Le madri




‎ Carmen Mola


Sinossi. Nel corso della sua carriera da ispettrice capo della Brigada de Análisis de Casos, Elena Blanco ha assistito a violenza, corruzione e a qualunque genere di malvagità a cui può spingersi l’animo umano. Ma il caso che le si presenta davanti questa volta supera ogni limite. All’interno di un furgoncino col baule semichiuso c’è il cadavere di un uomo, legato a una sedia, con un taglio che va dal pube fino allo stomaco. L’autopsia parla chiaro: a questo tossicodipendente recidivo sono stati asportati gli organi interni e al loro posto è stato inserito un feto, che le analisi rivelano essere il suo figlio biologico. Pochi giorni dopo, un consulente fiscale viene ucciso con lo stesso macabro rituale. Il tempo corre troppo veloce per impedire che anche un terzo, questa volta un architetto, subisca il medesimo destino. Ma qual è il legame fra le vittime, si chiedono alla BAC, e dove sono le madri dei bambini?
Mentre il rapporto tra Elena e l’agente Zárate si fa sempre più complicato e Reyes, infiltrata in una losca brigata di poliziotti corrotti, si trova faccia a faccia con i propri demoni, tutti gli indizi li porteranno a una misteriosa organizzazione i cui fili sono manovrati dai potenti e intoccabili del paese e alla quale nessuno sembra potersi avvicinare senza morire.
In una Madrid oscura e vibrante, dove ogni indizio conduce un passo più vicino al baratro, Carmen Mola dà vita a un thriller che non lascia scampo, un noir feroce e torbido, una discesa negli abissi morali della società.

“In tutte le famiglie ci sono storie che rimangono nascoste come un fiume sotterraneo.”


Autore: Carmen Mola

Traduzione: Sara Bortoluzzi

Editore: Salani

Serie: Elena Blanco #4

Genere: Noir

Pagine: 461 p., R

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Loredana Cescutti

&

Sabrina De Bastiani


Quando un mese fa abbiamo concluso “La bambina senza nome”, ci eravamo ripromesse di attendere un po’ prima di affrontare “Le madri”, uscito da poco, questo perché il precedente si era rivelato intenso, ma anche spietato.

Sanguinoso.

Privo di prospettive e di speranze.

“Le cose finiscono, ma questo non significa che quello che verrà dopo sarà peggiore…”

E invece, eccoci qui.

Le madri” scuote perché non cerca mai di rassicurare. Affonda le mani nelle paure più antiche, quelle che riguardano la nascita, l’appartenenza, la perdita e le restituisce sotto forma di thriller. Feroce e ipnotico.

Fin dalle prime pagine si avverte una sensazione disturbante, non quella della paura improvvisa, ma quella più sottile e persistente che nasce quando ciò che consideriamo intoccabile, la maternità, la famiglia, la cura, viene deformato fino a diventare qualcosa di oscuro e irriconoscibile.

Riconoscibile è invece la penna di questo armonico e poliedrico trio noir, che si dimostra all’altezza della fama e del seguito del pubblico, e che di nuovo, riesce a concepire una trama ricca, assai realistica e per questo, talmente (dis)umana da essere agghiacciante.

Carmen Mola gioca proprio su questo confine, umano/ disumano, trasformando l’amore in possesso, la fede in fanatismo, l’appartenenza in prigione.

“Sono due porcellane rotte che potrebbero completarsi a vicenda.”

Una storia di finzione, a nostro avviso, perfino di una spanna superiore per qualità e risultato alla precedente, ma, che si fonda su tematiche fin troppo reali, concrete, con le quali troppo spesso ci si deve confrontare.

La vera forza del romanzo non risiede nei colpi di scena. Sta piuttosto nella capacità di costringere il lettore a guardare dove normalmente distoglie lo sguardo. Dietro l’indagine si apre infatti una riflessione inquietante sulla vulnerabilità umana, sul bisogno disperato di sentirsi accolti, sull’estrema facilità con cui una promessa di salvezza può trasformarsi in una forma di controllo.

“È esausta. Di lavorare alla bac, di lottare contro l’orrore, di essere Elena Blanco.”

Si appropria di storie, segreti ed emozioni e li tritura, li schiaccia, li omette e se ne fa beffe, finendo per lasciare i personaggi allo sbando.

Dubbi.

Paure.

Diffidenza.

Un’indagine che tocca da vicino tutto ciò che i suoi personaggi si portano dentro, tutti i fardelli, i segreti e le sofferenze che li hanno plasmati e trasformati in ciò che sono diventati nel corso dei mesi.

Degli anni.

Ora “…un bicchiere sporco e chiazzato gli restituisce un’immagine deformata del suo volto. Forse è questa la sua vera faccia adesso. Forse, uccidendo quei mostri, è diventato un mostro anche lui. Forse la scelta più onesta sarebbe stata smettere di fare il poliziotto, smetterla di stare con Elena. Smetterla di fare del male.”

Elena Blanco continua a essere uno dei personaggi più affascinanti del noir contemporaneo, così imperfetta, ferita, spesso scomoda, e proprio per questo autentica. Non è un’eroina chiamata a salvare il mondo, ma una donna che combatte ogni giorno contro i propri fantasmi mentre cerca di comprendere, e disarmare, quelli degli altri.

Sguardi trasformati che li rendono irriconoscibili a chi li conosce e a loro stessi.

Un confronto, quello con lo specchio, che non restituisce nulla di noto, ma solo un incolmabile e doloroso niente.

“Lo specchietto retrovisore le restituisce adesso il riflesso di una Elena diversa: con più rughe sulle palpebre, ma senza quell’oscurità nelle pupille.”

Vicende che oramai, caso dopo caso, a valanga si sono impadronite di ciascun personaggio, arrogandosi il diritto di scegliere senza chiedere, lasciandoli con le loro cicatrici sempre più profonde e purulente.

“… ogni giorno il silenzio occupa uno spazio sempre più grande tra di loro. Troppi argomenti tabù, troppi terreni scivolosi su cui non devono addentrarsi.”

Una scrittura che provocherà, di nuovo, dolore, ma che in fondo andrà a raccontare una verità universale sui legami, quelli indissolubili che non sono cancellabili semplicemente con una passata di spugna ma che rimangono, saldi e indistruttibili anche in condizioni estreme.

Ma, sotto la superficie del sangue e della tensione, rimane soprattutto una domanda impossibile da ignorare.

Fino a che punto il bisogno di essere amati può renderci disposti a rinunciare alla nostra libertà?

“È solo un piccolo passo oltre il limite, ma una volta fatto non è così difficile continuare ad allontanarsi.”

Tormentati.

Inimmaginabili.

“Sono come sonnambuli intrappolati nei propri incubi.”

Giunte al finale, come spinte da un vortice inarrestabile, non resta soltanto il ricordo di una storia ben costruita. Resta un disagio sottile, persistente, qualità dei noir che finiscono molto dopo la parola fine.

E dunque un seguito è assolutamente imprescindibile perché, sebbene la verità appaia irraggiungibile come un miraggio, “Non c’è modo di tornare indietro.”

Buona lettura!

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Carmen Mola


è lo pseudonimo dei tre scrittori e sceneggiatori spagnoli Jorge Díaz, Antonio Mercero e Agustín Martínez, che hanno rivelato la loro identità con grande scalpore durante la cerimonia di assegnazione del Premio Planeta, il più importante premio letterario iberico. A lungo è stata considerata l’ Elena Ferrante spagnola. Frutto di una scrittura collaborativa moderna, di cui i tre autori sono tra gli esponenti più acclamati a livello internazionale, La Bestia ha venduto oltre un milione di copie e sarà pubblicato in quindici Paesi.: è lo pseudonimo dei tre scrittori e sceneggiatori spagnoli Jorge Díaz, Antonio Mercero e Agustín Martínez, che hanno rivelato la loro identità con grande scalpore durante la cerimonia di assegnazione del Premio Planeta, il più importante premio letterario iberico. A lungo è stata considerata l’ Elena Ferrante spagnola. Frutto di una scrittura collaborativa moderna, di cui i tre autori sono tra gli esponenti più acclamati a livello internazionale, La Bestia ha venduto oltre un milione di copie e sarà pubblicato in quindici Paesi.