La vecchia




Georges Simenon


Sinossi. «Lei non ha mai scritto niente di simile» disse una volta Paul Morand a Simenon, dopo aver letto La vecchia. Il romanzo è quello che, a teatro, si definirebbe un huis clos: una vicenda la cui azione si svolge quasi interamente in uno spazio chiuso. La scena è un appartamento dell’Île Saint-Louis, a Parigi, dove quattro donne si osservano, si spiano, pronte in ogni momento a umiliare e a colpire. Sophie Émel, la proprietaria – celebre paracadutista che conduce un’esistenza molto dissipata e molto alcolica, e condivide la propria stanza da letto con giovani donne più o meno sbandate –, ha accettato, per una sorta di svagata curiosità, di ospitare la nonna, che non vede da tempo: una temibile ottantenne che si era barricata nella sua casa destinata alla demolizione, minacciando di buttarsi dalla finestra. Tra la giovane e la vecchia si innesca un complicato gioco al massacro, fatto di reciproci sospetti e sottili crudeltà, che finisce per coinvolgere anche l’ultima amichetta di Sophie e l’occhiuta domestica. In un’atmosfera ogni giorno più claustrofobica e inquietante, Simenon compone, in modo magistrale, un crescendo che sfocerà, inesorabilmente, nella violenza. (Fonte: Adelphi)


Autore: Georges Simenon

Traduzione: Simona Mambrini

Editore: Adelphi

Genere: Noir

Pagine: 167

Anno di pubblicazione: 1959 

Anno di pubblicazione: 2026 in Italia

 Recensione

di

Claudio Pinna


Sfuggito alla Mondadori quando pubblicava le opere dello scrittore belga, “La vecchia” (“La vieille”, in originale) è stato dato alle stampe dalla Adelphi il 27 gennaio 2026, con la traduzione di Simona Mambrini. Si tratta di un romanzo duro scritto da Simenon in Svizzera, nella sua residenza di Épalinges, nel 1959 e in soli otto giorni, dal 6 al 13 gennaio, e pubblicato nello stesso anno da Presses de la Cité.

Sophie Émel è una donna figlia del suo tempo: pilota, paracadutista, sessualmente emancipata, che condivide il suo appartamento con vista su Notre-Dame con una ballerina di quart’ordine raccattata dalla strada, tale Lélia, e con la domestica Louise.

Sophie vive una vita dissoluta, fatta di festini a base di sesso, whisky e champagne (probabilmente non molto distanti da quella che era la vita di Simenon stesso), e in pratica vive grazie alla ricchezza della famiglia proveniente da suo nonno materno.

Questa sorta di equilibrio interno viene infranto dalla richiesta del commissario Charon, che si vede costretto a chiedere a Sophie di convincere sua nonna materna, Juliette Viou, ad abbandonare l’appartamento in cui si ostina a vivere, in quanto il palazzo è stato totalmente evacuato e resta solo lei, Juliette, come ultimo ostacolo. La donna minaccia di buttarsi dalla finestra se forzeranno la porta, e al contempo rischia di morire sotto le macerie, quando inizierà la demolizione. 

Sophie convince la vecchia ad andare a vivere in casa sua, e da questo momento le loro vite entreranno in una spirale di perversione e di crudeltà reciproca, levigata dai dialoghi di Simenon, solitamente di altissima qualità, ma questa volta davvero superlativi.

Se non fosse per il finale, questo di Simenon sarebbe semplicemente un romanzo psicologico, ma è nell’ultimo quinto che il tutto si tinge di nero, in un modo inevitabile, ma non scontato.

La tensione sale lentamente man mano che le due donne, parenti, identiche nella sostanza, e per questo rivali, approfondiscono le conoscenze reciproche dei loro animi, infierendo con crudeltà l’una sull’altra fino a conseguenze estreme.

Questo di Simenon è un romanzo strano: mentre lo si legge, pare che non parli di nulla di concreto, sembra che la crudeltà annunciata stenti a palesarsi, mentre in realtà il crescendo, il climax, rispetta esattamente quello che succede, a volte, nella vita reale. E una volta chiuso il libro, il lettore si trova a rimuginare su quanto ha letto, sulla crudeltà della vecchia e insieme sulla sua vita, che forse l’ha portata a essere così. E l’acme di tutto questo si ha a circa dieci pagine dalla fine, in questo scambio tra Sophie e Juliette.

«Quello che voglio è sapere fino a che punto sei cattiva. Perché sei cattiva, non è vero?».

«Sono infelice, Sophie».

«Si può essere cattivi e infelici allo stesso tempo. Racconta!».

Chi conosce un minimo la vita di Simenon, saprà riconoscere in questo scontro tra nipote e nonna quello stesso che ha afflitto lo scrittore per tutta la vita, ovvero quello con la madre. A differenza dei Maigret, nei romanzi duri la famiglia è un posto terribile, carico di tensioni, di crudeltà, di rancori e malanimo. Lo è in questo “La vecchia” come nel precedente “La morte di Auguste” e in molti altri. 

L’impressione che ho avuto, non appena terminato questo libro, è stata di aver letto un romanzo minore. Eppure, mentre i giorni passavano, mi tornavano in mente delle scene, e dei passaggi, e lo stato di tensione che si respirava nell’appartamento di Sophie, e ho dovuto cedere all’evidenza.

Ovvero che i romanzi di Simenon sono difficili da valutare con la classica scala di valori con cui si affrontano i romanzi in generale, perché anche quelli che sembrano romanzi meno riusciti di altri, se allontanati ed estrapolati dal “contesto Simenon”, brillano di una luce potentissima.

Voglio dire che se Simenon avesse scritto solo questo romanzo, probabilmente in tanti staremmo gridando al capolavoro, e ci verrebbero alle labbra le stesse parole di Paul Morand:

«Lei non ha mai scritto niente di simile. Meraviglioso!»

E invece sono (siamo) qui, ancora una volta, a trovarmi a dover ammettere che Simenon era un genio della scrittura, e che ogni suo romanzo merita di essere non solo letto, ma conservato e riletto.

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Georges Simenon


Georges Joseph Christian Simenon (Liegi 13 febbraio 1903 – Losanna 4 settembre 1989) è stato uno scrittore belga di lingua francese vallone, autore di numerosi romanzi, noto al grande pubblico soprattutto per avere inventato il personaggio di Jules Maigret, commissario di polizia francese. (Fonte Wikipedia).