Geraldina Neri
Sinossi. Geraldina Neri firma un giallo denso, sensoriale, immerso in una Milano magnetica e contraddittoria. La morte non medita è un romanzo che scava nelle crepe della mente e nei diversi volti della manipolazione, aprendo nuove e sorprendenti prospettive per il giallo metropolitano. L’estate, a Milano, inizia sempre ad agosto. I tram sferragliano solitari tra i caselli di Porta Venezia e l’afa soffoca ogni rumore. Ma una mattina, nel dedalo di vie dietro corso Buenos Aires, una nenia straniera si diffonde nell’aria ovattata. Om Sarveshaam Svastir-Bhavatu: possa esserci felicità in tutti. Proviene dal portone socchiuso di un palazzo elegante. Oltre, si intravede un giardino zen: è l’ingresso del White Lotus, un centro spirituale. Un’oasi di pace e serenità, almeno in apparenza. All’improvviso, però, la quiete si incrina. Il canto è interrotto da un grido. Una giovane donna, raccolta in meditazione, si alza, si contorce, poi crolla a terra. Quando i medici arrivano sul posto, per lei non c’è più nulla da fare. Ne viene decretato il decesso. Davanti al portone di via Nino Bixio si precipita l’ispettore Amanda Visentin, la Ducati ancora calda di asfalto e una ciocca rosso Tiziano che sbuca dal casco. È la migliore detective della città: ha un olfatto fuori dal comune e qualche problema di carattere dovuto a un passato difficile da seppellire. Oltre le porte del centro la attendono un muro di segreti e una comunità compatta, guidata da un ipnotico e ambiguo santone. E c’è qualcuno, nascosto nell’ombra, che tiene gli occhi puntati su di lei.
Autore: Geraldina Neri
Editore: Piemme
Collana: Thriller
Pagine: 208 p., Brossura
Anno edizione: 2026
Recensione
di
Sabrina De Bastiani
Detestava la sensazione in cui era immersa da giorni: la dolcezza stucchevole di quella spiritualità fasulla che la faceva sentire invischiata, legata, nella sua ricerca della verità.
Ci sono investigatori che si affidano soprattutto agli occhi. Altri alle impronte, ai tabulati, alle telecamere, alle prove raccolte con pazienza.
E poi c’è l’ispettore capo Amanda Visentin, che prima di tutto annusa.
Con l’olfatto lei non leggeva solo la scena del crimine, ma il mondo in generale.
Non vezzo narrativo e nemmeno superpotere da detective. Ne La morte non medita di Geraldina Neri l’olfatto diventa un modo diverso di stare dentro le cose, di attraversare le persone e i luoghi cercando quello che non si vede.
Profumo o puzza?
Una domanda che, pagina dopo pagina, smette di interessare soltanto gli odori e comincia a riguardare la verità. Perché anche ciò che appare rassicurante può nascondere qualcosa di marcio.
Il teatro dell’indagine è una Milano d’agosto vuota e proprio per questo inquietante. Al White Lotus, centro spirituale che promette pace, equilibrio e consapevolezza, una giovane donna muore. Da quel momento la tranquillità del luogo comincia a emergere per quello che forse è davvero. Una superficie di apparenza sottilissima, sotto la quale si muovono segreti, interessi, manipolazioni e fragilità.
Neri conosce le regole del giallo e affonda la penna per incrinarle.
Era impulsiva, intollerante alle regole e alle procedure, e quella sua stranezza dell’olfatto, poi, che la rendeva ridicola e finiva sempre per creare problemi.
Amanda Visentin non è l’investigatrice impeccabile e rassicurante che procede ordinatamente da A a B. È scomoda, istintiva. E soprattutto è una donna che porta addosso le proprie contraddizioni, cerca la verità negli altri mentre continua a fare i conti con le proprie zone d’ombra. Ha qualcosa che disturba, che non si lascia addomesticare. Anche il suo passato contribuisce a renderla una persona incapace di stare completamente ferma conferendole una provvisorietà che le appartiene in modo quasi fisico.
Amanda era così, provvisoria. Faceva fatica a mettere radici, a trovare una stabilità nei luoghi o a creare rapporti duraturi. Forse perché aveva trascorso gran parte della vita cambiando continuamente città, seguendo il generale da una caserma all’altra, o forse perché fin dalla nascita le era mancato il legame più importante, che indirizza tutta l’esistenza: quello con sua madre.
Il cuore dell’indagine sta nel White Lotus, nel linguaggio della spiritualità, nella promessa di una serenità che rischia di trasformarsi in controllo. Neri entra in un territorio particolarmente insidioso perché non racconta semplicemente un delitto ambientato in una comunità spirituale, mette in discussione il confine tra ricerca interiore, bisogno di appartenenza e altre implicazioni emotive.
Lo stesso fiore può uccidere o salvare la vita. Dipende dalle dosi e dall’intenzione di chi lo utilizza, come per ogni aspetto della nostra esistenza.
Ne La morte non medita, infatti, quasi nulla è completamente innocuo. Né un fiore, né una parola, né una persona, né una promessa di pace.
Milano partecipa attivamente alla storia, non è uno sfondo cartonato, ma una città che cambia pelle insieme alla vicenda.
Quando finisce l’estate a Milano? Molto prima del ventun settembre. Accade tutto a un tratto una mattina di fine agosto. Ti svegli e senti che qualcosa è cambiato, come un voltapagina dal quale non è possibile tornare indietro. Te lo sussurra l’aria che si è fatta fresca, leggera e porta con sé un profumo diverso. Te lo racconta il cielo che è diventato terso e ha dissolto il velo denso con cui la calura estiva nasconde il profilo delle Prealpi. Te lo sbatte in faccia la città, con il traffico che improvvisamente è tornato a riempire le strade vuote.
È una Milano che si può quasi annusare, esattamente come fa Amanda. L’afa, i tram, le strade che tornano a riempirsi, l’aria che cambia. La città entra nell’indagine attraverso i sensi e contribuisce a costruire quell’atmosfera sospesa che avvolge e affascina, in contrasto con la concretezza materiale dei delitti, che saranno più di uno, con i corpi, il veleno e le tracce che riportano ogni volta la storia alla sua dimensione terribilmente terrena.
La morte, in queste pagine, decisamente non medita, ma La morte non medita è un noir screziato di giallo che fa meditare. Sulle fragilità, sul bisogno umano di credere in una versione diversa di una realtà dura da metabolizzare, sulla facilità con cui una forma di protezione può diventare una forma di potere, su cosa nascondiamo di noi stessi anche a noi stessi.
E soprattutto è l’esordio di una protagonista che ha tutte le carte in regola per farsi amare e attendere ancora. Amanda Visentin ha un talento particolare, un caratteraccio, un passato che pesa e un naso decisamente importante. Una detective che fiuta il mondo, mostrandoci come la verità, qualche volta, non si trovi solo guardando meglio…
… aveva capito che anche le persone avevano un odore distintivo, qualcosa di sottile, impercettibile ai più, che però ne svelava la vera natura…
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Geraldina Neri
è una figura significativa nel mondo della comunicazione e della meditazione. Ha lavorato in televisione da oltre trent’anni, conosciuta per il suo lavoro come esperta di comunicazione e programmazione. Ha pubblicato il suo primo romanzo, “Naftalina”, nel 2022, che ha ottenuto il premio NebbiaGialla. Neri è anche Mindfulness Counselor certificata e insegnante di meditazione, con una profonda passione per il buddismo e la meditazione Samatha Vipassana. Ha collaborato con diverse associazioni e ritiri di meditazione, contribuendo a un’esperienza profondamente trasformativa e preziosa.