La cura del fuoco




Johanna Mo


Sinossi. L’isola non perdona, non importa quanto tempo sia passato. Giugno 1999, Svezia meridionale. Un gruppo di studenti decide di festeggiare il diploma in una casa abbandonata nella foresta, sull’isola di Öland. La mattina dopo uno dei ragazzi, Mikael Fransson, non si trova più. Insieme a lui sono spariti anche lo zaino, il portafoglio, il passaporto. Qualcuno crede che Mikael sia scappato in Germania, qualcun altro che si nasconda sull’isola: a nulla servono le foto appese a ogni bacheca, il documentario dedicato, gli appelli sui giornali che si susseguono nel tempo. Mikael Fransson non ricomparirà più. Öland, molti anni dopo. L’investigatrice Hanna Duncker si sveglia di soprassalto, le narici invase da un odore acre: la sua casa, la casa che è stata il suo rifugio da quando è tornata sull’isola dopo due decenni a Stoccolma, sta bruciando. Non vi aveva più messo piede da quando il padre era stato arrestato per omicidio, e ora – mentre tutto ciò che possiede viene ridotto in cenere – quelle fiamme furiose le sussurrano che l’isola non l’ha dimenticata, non l’ha perdonata.E proprio ora, a quattordici chilometri dalla casa di quel festino, vengono ritrovati i resti di Mikael Fransson: recano inequivocabili i segni di una mano assassina. Toccherà all’investigatrice e ai suoi colleghi poliziotti sciogliere l’intrico di falsi ricordi, lacune e fantasie che ancora imbriglia i protagonisti di quella brutta storia. Ma anche stavolta dissotterrare le verità del passato non porterà giorni buoni per Hanna. Solo altro sangue.

Traduttore: Gabriella Diverio

Editore: Neri Pozza

Genere: Thriller

Pagine: 427

Anno edizione: 2025

 Recensione

di

Marco Lambertini


Ci sono romanzi che non esplodono subito, ma ardono piano, lasciando dietro di sé un calore che resta. La cura del fuoco, terzo capitolo della serie di Johanna Mo con protagonista Hanna Duncker, è proprio così: un noir nordico ambientato sull’isola di Öland.

Tutto inizia nell’estate del 1999, quando Mikael Fransson scompare dopo una festa. Passano vent’anni e i suoi resti vengono ritrovati, nello stesso momento in cui la casa di Hanna va in fiamme. Coincidenze? Forse no.

La cura del fuoco è un romanzo corale e pieno di personaggi ben delineati.

Hanna Duncker detective  e protagonista, è un groviglio di cose non dette, di paure e di ferite mai rimarginate. Il peso del padre presunto assassino e l’ostilità della comunità l’hanno resa diffidente e incapace di legarsi davvero agli altri. Forte e determinata sul lavoro, fragile nella vita privata, Hanna affronta l’incendio che le distrugge la casa come la definitiva resa dei conti con se stessa. Nello stesso tempo, però, insieme alle rivelazioni di suo fratello Kristoffer sull’omicidio di cui suo padre era stato condannato, sembra essere quasi una purificazione e un nuovo inizio.
Mikael  Fransson la  vittima. Uno studente scomparso nel 1999 e ritrovato vent’anni dopo, ridotto a ossa ma ancora al centro di un enigma irrisolto. Il suo corpo riemerge dalle profondità del tempo, insieme alle domande mai sopite: chi era davvero Mikael? Cosa gli è successo quella notte?

Therese Fransson la  sorella gemella di Mikael. La sua voce è un eco di dolore e memoria: il legame con il fratello non si è mai spezzato, anche dopo la sua scomparsa. La scoperta dei resti riapre una ferita mai rimarginata e fa emergere un vissuto fatto di attese, sospetti e silenzi familiari. Therese rappresenta la dimensione emotiva del caso, quella che rende l’indagine qualcosa di più di un lavoro di polizia.

Erik Lindgren  collega  di Hanna. Anche lui è alle prese con una battaglia personale: il padre è malato di Alzheimer e la progressiva perdita di memoria pesa come un macigno sulla sua vita. Questa fragilità lo rende un personaggio intenso, specchio del fatto che in La cura del fuoco non ci sono solo indagini, ma anche esistenze segnate dal dolore e dalla vulnerabilità quotidiana. 

Accanto a loro Johanna Mo riesce a dare forza e vigore a tutti i personaggi rendendoli veri e concreti.

Il racconto alterna con grande efficacia i capitoli ambientati nel presente, con Hanna ed Erik che cercano di ricostruire la verità, con  capitoli che raccontano l’ultimo giorno di vita di Mikael, dandogli voce e rendendolo un personaggio vivo, non solo una vittima e che descrivono in un lento e inesorabile “cupio dissolvi” una giornata di festa in una di puro terrore.

E proprio tornando al 1999 emergono ombre nei rapporti tra Mikael e i suoi amici: amicizie complicate, tensioni sotterranee, errori che oggi tutti preferirebbero dimenticare. È in quelle dinamiche adolescenziali,fatte di gelosie, rancori e scelte sbagliate, che si nasconde parte della verità. Ed è lì che Johanna Mo scava, mettendo in luce come il passato lasci cicatrici che non scompaiono mai del tutto e lo fa con un  crescendo di tensione che tiene incollati alle pagine.

L’autrice non punta ai colpi di scena spettacolari. La sua scrittura è lenta, controllata, quasi ipnotica. La tensione cresce come un incendio nascosto, un fuoco che cova sotto la cenere, all’inizio solo fumo, poi fiamme che divorano ogni cosa.

Uno degli aspetti più affascinanti di questo libro, il terzo della serie di Hanna Duncker è che, accanto ai singoli casi di ciascun romanzo, corre una grande indagine di fondo che riguarda direttamente Hanna  e la sua famiglia.
Sin dal primo libro, Hanna non ha mai smesso di chiedersi se il padre fosse davvero colpevole. Il suo silenzio, la vergogna e la diffidenza della comunità tengono aperta una ferita che condiziona ogni sua scelta. Col  passare del tempo emergono crepe nella versione ufficiale.

Così, libro dopo libro, l’omicidio di Ester Jensen diventa il filo rosso che lega tutta la serie: un mistero che non riguarda solo la giustizia, ma anche l’identità e il passato di Hanna. Ed è proprio questa ricerca della verità a rendere la saga più complessa e avvincente di un semplice ciclo di gialli autoconclusivi. 

La cura del fuoco non  è un romanzo da leggere tutto d’un fiato: bisogna avere pazienza e lasciarsi trasportare, è un noir nordico che non cerca di stupire con l’effetto speciale, ma che conquista con il tempo, il silenzio e la profondità emotiva.

Il romanzo intreccia indagini, segreti adolescenziali e vite spezzate, alternando presente e passato in un gioco di specchi che inchioda il lettore.
Hanna, Erik, Mikael e Therese non sono semplici figure narrative: sono ferite aperte, memorie che non si cancellano, fuochi che covano sotto la cenere.

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Johanna Mo


è nata a Kalmar, in Svezia, e ora vive con la sua famiglia a Stoccolma. Ha trascorso gli ultimi vent’anni lavorando come critica letteraria, traduttrice e redattrice freelance. Presso Neri Pozza sono apparsi anche La morte viene di notte (2021) e L’ombra del giglio (2022), i primi due volumi della serie con protagonista la detective Hanna Duncker.