La sposa in fotografia




Lee Geum-yi


Sinossi. È il 1917 e nel piccolo villaggio coreano di Ojin, ai piedi del monte Maebongsan, la miseria e le difficoltà non danno tregua ai suoi abitanti. Bodeul, unica figlia femmina di una madre rimasta vedova, è stata costretta ad abbandonare gli studi e a lavorare per contribuire all’economia familiare. La ragazza, però, ha un sogno: poter tornare a scuola. Così, quando una vicina suggerisce alla madre di darla in sposa a uno sconosciuto proprietario terriero che ha fatto fortuna alle Hawaii, Bodeul accetta: del suo promesso sposo sa poco o nulla, ha solo una foto sbiadita che raffigura un uomo di bell’aspetto. Inizia a immaginare un futuro agiato, un posto meraviglioso dove l’inverno non esiste e dove potrà finalmente dedicarsi ai suoi studi. La voce si diffonde velocemente nel paese: diventare una “sposa in fotografia” sembra essere l’offerta perfetta per cambiare il proprio destino, tanto che altre due ragazze decidono di intraprendere il suo stesso viaggio: Hongju, giovane vedova, e Songhwa, nipote di una sciamana. Quando giungono a destinazione, la realtà che le attende è purtroppo ben diversa da quanto avevano immaginato: i loro promessi sposi non sono benestanti e hanno lasciato la Corea per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero. Gli uomini di Hongju e Songhwa sono ben più vecchi di quanto le loro fotografie lasciassero intendere, mentre il marito di Bodeul, Taewan, anche se ha solo ventisei anni ed è esattamente come nell’immagine, si dimostra freddo e distaccato. Il sogno della ragazza di poter tornare a studiare va in frantumi, e, dopo essersi sposate, le tre amiche seguono i propri uomini nelle piantagioni dove si troveranno a dover lavorare duramente. Sono anni tumultuosi, in cui il movimento di resistenza alla dominazione giapponese in Corea giunge fino alle Hawaii, travolgendo la vita di Bodeul, delle sue amiche e della sua famiglia, senza però distruggere la determinazione e la speranza di un futuro diverso. Un romanzo intenso e commovente, che racconta una pagina della storia coreana poco conosciuta e che esplora le complessità e le sfaccettature di uno dei fenomeni migratori più interessanti della diaspora.


Autore: Lee Geum-yi

Traduzione: Francesca Gregori

Editore: Mondadori

Genere: Narrativa straniera moderna e contemporanea

Pagine: 312

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Loredana Gasparri


Leggere questo libro è stato come farsi attraversare da una mescolanza di dolcezza e tristezza, sostenute e accompagnate da un sottofondo di forza e resilienza titaniche. È una storia che fa riflettere e che ha spinte incoraggianti, e nonostante sia ambientata in un paese lontano come la Corea del 1917, non è difficile ritrovare elementi comuni o echi conosciuti.

Quando iniziamo la lettura, siamo in un villaggio minuscolo ai piedi delle montagne, in cui la vita è durissima, ridotta quasi alla lotta per la sopravvivenza. Bodeul, la prima protagonista che conosciamo, è una ragazza adolescente dal carattere pragmatico, completato da un lato sognatore.

La sua famiglia non era forse agiata, ma le poteva garantire una vita molto dignitosa e soprattutto la possibilità di studiare, che è la sua vera passione. Perdere il padre e il fratello maggiore, a causa dei tempi politici turbolenti in cui si trovavano, la costringe a mettere da parte i suoi sogni e a lavorare per aiutare la madre e i fratellini minori.

Qui vediamo subito la forza di Bodeul. Impara a governare la casa, cerca lavori per portare soldi a casa, mette a disposizione i suoi talenti che non può più usare per lo studio per andare avanti. Quella vita così sacrificata, però, non la spinge alla rassegnazione, per cui non smette di nutrire la speranza di poter migliorare.

Quando la sensale della zona parla della possibilità di sposarsi oltremare, per procura, Bodeul afferra la sua occasione. Le hanno detto che alle Hawaii, dove vive il suo futuro marito, la vita è facile e leggera; vestiti e scarpe crescono sugli alberi, e ciascuno può servirsene a piacimento, e può dedicarsi a quello che preferisce.

La ragazza crede di poter finalmente riprendere il suo desiderio più grande: studiare. Sceglie di diventare una di quelle che saranno note come ‘spose in fotografia’: tramite la sensale, accetta di trasferirsi alle Hawaii per diventare la moglie di Taewan, anch’egli coreano, emigrato in quelle isole diverso tempo prima.

Di lui ha a disposizione una fotografia che lo mostra come un uomo giovane, di bell’aspetto e dall’espressione seria, e un indirizzo, cui scrive diverse volte per presentarsi e iniziare la conoscenza. Bodeul sa che sta facendo un passo molto difficile e importante. Si lascia indietro un paese conosciuto, ciò che resta della sua famiglia, ma è confortata dalla speranza che andrà a stare meglio, e che potrà aiutare di più la madre e i fratellini.

Non sarà completamente sola, però, nel viaggio che la porterà dalla Corea alle Hawaii. Con lei partiranno la sua amica d’infanzia, Honju, e una ragazza del loro villaggio, Songhwa, dalle origini difficili e disprezzate. Tutte e tre le ragazze si avviano baldanzose e paurose allo stesso tempo; diventeranno donne sposate, rispettabili e danarose. Soffrono il mal di mare, ma parlano, scherzano, fanno progetti. È la loro giovinezza che palpita speranzosa.

Quando arrivano alle Hawaii, la realtà piomba loro addosso più devastante di una frana. I mariti di Honju e Songhwa sono molto più anziani delle fotografie spedite alla sensale; Taewan è l’unico ad essere giovane davvero, ma sempre più adulto del suo ritratto. E nessuno dei tre ha l’aspetto rilassato di un uomo ricco e sicuro di sé; al contrario, la pelle sciupata e gli abiti dimessi indicano chiaramente che non possiedono piantagioni di canna da zucchero, ma che ci lavorano.

La delusione è totale e per poco le tre ragazze non fanno dietrofront. Bodeul non vuole lasciarsi abbattere, per quanto sconfortata e delusa. Ha fatto una promessa a sé e alla sua famiglia e non vuole disonorarsi rompendola.

Da questo punto in avanti seguiamo da vicino soprattutto Bodeul. La accompagniamo nell’esplorazione della sua nuova vita e della sua nuova famiglia. A casa di Taewan troverà suo padre, che è il fautore vero e proprio del suo matrimonio, e al di fuori un’intera rosa di donne che, come lei, si sono sposate ‘in fotografia’ anni prima e che lavorano nelle piantagioni o mandano avanti altre attività.

La vediamo impegnarsi e superare tutte le difficoltà che le si affollano intorno: nuove persone, una nuova lingua, nuovi usi, i rapporti con suo marito. Piange e soffre, commette sbagli, perde occasioni d’oro, ma si asciuga sempre le lacrime e pur indebolita, si rialza in piedi e lotta. Alla fine, ottiene i suoi risultati; lavora senza risparmiarsi guadagnandosi il rispetto altrui, e per ogni fallimento riesce a compiere passi avanti.

Anche nel rapporto con suo marito, che all’inizio non la guardava quasi in viso e non le rivolgeva la parola, a parte i saluti del mattino e della buonanotte. Bodeul scopre il motivo di tanta indifferenza e riesce a ribaltare la situazione, anche se il suo matrimonio non sarà mai un’unione passionale da anime gemelle. 

Tramite i suoi occhi scopriamo che cosa avviene a Honju e a Songhwa, che continuano ad essere il suo punto di riferimento, per quanto le vicende individuali delle altre due donne le portino all’altro capo delle isole, o le faccia sparire per molto tempo.

A prima vista, il racconto della vita turbolenta di queste tre donne può sembrare la solita saga familiare come ce ne sono tante, fatta di crescita, lutti, gioie, tradimenti, perdite, fallimenti e vittorie. C’è almeno un elemento, però, che introduce un pizzico di sale originale.

Arrivati all’ultimo terzo del libro, la narrazione in terza persona si interrompe bruscamente. Quando giriamo la pagina per iniziare il capitolo, la voce che sentiamo è quella di Pearl, la figlia di Bodeul. Non è solo per darci il suo punto di vista di ragazza ventenne sulla sua famiglia e sul periodo complicato che sta vivendo. Vale la pena ascoltare quello che ha da dire.

Oltre a questo cambio inaspettato e repentino di voce narrante, lo stile della scrittura, reso benissimo dalla traduzione diretta dal coreano, è scorrevole, obiettivo senza essere freddo, coinvolgente senza essere strappalacrime o melenso. È un equilibrio molto ben tenuto tra emozioni diverse, che sa parlare alle nostre corde di lettori che s’immedesimano e vivono la storia mentre si fanno scorrere le parole davanti agli occhi.

A questo, aggiungo anche la curiosità per una vicenda reale, quella delle spose in fotografia, che si collega ad altre migrazioni femminili simili, avvenute per gli stessi motivi in altri paesi e tempi storici.

Non è da tralasciare anche il desiderio di conoscere qualcosa di più di un paese lontano come la Corea o come le stesse Hawaii, andando oltre l’illustrazione turistica di mare e spiagge. Io ho scelto di leggere questo libro proprio perché non conoscevo nulla della storia coreana, e delle Hawaii ho sempre solo visto film e serie tv che facevano molta attenzione a riprendere mare e spiagge bellissime, e che si soffermavano su pochissimo altro.

Con questa storia ho visto un altro lato del panorama, ed è una delle cose che mi fa apprezzare particolarmente a fondo l’attività del leggere.

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Lee Geum-yi


è una celebre autrice sudcoreana di letteratura per ragazzi e romanzi storici, nota per narrare le vite di donne resilienti. Il suo romanzo più noto, La sposa in fotografia (The Picture Bride), esplora l’emigrazione delle coreane alle Hawaii a inizio ‘900. È stata finalista al prestigioso Premio Hans Christian Andersen 2026.