Amara Lakhous

Sinossi. 5 luglio 2018, festa dell’Indipendenza algerina. Il potentissimo Miloud Sabri, eroe della guerra di liberazione, viene trovato morto nella sua lussuosa villa di Orano. Un dettaglio attira l’attenzione del colonnello Karim Soltani, a capo dell’indagine: alla vittima è stato mozzato il naso. La mutilazione parla da sé, perché è la stessa che usavano i membri del Fronte di Liberazione Nazionale per marchiare a vita i traditori. Il giallo dell’uccisione di Miloud proietta così Soltani nel passato torbido della Nazione, finché più di una verità a poco a poco non verrà a galla. Con una prosa limpida che ritrae la realtà senza fare sconti, Amara Lakhous racconta una storia densissima di tradimenti personali consumati all’ombra di un tradimento più grande: quello degli ideali rivoluzionari, di un sogno collettivo sacrificato sull’altare dell’individualismo e della corruzione.
Autore: Amara Lakhous
Traduzione: Francesco Leggio
Editore: E/O Edizioni
Genere: Noir
Pagine: 229
Anno di pubblicazione: 2026
Recensione
di
Marco Lambertini
La fertilità del male di Amara Lakhous è un romanzo stratificato e rigoroso, che intreccia destini individuali e storia collettiva per interrogare una delle vicende più traumatiche del Novecento e delle sue eredità nel presente. Al centro del libro non c’è solo la violenza della Storia, ma ciò che essa continua a generare nel tempo: colpe irrisolte, tradimenti, silenzi e una memoria che non smette di produrre dolore.
La narrazione si sviluppa su due piani temporali intimamente connessi. Il presente, ambientato nel 2018, si apre con l’uccisione di Miloud, ex notabile ed ex rappresentante del FLN, figura ormai consacrata dalla memoria ufficiale della rivoluzione. La sua morte agisce come un detonatore: riporta alla luce un passato mai chiarito e costringe i personaggi e il lettore a fare i conti con verità rimosse.
Il secondo piano riporta invece agli anni Cinquanta, alla guerra di liberazione, e attraversa poi i decenni successivi fino al 2011 e alla Primavera araba. Lakhous scrive e rappresenta perfettamente tutte le illusioni e le conseguenti disillusioni di ogni grande rivolgimento seguente alla indipendenza dell’Algeria.
È qui che Miloud appare giovane rivoluzionario, impegnato nel controspionaggio, immerso in una lotta in cui il confine tra giustizia e violenza diventa sempre più fragile.
Accanto a lui si muovono Abbas e Idris, amici d’infanzia e compagni di lotta. La loro amicizia, profonda e originaria, viene spezzata dall’accusa di tradimento rivolta ad Abbas, che conduce alla sua cattura. In un contesto dominato dalla clandestinità e dalla paranoia, il sospetto diventa un’arma devastante.
Abbas, prigioniero, arriva a credere che a tradirlo possa essere stato uno dei suoi amici, forse persino Zahra, moglie di Miloud. Lakhous, mostra come il dubbio e la mancanza di verità distruggano i legami e producano ferite destinate a durare per tutta la vita. In questa frattura si insinua il tema della vendetta, che sembra attraversare il tempo e riaffiorare nel presente.
Zahra è una figura centrale e complessa, attraverso cui emergono le speranze e le disillusioni della rivoluzione. Incarnazione del conflitto tra ideale politico e vita privata, tra amore per la famiglia e fedeltà alla causa, rappresenta il sogno di un’Algeria diversa e il dolore per il suo progressivo tradimento. La sua presenza dà al romanzo una profondità emotiva che accompagna la dimensione storica.
Nei capitoli ambientati nel passato, Lakhous compie un’operazione narrativa di grande forza. Partendo dagli anni Cinquanta e dalla guerra di liberazione, attraversa insieme ai quattro protagonisti le tappe fondamentali della storia algerina: la lotta anticoloniale, l’indipendenza, la costruzione dello Stato, le prime derive autoritarie.
Lo sguardo dell’autore è crudo, severo e senza sconti. La rivoluzione non viene idealizzata, ma mostrata nelle sue ambiguità, nelle sue violenze interne, nelle sue promesse mancate. Ne emerge un quadro duro, quasi senza appello, in cui le speranze nate con l’indipendenza vengono progressivamente vanificate e il nuovo Stato si rivela ben presto poco liberale, incline al controllo e alla repressione del dissenso. Pur restando sempre nel territorio del romanzo, Lakhous costruisce una vera e propria contro-memoria, capace di interrogare la narrazione ufficiale della storia algerina.
Nel 2018 l’indagine sull’omicidio di Miloud è affidata a Karim Soltani, comandante dell’antiterrorismo. Divorziato, con un rapporto difficile con il figlio adolescente, Soltani è un cacciatore e segugio di prim’ordine, ma anche un uomo profondamente segnato dalla violenza che ha attraversato il paese.
«Karim Soltani non era di quelli che hanno la passione di mettere il dito nella piaga, ma, a volte, la memoria è una ferita aperta: la tocchi con un dito, e il dolore si fa più forte, la cura più lunga.»
Questa frase definisce con precisione il suo carattere: un uomo consapevole che cercare la verità significa spesso riaprire ferite, personali e collettive, ma anche che evitarlo non è mai una vera soluzione.
Nonostante la sua posizione nell’apparato di sicurezza, Soltani ha piena coscienza dei limiti e delle storture dello Stato algerino, soprattutto dopo i terribili anni Novanta, segnati dalla guerra civile tra militari e jihadisti, da torture e omicidi efferati. Anche lui porta addosso i segni di quella stagione, e la sua indagine diventa così un confronto diretto con una memoria nazionale mai davvero rimarginata.
Tutta l’indagine si svolge nel giorno della festa dell’indipendenza dal colonialismo francese e sarà proprio al termine di quella giornata di festa che Soltami troverà tutti i tasselli di un puzzle pieno di tradimenti e di disillusioni.
La scrittura di Lakhous è sobria, controllata, mai enfatica. Alterna introspezione e racconto, mantenendo una tensione costante tra dimensione privata e politica. Questa scelta stilistica consente al romanzo di affrontare temi complessi con profondità, senza trasformarsi in un saggio, ma senza neppure concedere indulgenze.
La fertilità del male è un romanzo che riflette sul rapporto tra memoria, potere e responsabilità, mostrando come le rivoluzioni possano generare non solo liberazione, ma anche nuove forme di violenza e rimozione. È una storia di amicizia e tradimento, di ideali infranti e verità negate, in cui il male non scompare mai del tutto, ma continua a produrre conseguenze nel tempo.
Un libro esigente e necessario, consigliato a chi cerca nella narrativa uno strumento critico per comprendere la storia algerina e le sue eredità ancora vive.
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Amara Lakhous
Nato in Algeria nel 1970, Amara Lakhous ha vissuto diciotto anni in Italia e dal 2014 risiede negli Stati Uniti, dove insegna nel Dipartimento di Italiano all’Università di Yale. Scrittore bilingue in arabo e in italiano, con le Edizioni E/O ha pubblicato Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio, tradotto in dieci lingue e adattato per il cinema nel 2010, Divorzio all’islamica a viale Marconi, Un pirata piccolo piccolo, Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario e La zingarata della verginella di Via Ormea.