IN CUI SUONARONO
LE CAMPANE
Autore: Carmen Macedo
Traduttore: Micol Cerato
Editore: Newton Compton
Genere: Thriller
Pagine: 349
Anno edizione: 2025

Sinossi. Il cadavere di un assessore comunale viene ritrovato smembrato e semisotterrato fino alle ginocchia sotto i rami di un tasso millenario. Potrebbe trattarsi del macabro rituale di una qualche setta locale, di una vendetta a sfondo politico o di un omicidio identico a un altro compiuto in un passato lontano e mai dimenticato, che ora è parte della storia del luogo. Le credenze popolari e le celebrazioni di una cerimonia molto particolare in mezzo alle montagne delle Asturie inquietano la squadra investigativa che si occupa del caso. Il tenente Juan Peña, che dirige le operazioni, dovrà immergersi in una realtà che sembra velata di mistero e misticismo. Lì dove tutti sembrano nascondere qualcosa, vi è solo un modo per arrivare alla verità: scandagliare a fondo la violenta e sanguinosa natura umana, laddove si radica la paura.
Recensione
di
Marco Lambertini
La notte in cui suonarono le campane ha senza alcun dubbio una peculiarità, non è solo una storia, un racconto di una indagine, ma di un luogo o meglio una regione, Le Asturie, nel nord della Spagna dove l’antico e il sacro si confrontano con le “piccolezze” della vita di tutti i giorni; piccolezze per modo di dire perché quelle piccole azioni conducono ad un omicidio.
Il romanzo è un intreccio finissimo, tessuto con fili di mitologia e di quotidiano. Seguiamo questi fili come parte di un’antica tela che ci conduce nella campagna spagnola, sotto le fronde millenarie di un tasso, un albero velenoso e curativo allo stesso tempo che rappresenta ciò che si piega ma non si spezza.
L’omicidio su cui si indaga avviene proprio ai suoi piedi e ha tutte le apparenze di una esecuzione ancestrale, il mistero si infittisce e anche se le leggende e le storie antiche sembrano essere il luogo dove sbrogliare la matassa, la contemporaneità e la vita quotidiana della vittima, Amador Brana, impegnato politicamente e al centro delle licenze dei piani regolatori, riportano tutto a situazioni molto più prosaiche.
“Il corpo era comparso sotto un albero millenario, il più antico delle Asturie, vicino alle porte di una chiesa. Maschio, quarantatré anni, assessore all’Urbanistica e Edilizia abitativa del comune di Trasgu.”
I personaggi del libro sono tanti e tutti molto ben delineati, ma il vero ed intenso protagonista è il tenente Peña, un uomo stanco ma vigile, padre, marito e neo nonno. Il tenente Peña è empatico, attento, segnato da troppi dolori. La sua empatia non è debolezza ma umanità.
“A suo avviso, niente di tutto ciò fa invecchiare quanto la sensazione di avere imparato a conoscere l’animo umano e che quest’ultimo, per via della vecchiaia o delle esperienze vissute, abbia perso la capacità di sorprenderti. Questo, e l’impressione di essere diventati inutili, nel senso più fondamentale del termine: quello della procreazione, del sostentamento dei rampolli e della sopravvivenza della specie.”
Peña non si fida degli esseri umani e ancor meno della tecnologia, ma si affida ai dettagli.
“Il tenente Peña odiava affrontare un caso insieme ad agenti che approcciavano l’indagine con un’intuizione, un presentimento o un preconcetto, soprattutto quando non era uno dei suoi a farlo e non aveva la certezza che fosse allenato ad accantonarli. In realtà, lo irritava profondamente dover integrare nella sua squadra persone che non conosceva; non si fidava degli investigatori “affetti da traumi, ferite o stress postraumatico”, come diceva sempre per burlarsi di chiunque avesse il coraggio di riconoscere problemi che riguardavano più o meno tutti. Lui stesso si portava dietro innumerevoli ferite e, per come stavano le cose, non si fidava neppure della propria ombra.”
Il tenente della Guardia Civil è un poliziotto vecchio stampo, preferisce dare ascolto alle persone ai testimoni direttamente senza ausili tecnologici e lasciando fluire i ricordi durante le conversazioni. Ha una esperienza tale che lo rende disilluso, ma ha ancora la forza di guardare il mondo con occhi lucidi e sensibili. Attorno a lui una squadra unita fatta di persone che si vogliono bene davvero: si prendono in giro, si sostengono, litigano e si coprono le spalle come una vera famiglia.
Il romanzo inizia lentamente, Carmen Macedo ci presenta tutti i personaggi ognuno con caratteristiche peculiari e le prime 100 pagine sono una accurata e decisamente bella descrizione di luoghi, persone ed epoche. Quindi dopo aver messo in tavola tutti gli ingredienti, parte l’indagine vera e propria sempre mescolando la vita privata di Peña e degli altri personaggi.
L’indagine è costruita su più strati: c’è il caso classico da risolvere, ma c’è anche il livello relazionale e familiare, e soprattutto c’è il piano simbolico, che attraversa il romanzo come una vena pulsante: il passato irrisolto, i padri assenti, le verità negate, la vergogna sociale che avvelena la vita di molte persone.
Sopra a tutto questo e connesso in ogni momento del racconto c’è il peso della famiglia per cui nessuno può sfuggire a quello per cui è stato creato e forse questo peso è molto più vicino alla ancestralità delle leggende rispetto ai racconti millenari sui tassi e sullo loro capacità.
Quasi infilata in mezzo ai racconti delle varie famiglie la ricerca del colpevole dell’omicidio resta quindi un po’ in disparte, per poi prendere il centro della scena e condurci insieme a Pena e alla sua squadra ad un finale logico e molto più che realistico.
La notte in cui suonarono le campane non offre redenzione perché a volte la vita non ne ha. Così anche la scrittura di Macedo è selvaggia e senza fronzoli ma nello stesso tempo lieve e ricca di poesia.
Una trama affascinante, evocativa, simbolica. Un personaggio, il tenente Peña, originale e sincero.
Da leggere con calma e gustando tutta la storia dal prologo alla parola fine.
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Carmen Macedo
È nata a Siviglia nel 1985. Laureata in Giornalismo, ha alle spalle una carriera di più di quindici anni nell’ambito della comunicazione. È appassionata del genere poliziesco-thriller, cosa che l’ha portata a specializzarsi in Criminologia e Scrittura creativa. La notte in cui suonarono le campane è il suo romanzo d’esordio.