Elena Campani

Sinossi. A volte la vita ti colpisce e ti riporta al punto di partenza. È quello che succede a Tuva Colmar, professoressa di Italiano che il padre ha chiamato come un luogo lontano. Aveva un fratello, un cane e un lavoro che amava: d’improvviso non ha più nulla se non la sua fiera solitudine e poche parole incerte, ed è stata trasferita a occuparsi della biblioteca di istituto. Ma Tuva è una creatura speciale, armata di una sottile, tenacissima ironia, di un fiuto da segugio e della capacità di leggere tra le righe delle vite degli altri. Così, quando proprio nella sua scuola accade un fatto tragico e inquietante, solo lei, forse, potrà far luce sul mistero che si nasconde nel cuore del liceo. Con una scrittura vivace, piena di sensibilità, Elena Campani sceglie la cornice del giallo per dare vita a un romanzo che scava nell’animo umano e ci parla di libri e di scuola, dell’impegno e della dedizione che richiedono a chi li ama davvero. La prof Tuva Colmar, i suoi colleghi, gli allievi, le chat di classe diventano in queste pagine uno specchio delle nostre paure e delle nostre colpe ma anche della possibilità sempre aperta di sconfiggerle con la capacità di ascolto e con il coraggio delle nostre fragilità.
Editore: Bompiani
Genere: Giallo
Pagine: 304
Anno di pubblicazione: 2026
Sinossi:
Recensione
di
Bruno Vigliarolo
L’assassino sta scrivendo è un’opera intensa e originale. Un racconto in cui – come spesso accade nelle storie di genere edite da Bompiani – l’autrice Elena Campani assomma i ritmi propri della narrativa bianca a un intricato caso giallo.
Rispetto ai romanzi mystery più tradizionali, l’incipit risulta atipico, meno immediato. Una voce narrante misteriosa, sfocata, introduce la vicenda con una sorta di lento zoom. Attraverso le sue parole, intravediamo il ritratto di Tuva Colmar: una donna con un passato doloroso, e un presente scandito da solitudine, disfluenza verbale e un appassionante lavoro da bibliotecaria.
Sullo sfondo, la vita quotidiana di un liceo pisano, col suo variegato gruppo di docenti e studenti. Una routine apparentemente serena, che sarà stravolta da un evento tanto inatteso quanto drammatico: l’omicidio di una giovane e riservata alunna di nome Erika.
Da quel momento, tutto cambia in modo inesorabile e ogni interazione, ogni parola, ogni messaggio scambiato nelle chat scolastiche diventa pretesto per lanciare allusioni; svelare piccole crepe; scandagliare con interesse morboso l’altrettanto morbosa attenzione mediatica che divampa attorno al caso. Uno spaccato antropologico di grande nitidezza.
Il puzzle inizia quindi a prendere forma, delineando un caso che somiglia a una di quelle tragedie già scritte. Un delitto maturato nell’alveo degli amori proibiti, delle invidie e dei segreti adolescenziali. Ma qualcosa non torna e il fiuto affinato e sensibile di Tuva Colmar percorre sentieri inesplorati: strani indizi che partono e finiscono nella tranquilla biblioteca del liceo.
Con uno stile elegante e immersivo, l’autrice intesse una storia sorprendente, mostrando il confine che separa la mera giustizia da un’autentica redenzione. Una scrittura che riflette la grande umanità della sua protagonista, tratteggiandone il coraggio, l’acume e la tenacia. Un racconto emozionante, che sento di poter consigliare a chi cerca un giallo di ampio respiro; una lettura dai ritmi non esasperati.
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Elena Campani
lavora come editor accademica, traduttrice e docente. Ha la pessima abitudine di traslocare spesso e di tenersi alla larga dai cani, che invece la adorano. Nel tempo libero adotta piante in difficoltà, guarda lo sport in TV e aggiusta cose rotte. L’ombra fissa del cane è il suo primo romanzo.