Una nuova indagine
del commissario Balistreri
Sinossi. Nel 1984 il commissario Michele Balistreri è stato distaccato, per punizione, in Sardegna, presso la questura di Nuoro, per occuparsi della terribile piaga dei sequestri di persona. Il primo caso che affronta è il rapimento di una bambina del luogo poi ritrovata morta dentro un nascondiglio sotterraneo, il secondo riguarda il figlio di una coppia molto ricca, il cui padre è a capo di una potente famiglia di palazzinari romani che ha legami con la malavita. Dietro a entrambi i casi ci sarebbero i pastori di Orgosolo e un sistema basato su leggi non scritte in cui la vendetta è autorizzata. Coi suoi metodi duri e sbrigativi, Balistreri indaga tra le gole della Barbagia e i lussi della Costa Smeralda insieme al giovane agente sardo Filippo Martiradonna, il suo opposto: fatalista, pacifista, tutto casa e famiglia, sposato con Grazia, una giovane donna barbarigina – cresciuta nella povertà e nella sopraffazione maschile – che vuole dare una svolta alla sua vita, a qualsiasi costo. I rapporti tra Balistreri e la coppia innescano una miscela esplosiva dalle conseguenze tanto impreviste quanto fatali, scatenando una reazione a catena di inseguimenti e sparatorie, faide e tradimenti, che si lascia dietro una lunga scia di sangue. In un tumultuoso susseguirsi di colpi di scena, Balistreri risolverà il caso squarciando il velo su una verità inaspettata e sconvolgente, che lo porrà davanti al suo peggiore incubo: il dilemma tra rimpianto e rimorso, tra verità e giustizia. Quarant’anni dopo, il commissario, ormai ultrasettantenne, intraprenderà un viaggio in auto da Lampedusa fino all’estremo Nord dell’Europa per scoprire l’ultimo lembo di verità, quello che solo il tempo può rivelarci.
Autore: Roberto Costantini
Editore: Marsilio
Collana: Farfalle
Anno edizione: 2026
Pagine: 416 p., Brossura
Recensione
di
Sabrina De Bastiani
Davanti a me la spiaggia era piena di gente e sul mare veleggiavano le barche. Quella era la vita. Era lì vicino, a portata di mano, ma la sentivo lontana. Avevo conosciuto il male già tante volte. Quello che la maggior parte degli esseri umani ha la fortuna di non incrociare mai, per tutta la vita.
Lo avevo conosciuto bene e lo riconoscevo. Era lì, nell’aria che respiravo. Ma era un gas velenoso e invisibile.
1984.
Non un semplice dato cronologico, ma un tempo che stringe, che condiziona, che sporca. L’Italia dei sequestri, delle trattative nell’ombra, dei compromessi che nessuno vuole davvero chiamare con il loro nome.
E poi la Sardegna. Non quella levigata delle cartoline, ma quella interna, dura, chiusa, dove le regole non si scrivono e proprio per questo pesano di più.
Nuoro, la Barbagia, e poco più in là la Costa Smeralda. Due mondi che si sfiorano senza toccarsi mai davvero.
In mezzo, come un corpo estraneo, Michele Balistreri.
Quando l’aveva incontrato, quasi venticinque anni prima, Balistreri era semplicemente un uomo impossibile per qualunque donna. La forza, l’assolutismo, persino la passione,
separano, non uniscono. E lui era tutte quelle cose, portate oltre qualunque limite. Adesso, invece, cos’era?
Michele Balistreri che, attraverso il ricordo, ritorna al passato.
Che così lontano non è. Non lo è mai.
… siamo la trappola di noi stessi, condannati a un presente inscindibile dal passato.
Due casi, con implicazioni differenti, attraversano la storia raccontata ne “L’amore non basta”.
La morte di una bambina e il rapimento di un ragazzo legato a una famiglia potente. Non solo indagini, ma fenditure dentro un sistema dove tutto è già compromesso.
Denaro, potere, relazioni, silenzi.
E Balistreri si muove lì dentro senza una vera bussola morale, se non quella tardiva, scomoda consapevolezza che cresce, pagina dopo pagina, contraltare di una tensione che invece attanaglia e non cala sin dalle prime righe.
Il titolo del romanzo, “L’amore non basta” si fa portatore di un’eco ancora più amara. Non riguarda solo i rapporti personali, ma un intero sistema umano e valoriale. L’amore, per una persona, per la giustizia, perfino per la verità, non basta quando si entra in territori dove tutto è già compromesso.
«Ho passato il confine.»
«Che confine?»
«Quello tra il coraggio e l’incoscienza.»
Ed è questo, sin da “Tu sei il male”, uno dei tratti più potenti di Balistreri. Non è mai innocente, ma a un certo punto smette anche di essere indifferente.
E tra le due cose c’è un abisso.
Il suo passato, legato alla Libia, alla fine del colonialismo italiano, a un’infanzia e adolescenza segnate da ambiguità e violenza, non è uno sfondo esotico, è una ferita originaria. È lì che si forma il suo sguardo sul mondo. Uno sguardo diffidente, disilluso, sempre un passo indietro rispetto alla possibilità di fidarsi davvero. Balistreri cresce con l’idea che la verità sia sempre sporca e che la giustizia sia, nella migliore delle ipotesi, incompleta. E poi, non subito, non facilmente, arriva il rimorso.
Solo che io, che avevo ucciso i miei migliori amici, non potevo essere un fratello maggiore, né per lui né per nessun altro.
Quello che resta, alla fine, è la consapevolezza amara, ma necessaria, che l’amore possa essere autentico, perfino assoluto, eppure insufficiente. Perché non cura tutto, non salva da tutto, non protegge da ciò che siamo stati prima di amare.
«Goodbye Piccadilly, farewell
Leicester Square.» citazione che incontriamo nel cuore del romanzo, non richiamo culturale, ma vera e propria chiave emotiva. Non è solo l’addio dei soldati alla loro vita prima del fronte, ma è l’istante in cui si esce da ciò che è familiare senza rendersi conto che non si tornerà più indietro.
Balistreri, in queste pagine, ci racconta come ha attraversato quella linea quasi senza accorgersene.
Quasi.
E quando infine vede dove si trova, è già dentro fino in fondo.
Quasi.
Perché solo curando quelle ferite il sangue bianco si seccherà.
Costantini non ha mai cercato scorciatoie. Meno che mai lo fa qui. La sua scrittura è asciutta, potentissima, capace di colpire con precisione.
Non c’è compiacimento, non c’è melodramma. C’è un thriller che è, in realtà, una discesa negli abissi di un uomo spezzato.
Ai lettori dare a lui un nome. O più di uno.
Ogni indagine, ogni cadavere, ogni bugia che il commissario è costretto a smascherare, o a pronunciare, non è che un passo in più che allontana da quella Leicester Square dell’anima, luogo di innocenza perduta per sempre. Quel momento in cui un uomo capisce di essere arrivato tardi a se stesso, dentro un tempo e un luogo che non perdonano.
Il genio di Costantini sta nel legare indissolubilmente il crime alla condizione umana. L’amore, suggerisce il titolo con brutale e immediata onestà, non è un’armatura sufficiente contro i colpi della vita, né un talismano in grado di redimere un passato che continua a chiedere il conto. Balistreri lo sa bene. È un uomo che ha visto uno, più, fronti, è tornato, ma non ha mai smesso di combattere. La sua guerra non è fatta di trincee, ma di rimpianti, di scelte sbagliate e di un cinismo che usa come scudo per proteggere quel poco di sé che non è stato ancora contaminato.
Non c’è catarsi, non c’è assoluzione. Solo una lucidità che brucia.
Le domande più crudeli non possono avere risposta.
Tutto questo fa de “L’amore non basta” un’opera di straordinaria profondità psicologica, un giallo dell’anima in cui il vero mistero non è tanto scoprire l’assassino, quanto comprendere fino a che punto un uomo possa spingersi nell’oscurità prima di dimenticare completamente la luce di Piccadilly.
«Vedo troppa rabbia in lei, Balistreri.»
Aveva ragione. Non avevo ancora imparato a controllarla: veniva da lontano quella rabbia, ma era rimasta dentro di me.
Un libro potente, amaro e indimenticabile
Che brucia.
E conferma Roberto Costantini uno dei più grandi maestri del noir contemporaneo.
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Roberto Costantini
1952, Tripoli (Libia) Ingegnere, consulente aziendale, ha lavorato per società italiane e internazionali nel campo impiantistico e ha conseguito il Master in Management Science a Stanford (California). È oggi dirigente della Luiss Guido Carli di Roma dove insegna Business Administration. È autore per Marsilio della Trilogia del Male con protagonista il commissario Michele Balistreri, già pubblicata negli Stati Uniti e nei maggiori paesi europei, premio speciale Giorgio Scerbanenco 2014 quale «migliore opera noir degli anni 2000». Con La moglie perfetta è stato finalista al premio Bancarella 2016.
In precedenza aveva pubblicato con Franco Angeli saggi destinati ai professionisti e alle università: Gestire le riunionicon Maurizio Castagna nel 1996 e Negoziazione. Come trasformare le tecniche negoziali in abilità istintive con Raffaele Carso nel 1998.
Il suo quinto romanzo, Ballando nel buio (Marsilio 2017), ha nuovamente come protagonista il Commissario Balistreri. Nel 2020 pubblica con Longanesi Una donna normale e Una donna in guerra.