La canarina assassina




La canarina assassina / The Canary Murder Case, 1927

Recensione di Marina Morassut


Autore: S.S. Van Dine (alias Willard Huntington Wright)

Editore: Arnoldo Mondadori Editore (I Capolavori dei Gialli, nr. 23)

Genere: Giallo

Pagine: 320

Anno di pubblicazione: Mondadori; Ristampa 7 settembre 1955

 

 

 

 

 

Sinossi. Dopo “L’enigma dell’Alfiere” e “La fine dei Greene” (I bassotti n. 48 e n. 80), “La canarina assassinata” (1927) è il terzo romanzo di Van Dine pubblicato nella collana. Il libro, considerato una delle più riuscite “camere chiuse” della storia del giallo, è incentrato sulla tragica morte della “Canarina” Margaret Odell, affascinante stella di Broadway così soprannominata per il costume indossato in un balletto alle Follies. Una sera di settembre, al ritorno da teatro, la bionda bellezza viene strangolata nel suo appartamento nel centro di New York. Le amicizie maschili della Canarina erano numerose, per lo più uomini in vista che lei sapeva sfruttare con abilità, e quella sera, come viene ben presto appurato, in molti le avevano, fatto visita. La polizia, arrivata sul posto, trova la vittima accasciata sul divano e l’appartamento sottosopra: mobili rovesciati, cose sparse ovunque, i gioielli spariti dal portagioie, un cofanetto per i documenti svuotato. Ma quello che a prima vista parrebbe un semplice delitto a scopo di rapina si rivela un caso sconcertante quando si scopre che ogni via di fuga era preclusa all’assassino. Agli inquirenti non resta dunque che affidarsi al fine intuito di Philo Vance, colto e raffinato detective, che noterà ciò che agli altri è sfuggito. Per esempio, come mai la chiave di un armadio è infilata nella serratura all’interno dell’anta.

 

 

 

Recensione

 

Come di consueto “fu uno strano susseguirsi di circostanze che indusse Philo Vance ad interessarsi all’affare della Canarina”. Innanzitutto l’oramai comprovata profonda amicizia con il Procuratore distrettuale di New York, il Sig. Markham. E poi le profonde disquisizioni che i gentiluomini, sempre alla presenza del silenzioso e fido avvocato ed amico S.S. Van Dine, solitamente tengono nella sala di conversazione dello “Stuyvesant”, dato che i tre gentiluomini ne sono soci e che spesso il Procuratore se ne serve come quartier generale. Ragionamenti, disquisizioni, prese in giro, coltissime affermazioni e rimembranze che portano sovente i due uomini a sfidarsi.                                                                                                                                                                    

Ed è proprio in questo frangente, comodamente seduti  in un remoto angolo della sala di conversazione, fumando uno un sigaro e l’altro una delle su Regie, quando il Procuratore Markham va ragionando fra sè che ancora un po’ e si dovrà sobbarcare pure il lavoro di investigazione, visto che chi dovrebbe fare quel lavoro non è in grado di procurargli prove sufficienti per ottenere condanne, che avviene l’assassinio della giovane e bella “Canarina”, Margaret Odell. E disquisendo, come spesso fanno, in merito alla differenza e all’importanza dell’osservazione degli oggetti, delle prove materiali e dello studio ragionato della psicologia degli “attori” di un crimine, che Markham invita Vance ad accompagnarlo durante l’inchiesta del primo caso che si verificherà…

Definito uno dei più bei Gialli dell’Età d’Oro del romanzo poliziesco, questo è il secondo romanzo che Willard Huntington Wright, alias S.S. Van Dine, pubblica. Ed è proprio con questo secondo giallo sul caso della “Canarina”, seguito poi l’anno dopo dal “La Tragedia di Casa Green”, che questo erudito scrittore diventa uno dei più grandi autori di gialli di quest’epoca. “The Canary Murder Case”  all’epoca rimase per mesi in testa alle classifiche dei libri più  letti!                                                      Ricordiamo quanto abbiamo anche già accennato nelle nostre recensioni di altri due romanzi di quest’autore, che senza Philo Vance non sarebbe nato nemmeno il grande Ellery Queen, oltre a diversi altri investigatori forse meno noti al grande pubblico.                                    

Ci sono molti aspetti che ci preme citare, perchè tutto concorre a rendere fascinoso questo romanzo, prima di arrivare al giallo in se stesso. L’atmosfera degli anni Trenta del secolo scorso, con i Clubs dove gli uomini si ritrovano la sera, a fumare e discutere di quanto avvenuto durante la giornata, prima di rincasare.

La stessa Margaret, la bionda bellezza di Broadway, soprannominata La Canarina ad un certo punto della sua sfolgorante e rapida carriera alle Folies, incarna ancora oggi un tipo di modello che è ritornato di gran moda.

La bella attricetta o la scaltra soubrettina che arriva ad un rapidissimo successo grazie al suo personalino e che grazie a questo vuole elevarsi al di sopra del suo ceto sociale di appartenenza, venendo in contatto con la bella vita, sposando un uomo ricco che la possa anche introdurre in Società. Queste sue frequentazioni prettamente maschili e scaltramente volute la porteranno laddove la povera e bella Margaret non si sarebbe mai aspettata: a morire giovane per mano di un ladro… di un pazzo… di… un innamorato?

E ancora: le frequentazioni che incontriamo nei romanzi di S.S. Van Dine, dove agli altolocati e talvolta nobili gentiluomini si mescola una folla fatta anche di mezze tacche o loschi figuri, in una New York che ci viene descritta minuziosamente, nel peregrinare tra il Tribunale, il quartiere e la casa dove di volta in volta avviene l’omicidio o le scampagnate che l’estro di Philo Vance ci fa compiere assieme a lui oltre all’onnipresente “Stuyvesant”. Per non parlare del cibo di cui viene fatto cenno, dei quadri, dei manufatti preziosi, degli oggetti tipici di una borghesia newyorchese dell’epoca, dei locali e dei ritrovi…

Come detto, tutto concorre ad affascinare il lettore. Ma il pezzo forte, soprattutto per i puristi del genere giallo, arriva proprio con la meccanica che l’autore costruisce intorno a questa vicenda. E come da più nobile intendimento, l’autore non nasconde nulla al lettore, che può arrivare per ragionamento ad identificare il colpevole. Ma è soprattutto la ricostruzione psicologica dei personaggi che ruotano intorno alla vittima, il sondare l’animo, la mente ed il cuore di questi possibili colpevoli, che porta l’intelligentissimo Vance a capire chi è l’assassino. E da qui, questo detective per caso dovrà poi lavorare per trovare le prove che permetteranno al Procuratore distrettuale di arrestare l’omicida.

E questa volta, sempre in barba agli errori della polizia e del fido sergente Heath, anche Vance avrà le sue belle difficoltà ad individuare fra i quattro amici più affezionati alla Canarina, il solo che può averperpetrato il delitto perfetto in un appartamento raggiungibile solo dal portone principale e passando necessariamente davanti alla portineria, dove c’è sempre un telefonista. Il classico caso della “Camera Chiusa”.

L’amico ed accompagnatore che proprio la fatidica sera, davanti ad un testimone, prima di lasciare la Canarina le parla attraverso la porta già chiusa dell’appartamento, avendo risposta dalla donnastessa e poi… poi il ritrovamento del corpo da parte della cameriera. Il furto di gioielli, con la messa a soqquadro di tutto il lussuoso appartamento.                                                                                                                                            

Ce n’è di che far imbestialire l’opinione pubblica che vuole un colpevole, visto i casi precedenti che hanno portato ad un nulla di fatto, per quanto riguarda l’argomento condanne.                                                                 Ce n’è di che far ammattire polizia e procuratore distrettuale. E anche Philo Vance questa volta farà fatica, dopo aver ristretto ai quattro amici di Margaret il probabile omicida, a capire chi è il solo che ha avuto l’audacia e la possibilità di programmare a sangue freddo questo omicidio. Ed ancora una volta, in aiuto di questo detective-dandy, verranno in aiuto le sue conoscenze di un’arte… un po’ sui generis.

E come chiede ironicamente Philo Vance al sergente Heath, anch’io vi sfido e vi chiedo:  come funzionano – in questa bella giornata – le vostre facoltà induttive?

 

A cura di Marina Morassut

libroperamico.blogspot.it

 

 

S. S. Van Dine


S. S. Van Dine, pseudonimo di Willard Huntington Wright (Charlottesville, 15 ottobre 1887 – New York, 11 aprile 1939), è stato uno scrittore e critico d’arte statunitense, noto autore di gialli.                                     Wright iniziò giovanissimo ad occuparsi di critica letteraria, specializzandosi poi come esperto di arte e avviando collaborazioni con giornali e riviste. Nel 1912 fu nominato editor del periodico letterario The Smart Set, grazie a cui divenne dapprima conoscente e poi intimo amico di importanti figure. È del 1916 The Man of Promise, il suo primo e unico romanzo non a carattere poliziesco: il libro ottenne buone critiche, ma non ricevette quel successo nel quale lo stesso Van Dine confidava. Costretto a robuste terapie mediche per gravi problemi di salute e vessato da fortissimi problemi economici, Wright decise di approfondire il genere letterario poliziesco fin quando non si sentì in grado di potervisi cimentare a sua volta, progettando di scrivere una trilogia da cui trarre i guadagni necessari a riprendere l’attività di studioso. In realtà in anni recenti si è scoperto, come indica la biografia di Loughery, trattarsi di una pesante dipendenza da droghe di ogni genere, delle quali era sempre stato indefesso sperimentatore. Scelse lo pseudonimo “S.S. Van Dine”, S.S. era l’abbreviazione di Smart Set, il nome della sua vecchia rivista, mentre “Van Dine” rappresentava un omaggio al pittore Antoon van Dyck col quale Wright aveva una certa somiglianza di tratti, e creò così il personaggio di Philo Vance: esteta, intellettuale, studioso di psicologia, cultore d’arte e molto altro, Vance è un personaggio strettamente legato al concetto nietzschiano del “Superuomo”. Il successo di vendita dei primi cinque romanzi a nome Van Dine fu tale da consentire alla casa editrice Scribner’s di superare indenne la grave crisi economica del 1929. Wright divenne ricchissimo per la prima volta in vita sua e finì per adottare uno stile di vita non molto dissimile da quello del suo ormai celeberrimo personaggio. I suoi tormenti interiori, associati a un pessimo carattere e alla consapevolezza di non poter più tornare a occuparsi dei suoi prediletti studi di arte e letteratura perché il mercato continuava a richiedere romanzi e sceneggiature a nome Van Dine, lo spinsero ben presto a tuffarsi di nuovo nella droga e nell’alcol. Minato nello spirito e nel fisico Wright scomparve nel 1939 per problemi di cuore e circolazione, lasciando gli avanzi di un enorme patrimonio che aveva via via largamente intaccato, una preziosissima raccolta di opere d’arte e un ben avviato allevamento di terrier scozzesi. A Wright si devono inoltre le famose “Venti regole per scrivere romanzi polizieschi” (Twenty Rules for Writing Detective Stories) che intendevano stilare una casistica del genere a beneficio di autori e lettori, “The World’s Great Detective Stories”, una corposa antologia la cui lunga prefazione costituisce ancora oggi un testo fondamentale, seppure datato, nella storia della critica del giallo. Da Philo Vance, suo personaggio più famoso, la RAI ha tratto nel 1974 una miniserie televisiva intitolata appunto Philo Vance e interpretata da Giorgio Albertazzi. Mentre negli Stati Uniti d’America l’interprete dei films con protagonista Philo Vance sarà soprattutto William Powell.

 

Acquista su Amazon.it: