Claudia Myriam Cocuzza
Sinossi. La nobiltà É una questione di sangue o si conquista con le proprie azioni? Se lo chiede lady Florence Trevelyan, cugina della regina Vittoria, esiliata nella Sicilia del 1884. Allontanata da corte per evitare uno scandalo, Florence si è ritirata in Italia con la cugina Louise, sua dama di compagnia, con cui risiede all’ultimo piano dell’hotel Timeo. Taormina non è Balmoral, ma Florence non rinuncia alle sue passioni: la botanica, portare a passeggio i suoi adorati jack russell e insegnare canto. Impiega infatti parte del suo tempo impartendo lezioni di canto a Concettina, giovane cameriera orfana, che in cambio le insegna il siciliano. La fragile quiete della sua vita in esilio, tuttavia, s’incrina con l’arrivo all’hotel dei coniugi Milton: Arthur, magnate teatrale pronto a mettere in scena l’Amleto a Catania, e la moglie Jane; borghesi arricchiti dai modi arroganti, che non perdono occasione per mortificarla. Ma quando una mattina il signor Milton viene trovato morto nella sua stanza, riverso a terra in una pozza di sangue, la moglie accusa di furto e omicidio proprio Concettina, che non ha nessuno a difenderla. Florence però conosce il peso delle maldicenze e crede all’innocenza della cameriera. E, con il comandante dei carabinieri reali assente, inizia a indagare in autonomia, aiutata dai fratelli Cacciola: Salvatore, anatomopatologo affascinante e impertinente, e Carlo, farmacista affabile che sembra volerle offrire più di una semplice amicizia. Tra balli scintillanti e bettole malfamate, quieti salotti da tè e chiassose feste patronali, Florence dovrà scavare in profondità per arrivare alle radici del delitto, disseppellendo oscuri segreti degni di un dramma shakespeariano.
Autore: Claudia Myriam Cocuzza
Editore: Mondadori
Collana: I gialli Mondadori
Genere: Giallo
Pagine: 215
Anno di pubblicazione: 2026
Recensione
di
Salvatore Argiolas
Una tendenza sempre più frequente nella narrative gialla vede interagire personaggi storici con storie criminali e il successo di questi romanzi e racconti testimonia il gradimento di questa trovata che molti fanno risalire a Theodore Mathieson che con “Il genio indaga” (The Great Detectives) mette alla prova illustri personalità come Alessandro Magno, Leonardo da Vinci, Miguel de Cervantes con enigmi e indagini che affrontano come esperti investigatori.
Da allora sono stati tantissime le variazioni sul tema ma l’uomo o la donna famosa che risolve i casi polizieschi ha avuto sempre un fascino particolare, veicolato sia dalla notorietà, sia dall’epoca rievocata dalle imprese poliziesche, da “Aristotele investigatore” di Margareth Doody alla Regina Elisabetta II nei gialli di S. J. Bennett.
Segue questa linea collaudata anche “La forestiera” di Claudia Myriam Cocuzza, finalista al prestigioso premio Tedeschi e ora pubblicato nella popolarissima collana “I gialli Mondadori”.
E’ infatti Lady Florence Trevelyan la protagonista di questo giallo ambientato nella Sicilia di fine Ottocento dove la nobile Florence viene esiliata, in seguito ad una “liaison dangereuse” con un principe destinato a diventare Re del Regno Unito.
La reale Florence fu una dinamica e anticonvenzionale donna che ebbe un ruolo di grande importanza nella zona di Taormina dove si dedicò alla sua passione per la botanica creando splendidi giardini ancora esistenti.
Tutte le principali caratteristiche della nobildonna vengono mantenute nel romanzo con in più un notevole fiuto per le indagini che metterà a frutto quando un suo connazionale, Sir Arthur Milton, famoso impresario teatrale, viene trovato cadavere nell’hotel dove risiede con la cugina Louise.
Lo straniero che arriva in un luogo esotico ha sempre un riscontro narrativo di grande impatto, spesso sfruttato nella letteratura gialla, in quanto mette in risalto peculiarità locali e innesca dinamiche imprevedibili.
Sir Arthur era in Sicilia per preparare la recita dell’Amleto di Shakespeare nel teatro di Catania e ogni capitolo del libro viene preceduto e presentato da una citazione del capolavoro immortale del genio di Stratford-upon-Avon.
“Datemi un uomo che non sia schiavo della passione e io lo terrò nel più profondo del cuore.”
Florence mostra subito una grande antipatia per Arthur Milton e sua moglie Jane, boriosi e arroganti ospiti dell’hotel Timeo e quando viene scoperto il corpo senza vita dell’imprenditore si trova per caso nelle vicinanze e subito comincia a curiosare per capire cosa sia successo ma il suo interesse e la sua personalità fanno sì che Jane Milton la coinvolga nel delitto.
Non potendo direttamente accusarla di aver ucciso il marito Jane crea una ragnatela di indizi, sospetti e insinuazioni che hanno come obiettivo la cameriera Concettina, pupilla di Lady Trevelyan che si impegna a scagionarla da ogni accusa.
Sarà infatti con l’aiuto del medico anatomopatologo Salvatore Cacciola e di suo fratello Carlo, con i quali intreccia varie schermaglie, sia polemiche sia amorose, riuscirà a mettere un punto fermo nella vicenda, con un colpo di scena finale che ha punti in contatto con uno dei gialli di Ellery Queen della quadrilogia dell’attore scespiriano Drury Lane.
Ne “La forestiera” troviamo una romantica donna inglese, forte, emancipata e determinata, un misterioso avvelenamento, pene d’amor perdute, personaggi complessi e vividi inseriti in una trama ben gestita che, anche se rallenta nella parte centrale, restituisce il fascino di un’epoca dalle tante suggestioni, culturali e storiche.
Come nei gialli classici, quando il ritmo diventa più rilassato, il lettore deve stare più attento per non farsi sfuggire gli indizi rivelatori, che una donna dai multiformi interessi riuscirà a comprendere nel loro pieno significato.
Lady Florence nel finale si troverà a fare una scelta di vita che, secondo quanto le predisse una vecchia siciliana, dovrà fare seguendo il suo cuore, “Iddu ‘u sapi” dimostrando di essere capace di integrarsi in un ambiente ostico da capire da chi arriva da fuori ma accogliente e inclusivo per chi conosce l’arte di capire i segni che i locali trasmettono, l’aria che tira.
“La forestiera” è un romanzo diverso da quelli precedenti di Claudia Cocuzza, ambientati nella realtà contemporanea ma ha la stessa capacità di interessare e intrigare, ponendosi sulla stessa latitudine narrativa dei gialli classici all’inglese.
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Claudia Myriam Cocuzza
Classe 1982, è una farmacista laureata in Chimica e tecnologie farmaceutiche. Vive a Calatabiano (CT), tra il mare e l’Etna, con le due figlie, il marito e un pastore maremmano. È caporedattrice per Writers Magazine Italia e redattrice per ThrillerNord e Il giornale delle buone notizie. Il suo racconto “La stanza rossa” è pubblicato sul numero 62 del WMI. Il suo racconto “Vincenzo è morto” ha ricevuto la menzione speciale al Premio Termini Book Festival ed è finalista al concorso GialloLuna NeroNotte, in collaborazione con Il Giallo Mondadori “La partita di Monopoli”, vincitore del Premio Garfagnana in Giallo 2022 sezione Inediti, è il suo romanzo d’esordio. “La recita di Natale”, sequel della “Partita di monopoli” è il suo secondo romanzo e ha vinto il premio Garfagnana in giallo 2025- “La forestiera” è stato finalista al premio Tedeschi 2024.