Il delitto del luogo. La città e la provincia, tra Milano e il lago Maggiore




La città e la provincia, tra Milano e il lago Maggiore

di

Marina Visentin

Marina Visentin oltre che scrittrice, giornalista, editor, traduttrice – è laureata in filosofia e appassionata studiosa di psicologia. Questa mia premessa non vuole rappresentare una sua biografia sintetica, ma sottolineare piuttosto la profonda capacità introspettiva attraverso la quale filtra il rapporto con Milano, la città in cui vive e ambienta i suoi romanzi, e la provincia novarese, in cui è nata. Un sentire ambivalente che trasferisce alla sua protagonista, Giulia Ferro, dando vita a una personalità sfaccettata e del tutto convincente.

 

 

Milano c’è in tutti i miei romanzi. E c’è anche la provincia. Sempre. Città e provincia, un legame fatto di desiderio, voglia di fuggire, bisogno di tornare.

Milano, la città dove vivo, certo, ma soprattutto la città dove ho desiderato vivere, quella di cui tanti anni fa mi sono innamorata. Non tanto per quello che Milano era, davvero, ma per quello che rappresentava. Opportunità di studio e di lavoro, ovviamente, ma soprattutto di scoprire un modo di vivere diverso.

Milano vista dalla provincia somigliava a una metropoli tentacolare, grigia, fredda, dura, ben poco accogliente. Ma se hai vent’anni e arrivi dalla provincia novarese, Milano ti sembra il paese dei balocchi: è l’ombelico del mondo, l’unico luogo dove vuoi essere, dove intendi vivere. Nonostante le tante fatiche, i rischi, le delusioni. E così il tuo amore per Milano rimane in bilico, ti sembra frutto di ingenuità e come tale da tenere a bada, chiudere in fondo al cuore come una debolezza, qualcosa che può renderti vulnerabile.

 

 

Questa ambivalenza l’ho prestata a Giulia Ferro, la protagonista di Cuore di rabbia, trasformandola in un rapporto di odio e amore, per una città che può darti tanto ma può anche metterti in difficoltà, infliggerti ferite difficili da guarire.

 

 

Nei miei romanzi c’è sempre anche la provincia. Nel caso di Cuore di rabbia, il lago Maggiore, la sponda piemontese in particolare, tra Stresa e il Mottarone. Un luogo della memoria per me e per la mia protagonista, di origini novaresi proprio come me. Un luogo che ho voluto descrivere nelle sue pieghe di monotonia ma anche nella sua grande capacità di offrire rassicurazione, forse consolazione. Perché a volte si ha bisogno di tornare a casa. Per scoprire magari che è tutta un’illusione, che non basta conoscersi tutti per essere al sicuro. Anzi. Spesso è vero proprio l’opposto. Conoscersi non significa volersi bene. Significa soltanto che tutti sanno chi sei e che cosa fai. Significa non poter sfuggire mai, neanche per un istante, allo sguardo degli altri, al loro giudizio.

A Milano, invece, puoi muoverti come un’ombra. La città ti offre un magnifico dono: l’invisibilità. È una grande opportunità, di cui nemmeno sospettavi l’esistenza: essere invisibile e però non smettere di vedere. Diventare soggetto del verbo “vedere”. Per una donna, per una provinciale, diventare sguardo è una conquista. Smettere di essere oggetto dello sguardo altrui, del giudizio degli altri. Tutto questo l’ho prestato alla mia protagonista, Giulia Ferro. Una donna con tutte le sue fragilità e la sua forza profonda, e quello sguardo affilato ma sempre compassionevole sul mondo. E soprattutto su una città che è fatta di tante città, da percorrere a piedi, senza correre, da indagare senza pregiudizi, da scoprire ogni volta diversa. Da amare e basta, smettendo finalmente di chiedersi perché.

 

 

 

Marina Visentin


Giornalista, traduttrice, consulente editoriale, ha una laurea in filosofia e un lontano passato da copywriter in una agenzia di pubblicità. Ha collaborato con varie testate nazionali, scrivendo di cinema e altro; attualmente, si interessa di scrittura autobiografica, organizzando laboratori a Milano e dintorni. Ha pubblicato testi di critica cinematografica, saggi sulla storia del cinema (Asian Terror – Il cinema horror del-l’estremo oriente, De Agostini, 2004; The Science FictionUniver-se – Enciclopedia del cinema di fantascienza, De Agostini, 2007), libri di filosofia e psicologia. Dopo la fiaba noir Biancaneve (Todaro Editore, 2010), con Piemme ha pubblicato La donna nella pioggia (2017) e con SEM Edizioni Cuore di rabbia (2021), entrambi thriller psicologici.

 

A cura di Giusy Giulianini

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna. Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì? Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato e i noir il mio peccato mortale’.