La legge di donna Matilde




Giampaolo Cassitta 


Sinossi. L’invito al festival di Sanremo del 1958 per il vicesindaco di un piccolo paese di provincia e per sua moglie crea una serie di aspettative e rocamboleschi colpi di scena all’interno della comunità. Donna Matilde non può perdere questa ghiotta occasione, tantomeno possono lasciarsela sfuggire i compaesani. Ma quella che sembra un’avventura destinata al successo viene messa in discussione da una serie di impedimenti. Riuscirà donna Matilde a coronare il suo sogno? Sullo sfondo di un’Italia che si risolleva dalle distruzioni della guerra, in mezzo a una pletora di personaggi improbabili e iconici, ecco apparire sul proscenio tutti i peccati veniali e le ingenuità di una nazione che vive il boom economico, tra trasmissioni televisive e grandi fotoromanzi, tra canzonette e sogni di riscatto. Una storia d’altri tempi, carica di freschezza, in cui emergono caparbietà, furbizia, voglia di sorridere e ripartire.

Editore: Arkadia

Collana: Eclypse

Genere: Narrativa

Pagine: 212

Anno edizione: 2025

 Recensione

di

Loredana Gasparri


Dopo aver letto il titolo, ho provato a immaginare la trama. Tipico di tutti i lettori, credo. Quando ho posato gli occhi sulla copertina, ho preso la mia trama immaginaria e l’ho messa da parte. La fotografia suggeriva tutt’altre atmosfere e parole. 

Siamo nell’inverno 1957, in Sardegna e precisamente a Roccabuiedda, un piccolissimo comune inventato che l’autore colloca tra Sassari e Cagliari. La vita ha i ritmi lenti della provincia minuscola: non ci sono grandi eventi sociali, o grandi occasioni di incontro-scontro tra i cittadini come si potrebbe trovare altrove, la modernità del progresso arriva con passo calmo.

Questo non significa, però, che non capiti davvero nulla. Se anche non ci sono i rivolgimenti sociali delle grandi città, i rapporti tra i cittadini di Roccabuiedda tendono ad essere ricchi e complicati, così com’è tipico di tutti i raggruppamenti umani. Alcuni di loro sono particolarmente dotati di temperamento, arguzia, e capacità di calcolo e di trame non indifferenti.

Ne incontriamo una quasi subito: Matilde Truddesu, pasticciera di talento del paese e moglie del vicesindaco Antonio. Nelle prime pagine del libro la vediamo tiranneggiare senza pietà il paziente marito rassegnato, costringendolo in piena notte a recarsi in farmacia per acquistarle un farmaco contro il raffreddore.

Sarà anche ‘solo’ una pasticciera, ma Matilde non può permettersi di abbandonare il suo lavoro, perché sarebbe come tradire una sacra missione, che solo lei può portare avanti. Se ci sembra un’esagerazione, ascoltiamola parlare della sua pasticceria e delle sue creazioni: sentiremo vibrare passione e determinazione senza limiti.

Oltre ad osservare un bel talento all’opera. Matilde crea torte e pasticcini seguendo l’altra sua passione smodata: le canzoni. Soprattutto le canzoni del Festival della Canzone Italiana, Sanremo. Quando era davvero il Festival dei Festival… ricordiamoci che siamo negli anni ’50, quando l’Italia e gli Italiani erano impegnati a costruire e a impegnarsi.

Tutto il paese adora i suoi dolci. E la teme, perché donna Matilde ha un caratterino altamente speziato, e la spiccata tendenza a non farsi mettere i piedi in testa da nessuno. Semmai, è lei che ama farlo. 

Dopo questa coppia al vertice, passiamo a conoscere l’intero paese, o quasi. Di ognuno abbiamo un ritratto veloce, costituito da un tratto saliente. Il farmacista Derisu, buon professionista di giorno e frequentatore di case di piacere di notte della vicina Sassari.

Ritanna Masciellu, moglie del droghiere e rivale-amica di Matilde, con cui si impegna in una gara a chi è più alla moda, o conosce le novità del continente per prima. Non manca la questione politica. Conosciamo gli esponenti della sede del partito comunista di Roccabuiedda, Libero Comissu, segretario del partito, e Salvisto Belrossu, sindacalista molto attivo e dalle opinioni molto precise.

Seguiamo una riunione di partito, poco prima di Natale, piuttosto tumultuosa. Si dibattono questioni importanti sul ruolo della classe operaia, e sulla necessità di difenderla dai soprusi dei padroni, nonché sul ruolo fondamentale dei comunisti di difensori della purezza e dell’umiltà del popolo lavoratore dagli attacchi del consumismo che corrompe e rende superficiali. Le feste natalizie, con la loro atmosfera giocosa e spensierata, sono un’arma di corruzione e distrazione dalle questioni importanti della vita.

Se il Natale non può essere eliminato per ovvi motivi, un altro avvenimento altrettanto pernicioso per la fibra morale del paese, sì. Il vicesindaco e sua moglie, l’immarcescibile donna Matilde, sono invitati come ospiti al Festival di Sanremo nel febbraio 1958, in virtù di un gemellaggio tra la città ligure e il borgo sardo.

Occasione straordinaria, un onore incredibilmente alto, una possibilità di mettere in mostra i dolci di donna Matilde e i prodotti eccezionali del territorio sardo, facendoli conoscere a tutta la nazione. Tutto il paese esulta. O quasi. A parte l’invidia che sfreccia verso la pasticciera, qui c’è una questione morale essenziale, che richiede un intervento deciso. Non tutti sono a favore del viaggio… scoprirete tutto nei minimi particolari.

Vedrete quali misure vengono introdotte per impedire il trionfo di donna Matilde. La sua reazione di lesa maestà quando viene a sapere che i suoi avversari le stanno mettendo i bastoni tra le ruote, rischiando di vincere. E quali contromisure prenderà l’intraprendente pasticciera per difendere il suo momento.

È una lettura molto godibile, e un viaggio nel tempo. Quella fotografia in bianco e nero in copertina mi ha riportato alla mente quei programmi che ogni tanto la RAI proponeva al mattino, quando ero bambina. Mostravano spezzoni di spettacoli di quegli anni ’50, quando i presentatori vestivano il frac, le cantanti e le soubrette brillavano per molteplici talenti, i microfoni avevano fili lunghissimi e le orchestre accompagnavano i solisti dal vivo. 

I nomi dei personaggi che circondano Matilde sono tutti molto… originali. Alcuni decisamente bizzarri. Mi ha fatto pensare ai mondi creati e popolati di Andrea Vitali, con una tinta politica alla Camillo e Don Peppone.

A Roccabuiedda la nostra attenzione è catturata soprattutto dai comunisti, da quel Salvisto che non sembra amare particolarmente la gioia o le canzoni. Matilde, esasperata, trancia il suo giudizio sul giovane sindacalista, chiedendosi perché debba essere così triste e soprattutto perché senta l’obbligo di imporre la sua tristezza a tutto il mondo!

Scoprirete se è proprio così. Intanto vi divertirete e passerete qualche ora in leggerezza e umorismo, senza tralasciare una piccola riflessione sul mondo e su quanti atteggiamenti adottano gli esseri umani per affrontarlo.

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Giampaolo Cassitta 


È nato a Oristano (1959), ha all’attivo numerosi romanzi: Asinara. Il rumore del silenzio (2001), Supercarcere Asinara (2002), Il giorno di Moro (2006), C’era una volta all’Asinara (2023, premio Vermentino 2024, premio Un mondo a parte, La Spezia, 2024), tutti editi da Fratelli Frilli. Ha inoltre pubblicato per Arkadia Editore i romanzi Il piano zero (2011), Le destinazioni del cielo (2014), Dolci, sante e marescialli (2017), Domani è un altro giorno (2020, Premio Sicilia), la biografia Gli ultimi sognano a colori (2016), il pamphlet Sulla collina. 50 storie di pandemia (2020) e ha partecipato alla raccolta di racconti La cella di Gaudí. Editorialista del quotidiano “La Nuova Sardegna” ha al suo attivo alcuni reading musicali e diversi progetti di carattere artistico.

A cura di Loredana Gasparri

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