La ricchezza che uccide




‎ La nuova indagine

di

Kostas Charitos


Sinossi. In una Atene lacerata dall’emergenza abitativa, dove gli affitti divorano vite e la città si spacca tra chi una casa non può più permettersela e chi non l’ha mai avuta, un suicidio apre una crepa inquietante. Due ex coniugi, costretti a condividere lo stesso appartamento perché è per loro impossibile pagare due affitti, scelgono la morte come ultimo avvertimento. Charitos lo capisce subito. Non è un crimine, ma è un segnale. Mentre la tensione cresce tra affittuari, senzatetto, migranti e gruppi anarchici, un omicidio aggrava la situazione: Gheràsimos Fakìs, dirigente di un’importante impresa immobiliare, viene ucciso nella sua auto all’interno del parcheggio del complesso residenziale nel quale viveva. Proprio quei palazzi che aveva contribuito a costruire sono al centro della bufera da quando un gruppo di senzatetto ha deciso di accamparsi nel vicino parco dell’Ellinikòn, per protestare contro la gentrificazione che ha alzato in modo insostenibile gli affitti nella zona. Il direttore della polizia dell’Attica Kostas Charitos, insieme alla commissaria Antigone della squadra omicidi, si muove in un’indagine fatta di dettagli minimi, sospetti silenziosi e indizi che emergono nei luoghi meno attesi. Ogni pista sembra portare a una verità, finché un’esplosione all’alba, una cucina distrutta e una vittima innocente rimettono, ancora una volta, tutto in discussione. Con La ricchezza che uccide, Petros Markaris firma un nuovo romanzo della serie di Kostas Charitos: un noir teso e contemporaneo, dove l’indagine criminale si intreccia a una società sull’orlo della frattura e in cui ogni delitto è il sintomo di una malattia più profonda.


Autore: Petros Markaris

Traduzione: Andrea Di Gregorio

Editore: La Nave di Teseo

Genere: Noir mediterraneo 

Pagine: 217

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Marco Lambertini


Con La ricchezza che uccide, Petros Markaris torna a raccontare la Grecia contemporanea attraverso uno dei personaggi più riusciti del noir europeo: il commissario Kostas Charitos. Il romanzo si inserisce nella lunga serie dedicata al poliziotto ateniese, ma riesce ancora una volta a distinguersi per la capacità di intrecciare indagine criminale, riflessione sociale e ritratto umano.

L’elemento più interessante del libro non è soltanto il mistero da risolvere, ma il modo in cui Markaris utilizza il delitto per interrogarsi sulle contraddizioni della società greca e, più in generale, europea. La ricchezza evocata nel titolo non rappresenta infatti un semplice tema economico: diventa simbolo di potere, disuguaglianza, avidità e perdita di valori. Attraverso un’indagine che si sviluppa tra ambienti privilegiati e tensioni sociali sempre più evidenti, il romanzo mostra come il denaro possa trasformarsi in uno strumento di corruzione morale prima ancora che materiale.

Al centro della narrazione si conferma il commissario Kostas Charitos, personaggio che nel corso degli anni ha conquistato i lettori grazie alla sua profonda umanità. Charitos è lontano dall’immagine del detective brillante e spettacolare tipica di molta narrativa poliziesca contemporanea. È un uomo concreto, disincantato, spesso ironico, che affronta il proprio lavoro con ostinazione e senso del dovere. Proprio questa normalità lo rende credibile e vicino al lettore. Come sempre nei momenti più tesi di un’ indagine Charitos si rifugia nella lettura di un vecchio dizionario che lo aiuta a pensare e fare il punto.

“Ritorno a casa, dove decido di non accendere la televisione  che mi riproporrebbe le stesse notizie, ma di rifugiarmi nel vocabolario di Dimitrakos. Il lemma “struttura” ha nove significati.  Al numero cinque ho trovato quello che cercavo.  Struttura, s. f., costituzione e distribuzione di elementi, 5) l’insieme  delle parti che formano un edificio, un corpo, anche quello umano,  per esempio la struttura dell’essere vivente. Nelle costruzioni, si può  usare in riferimento ai materiali costruttivi, per esempio, “struttura  muraria” e quindi adottare sinonimi quali muro, figura, aspetto,  frontale, corpo, costruzione edile, edilizio.”

Markaris costruisce Charitos come un osservatore della realtà quotidiana e sceglie una scrittura lieve, lineare, quasi sommessa, che procede senza strappi seguendo direttamente la voce del commissario. È Charitos a dare il tempo della storia, con il suo sguardo paziente e disincantato sulle cose. L’autore descrive una Grecia moderna e un’Atene contemporanea che però conservano un’atmosfera quasi sospesa, con un sapore che richiama gli anni Settanta e Ottanta: un mondo dove le notizie arrivano ancora dalla televisione o dai giornali, dove la quotidianità sembra procedere lentamente e senza grandi scosse apparenti.

Ed è proprio dentro questa normalità che irrompe improvvisamente la violenza. I due terribili omicidi al centro del romanzo nascono infatti dalle fratture economiche e sociali che attraversano la Grecia contemporanea e, in fondo, buona parte del mondo occidentale. Markaris racconta la crisi e le disuguaglianze con grande lucidità: senza livore, senza retorica ideologica, ma con uno sguardo netto e profondamente umano. La sua critica sociale non ha mai toni urlati; emerge invece attraverso i dettagli della vita quotidiana, le conversazioni, i piccoli gesti e il disagio silenzioso dei personaggi.

Le riflessioni di Charitos, i dialoghi con la moglie Adriana, il rapporto con la figlia Caterina e le abitudini domestiche contribuiscono a creare un personaggio vivo, quasi familiare. Anche quando conduce indagini complesse, il commissario rimane ancorato alla dimensione ordinaria della vita: il traffico di Atene, i pasti in famiglia, le discussioni sui cambiamenti del paese. È in questa dimensione apparentemente semplice che emerge la forza del personaggio.

Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è come sempre l’universo umano che circonda Charitos, una rete di figure che nei libri di Markaris non rappresentano semplici personaggi secondari, ma vere e proprie presenze indispensabili per comprendere il mondo del commissario e la Grecia contemporanea.

Accanto a lui ritroviamo Antigone, ormai ispettore della Omicidi e principale collaboratrice di Charitos. Il suo personaggio rappresenta il cambiamento generazionale all’interno della polizia greca: competente, autonoma e moderna, ma capace di mantenere con il commissario un rapporto fondato sulla stima reciproca e sulla fiducia. Antigone appare quasi come l’erede naturale di Charitos, capace di coniugare metodi nuovi e attenzione umana.

Ritorna naturalmente anche Adriana, moglie del commissario e figura ormai centrale nella serie. Più che semplice presenza domestica, Adriana costituisce il contrappeso umano e affettivo di Kostas: concreta, ironica, spesso severa nei modi ma profondamente legata alla famiglia. I dialoghi tra lei e Charitos continuano a essere tra i momenti più autentici e vivaci del romanzo, perché introducono quotidianità e calore umano anche nei passaggi più duri dell’indagine.

Ma il personaggio che assume un significato particolarmente intenso è Zisis Lambros, vecchio amico e coetaneo di Charitos, ora ospite di una struttura di accoglienza. Lambros non è soltanto una figura affettiva: rappresenta una parte fondamentale della memoria storica e morale della Grecia raccontata da Markaris. Militante di sinistra di vecchia data, spesso deluso dalle trasformazioni politiche e sociali del paese, conserva però una coerenza ideale che il romanzo guarda con rispetto e malinconia, ed è proprio tramite Zizis, come spesso accade che Markaris ci dà quella che, a mio avviso è la sua chiave di lettura. L’omicidio non è mai la risposta giusta.

Una persona che ha combattuto contro il regime dei colonnelli e che ha pagato cara questa scelta di vita non può concepire che qualcuno prenda la scorciatoia di commettere un  omicidio per placare la propria sete di giustizia,”

Il legame tra Lambros e Charitos è profondo, quasi fraterno, tanto che Zisis è il padrino del piccolo Lambros, nipote del commissario e figlio di Caterina. Questa volta l’indagine lo tocca da vicino e il rischio per la sua salute è un pensiero che turba sia Charitos che sua moglie.

Lo stile di Markaris rimane essenziale, asciutto, privo di artifici inutili. La scrittura procede con ritmo equilibrato e privilegia l’osservazione dei personaggi e dei contesti sociali più che i colpi di scena spettacolari. Questo rende La ricchezza che uccide un giallo diverso da molti thriller contemporanei: meno orientato all’azione e più interessato alla comprensione della realtà.

In conclusione, La ricchezza che uccide è un romanzo che funziona sia come indagine poliziesca sia come racconto sociale. Ma soprattutto conferma la centralità del commissario Kostas Charitos, figura ormai iconica del noir mediterraneo: un investigatore umano, ironico e profondamente legato al proprio tempo. Attraverso lui e attraverso personaggi come Adriana, Antigone e Zisis Lambros ,  Markaris riesce ancora una volta a raccontare non soltanto un crimine, ma le fragilità, le memorie e le contraddizioni della società contemporanea.

Acquista su Amazon.it: 

Petros Markaris


è nato a Istanbul nel 1937. Ha collaborato con Theo Angelopoulos a diverse sceneggiature, tra cui L’eternità e un giorno, Palma d’oro a Cannes nel 1998. I romanzi con protagonista il commissario Kostas Charitos hanno incontrato un grande successo di lettori. Presso La nave di Teseo ha pubblicato L’assassinio di un immortale (2016), I labirinti di Atene (nuova edizione 2017), Il prezzo dei soldi (2017), La lunga estate calda del commissario Charitos (nuova edizione 2017), Io e il commissario Charitos (nuova edizione 2018), L’università del crimine (2018), Diario di un’eternità. Io e Theo Angelopoulos (2018), La balia (nuova edizione 2019), Il tempo dell’ipocrisia (2019), L’omicidio è denaro (2020), Prestiti scaduti (nuova edizione 2021), Quarantena (2021), L’esattore (nuova edizione 2022) La congiura dei suicidi (2022), Ultime della notte (2023), La rivolta delle Cariatidi (2023), Atene nel metrò (2023), Difesa a zona (2024), Si è suicidato il Che (2024), La violenza dei vinti (2024), Titoli di coda (2025), Resa dei conti (2025) e Il futuro è una truffa (2025).