezza del nome? Ecc. ecc. ecc.”.
E io che potevo rispondere se non: “Sto volando! Non riesco a lasciarlo! Cavolacci, è già finito! Il solito Carrisi! Wowww!”.
Ecco, in sintesi il mio pensiero su “La bugia dell’orchidea” è proprio questo: “Wow!”.
Una scrittura ammaliante affrontata con prospettive diverse e che io personalmente ho trovato intriganti, che da subito ti trascina, con un primo colpo al lettore e un vero e proprio momento di panico proprio all’inizio, poiché in modo subdolo, grazie alle parole, tu finisci per cadere in un tranello e quindi terrore, incertezze, il timore per ciò che hai letto ma, poi, la luce.
Si fa per dire.
“… certe cose, se non ti vengono bene, non puoi gettarle in un magazzino polveroso.”
Sì, perché per luce intendo il dispiegamento della storia, l’apertura della porta che finisce per condurti, al di là di un muro invalicabile, da cui tornare indietro non sarà così semplice.
L’ammaliatore Carrisi ti confonde, di nuovo, ti trasporta all’interno di una trama che appare evanescente, fumosa, irreale, terrorizzante, fatta di sangue, confusione, mimetismo, anonimato, addirittura surreale, all’apparenza e tante, tante, tante menzogne.
“A volte ci sembra che i libri parlino proprio con noi e ci rivelino cose di noi stessi che nessun altro conosce.
Spesso gli scrittori sono solo un tramite fra i lettori e i loro segreti.”
Una scrittura che sì, nel definirla come ho fatto prima, “Il solito Carrisi!”, merita attenzione e, ve lo garantisco, se la prenderà tutta, perché una volta che i vostri occhi avranno incontrato le prime righe del libro, non potrete più farne a meno, voi, dopo.
Questo avviene, perché è il destino di trovarsi fra le mani una penna così fuori dagli schemi, che ha l’eterno dono di estrarre dal cilindro la storia ma, cosa più importante, poi, ha il pregio e il merito di saperla narrare con abilità sopraffina, riuscendo a tenere desta la curiosità del lettore sino alle pagine finali, riuscendo poi a stupirlo con effetti, tutt’altro che speciali ma, che sono invece frutto di una padronanza della narrazione che ormai è nota.
“Questa è la cronaca del mio viaggio ai confini del male. Un viaggio intrapreso con la consapevolezza di non poter più tornare indietro.
Il compito di chi scrive è preservare il ricordo delle cose. E il ricordo adesso appartiene a voi. Io voglio solo dimenticare. E il libro che state per leggere è servito proprio a questo.”
Una trama, che al di là della parte thriller, andrà a sviscerare tematiche reali, concrete, purtroppo frequenti e per nulla fumose e irrealistiche.
“C’è però una cosa che nessuno sapeva all’epoca e che anche tu ancora ignori. Quel massacro che sembrava la fine di tutto era invece soltanto l’inizio.”
Perché nei suoi romanzi, al di là del contorno sapientemente amalgamato, Donato Carrisi, ci mette sempre la verità.
“Le storie dei romanzi non nascono mai da spunti complessi, ma sempre da un dettaglio. Un particolare che ti si infila nella testa e, come una scheggia nella pelle, dopo un po’ inizia a suppurare e a farti male, attirando la tua attenzione.”
Quella verità spesso scomoda, che nessuno vorrebbe sentire.
Quella verità che fa male e proprio per questo tende a creare repulsione.
Meglio negare che parlarne.
Ma esiste.
“… l’unico rimedio scovato dal genere umano contro la morte è l’indifferenza.”
Un ritmo serrato, nonostante l’immobilismo dato dal piccolissimo centro, dove a legare le persone al luogo non è il semplice attaccamento, quanto invece l’inerzia e la paura delle incognite dovute alla possibilità di lasciarlo per qualcosa che non si conosce.
“Le storie dei romanzi non nascono mai da spunti complessi, ma sempre da un dettaglio. Un particolare che ti si infila nella testa e, come una scheggia nella pelle, dopo un po’ inizia a suppurare e a farti male, attirando la tua attenzione.”
Tutto questo sarà “La bugia dell’orchidea” di cui come sempre, nel parlare di romanzi, mi ritrovo combattuta fra cosa dire per farvi incuriosire maggiormente e, il TUTTO ciò che assolutamente devo tenere per me per non rovinarvene la lettura, lasciandovi anche il piacere della scoperta e di entrare a piè pari all’interno della storia.
Un nuovo romanzo, un nuovo successo, nell’attesa di un altro autunno.
E di un altro romanzo di Donato Carrisi.
“Gli scrittori scorgono connessioni dove in apparenza non esistono legami… L’irrazionale non li spaventa, perché percepiscono la magia segreta delle cose… Non si rassegnano all’evidenza, perché per loro non è sufficiente. E cercano continuamente nuovi misteri da risolvere… Gli scrittori vedono cose che gli altri non riescono a Vedere…”
Buona lettura!
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Donato Carrisi
è nato nel 1973 a Martina Franca e vive fra Roma e Milano. Dopo aver studiato giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento. Scrittore, regista e sceneggiatore di serie televisive e per il cinema, è una firma del Corriere della Sera. È l’autore dei romanzi bestseller internazionali (tutti pubblicati da Longanesi) Il suggeritore, Il tribunale delle anime, La donna dei fiori di carta, L’ipotesi del male, Il cacciatore del buio, La ragazza nella nebbia – dal quale ha tratto il film omonimo con cui ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente –, Il maestro delle ombre, L’uomo del labirinto – da cui ha tratto il film omonimo – , Il gioco del suggeritore e La casa delle voci. Ha vinto prestigiosi premi in Italia e all’estero come il Prix Polar e il Prix Livre de Poche in Francia e il Premio Bancarella in Italia. I suoi romanzi, tradotti in più di 30 lingue, hanno venduto milioni di copie.