Michel Bussi
Sinossi. Natale 2024. Jorik, un ex-militare francese, sua figlia Aline e la nipotina Maé partono per un meraviglioso viaggio alla scoperta dei gorilla nelle montagne del Rwanda. Per Maé è il sogno fin da bambina; per Aline, un ritorno alle origini; per Jorik un tuffo vertiginoso nei meandri di un passato tenebroso. Nel 1990, inviato in Rwanda dallo Stato francese, Jorik aveva conosciuto Esperance, una brillante insegnante. Ma il 6 aprile 1994, un aereo che trasportava il presidente rwandese si era schiantato al suolo, dando il via al caos e al genocidio dei Tutsi. Esperance, costretta a fuggire assieme alla piccola figlia Aline, riporta tutto, la fuga, i massacri, le responsabilità, in un diario dove raccoglie denunce precise contro le autorità di Francia e Rwanda. Molti degli accusati sono pronti a tutto per far sparire quella testimonianza. Anni dopo, il viaggio di Jorik, Aline e Maé, fa rivivere un passato tenebroso, risvegliando i fantasmi di un genocidio che la Francia, ma anche il resto del mondo, fatica a riconoscere.
Autore: Michel Bussi
Traduzione: Alberto Bracci Testasecca
Editore: Edizioni E/O
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 592
Anno di pubblicazione: 2025
Recensione
di
Marina Toniolo
‘Scrivere gialli porta a interrogarsi sulle radici del male. Occuparsi del genocidio dei tutsi in Ruanda significava prendere in esame il male assoluto, inspiegabile e imperdonabile, un odio che superava ogni limite della ragione’.
Maé, adolescente della Normandia, realizza il suo sogno di vedere i gorilla nel loro habitat naturale grazie al regalo di Natale del nonno Jorik. Così, assieme a lui e alla madre Aline, giunge in Ruanda. Durante la visita al parco nazionale Jorik viene rapito e Maé assieme alla madre si trova al centro di una scena indesiderata, dove gli ultimi genocidi cercano di recuperare un diario e la scatola nera di un Falcon.
Bussi è un narratore nato, capace di mescolare vari temi all’interno di un possente romanzo. Non è una lettura facile: è giusto avvisare prima il lettore. Il tema è scomodo per il mondo intero e soprattutto per i francesi che, per cento giorni, hanno voltato le spalle a un paese amico lasciando che si compisse il massacro peggiore di tutta la storia dell’uomo.
‘Qui c’è stato un genocidio agricolo commesso da assassini armati di attrezzi arcaici, ma è stato il più efficace di sempre da quando esiste l’umanità. Un milione di morti in cento giorni, più di diecimila al giorno’.
Protagonista è una donna di nome Esperance. Nel 1990 sposa un militare francese: Jorik Arteta appunto, inviato dalla Francia assieme a centinaia di altri soldati per garantire la pace e la democrazia. Esperance è testimone delle efferatezze hutu nei confronti dei tutsi, una distinzione sociale inventata dai colonizzatori belgi a unizio Novecento.
Il dramma e l’orrore scorrono ad ogni pagina, mano a mano che mi addentro nella storia le viscere si attorcigliano e ripenso a quegli anni quando in Italia non arrivava alcuna notizia se non di scontri etnici. Ma la malvagità umana non ha avuto limite in Ruanda. Non ci sono state deportazioni come nel genocidio ebreo. Qui i vicini ammazzavano i dirimpettai perché tutsi o perché persone socialmente invidiabili. Basta guardare qualche video disponibile e si vedono famiglie intere morte fuori della porta di casa.
‘Benché quello di eliminare i tutsi sia un progetto antico, risalente agli anni Sessanta del Novecento e ai primi massacri, è opinione comune che sia stato concepito e voluto da una manciata di persone, forse una decina di membri dell’Akazu’.
La ‘casetta‘, così veniva chiamata la banda con a capo la moglie del presidente ruandese e di suo fratello, assassini che sono stati tratti in salvo e trasportati successivamente in Francia.
Bussi lascia che il lettore scopra a fondo la storia del Ruanda, di Esperance e di Jorik e che tragga da solo le conclusioni: prima sconcerto, poi indigniazione. Grande dote a cui si perdona la storia parallela dei gorilla del parco nazionale che poco tocca.
‘Le ombre del mondo’ fa riflettere sul delirio di onnipotenza e, oltre ogni dire, su chi volta la testa per guardare da un’altra parte mentre lo stesso popolo si uccide a vicenda ed è quello che i francesi prima e l’ONU poi hanno fatto. Un senso di vergogna profonda mi invade e poi penso a Esperance e al significato del suo nome, un monito per il futuro perché, come per il popolo ebraico, sia mai più.
Suggerisco di vedere, per approfondire, ‘Hotel Rwanda’ e ‘Gli alberi della pace’.
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Michel Bussi
1965 Louviers, è un autore francese di gialli tra i più amati e venduti oltralpe. È nato in Normandia, dove sono ambientati diversi suoi romanzi e dove insegna geografia all’Università di Rouen. ‘Ninfee nere’ (Edizioni E/O 2016) è stato il romanzo giallo che nel 2011, anno della sua pubblicazione in Francia, ha avuto il maggior numero di premi: Prix Polar Michel Lebrun, Grand Prix Gustave Flaubert, Prix polar méditerranéen, Prix des lecteurs du festival Polar de Cognac, Prix Goutte de Sang d’encre de Vienne.
Tra le sue pubblicazioni per E/O figurano: ‘Tempo assassino’ (2017), ‘Mai dimenticare’ (2017), ‘La doppia madre’ (2018), ‘Il quaderno rosso’ (2018), ‘La follia mazzarino’ (2019), ‘Usciti di Senna’ (2020), la saga distopica N.E.O ‘La caduta del sole di ferro’ (2020), ‘Tutto ciò che è sulla terra morirà’ (2021), ‘La mia bottiglia per l’oceano’ (2022), ‘Codice 612. Chi ha ucciso il Piccolo Principe?’ (2023), ‘Tre vite una settimana’ (2023), ‘Ophélie si vendica’ (2024), ‘Un aereo senza di lei’ (2024), ‘Gli assassini dell’alba’ (2025).