Le ottanta domande




di Atena Ferraris


Sinossi. Avere tante domande senza risposta non è mica semplice. Parola di Atena Ferraris, che sarei io. Mio fratello Febo dice che si vive lo stesso, ma non sono d’accordo. A essere sincera, cercare soluzioni logiche a tutto per me è istintivo. Anche per questo ho fondato una rivista di enigmistica. Lavoro a casa, da sola, perché non so stare in mezzo alla gente. Eppure, da quando ho aiutato Febo a smascherare un mago imbroglione, mi ritrovo sempre più spesso a confrontarmi con altre persone. Ho persino trovato un ragazzo che vuole conoscermi e nuove amiche. Adesso una di loro, Elisa, ha bisogno di me per risolvere il mistero di una lettera minatoria. Nella sua azienda, dove si danno arie di grande modernità e fanno corsi di team building, c’è qualcuno che le fa mobbing. Tutti hanno fiducia nelle mie capacità, perché sono molto brava a risolvere i problemi altrui. Da quando esco di casa più spesso, però, non sono affatto sicura che sia vero, perché mi faccio un sacco di domande su me stessa. E non mi piace per nulla. Non so se voglio davvero capire chi sono, perché ogni risposta potrebbe appiccicarmi addosso un’etichetta, e le etichette ti chiudono in una scatola. Forse, aiutare i miei amici è l’unico modo per accettare il giudizio altrui. In più, qualche volta servono delle istruzioni d’uso precise per affrontare il mondo. Soprattutto per chi, come me, si sente perso.

“… se non sai dare un nome alle tue emozioni, per esempio se non sai riconoscere il disagio o il dolore, sei ad altissimo rischio di manipolazione. Non sei pronto a proteggerti quando ne avresti bisogno, perché non capisci di averne bisogno.” (Postfazione – Alice Basso)


Autore: Alice Basso

Editore: Garzanti

Genere: Narrativa gialla

Serie: Atena #2

Pagine: 336 p., R

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Loredana Cescutti


Questo secondo romanzo della serie di Anita Ferraris, sicuramente l’ho percepito come una necessità vitale il bisogno di conoscersi, di sentirsi e soprattutto capirsi, al di là di ciò che possano pensare gli altri.

E nonostante i millanta timori del riuscire a farlo.

Perché scoperchiando “il vaso di Pandora”, vai a capire cosa potrebbe succedere poi.

“È davvero una cosa così assurda, per te, che io abbia voglia di capire chi diavolo sono e come funziona la mia testa?”

Etichetta. Designazione astratta o di comodo per classificare semplicisticamente una persona o una cosa.

Una parola che sicuramente non da conforto, né a chi viene affibbiata né a chi ruota attorno alla persona che se la sente appiccicare come un post-it al neon.

Che poi, parliamoci chiaramente: ognuno di noi ha qualcosa che ci differenzia dagli altri e che può irritare il prossimo, non serve avere una neurodivergenza per essere guardati e considerati, ingiustamente, con sospetto come fossimo una qualche rara specie in via d’estinzione.

Attendevo Atena, come del resto aspetto con impaziente ansia e brama ogni romanzo di Alice Basso e…

… e niente, un’altra bellissima storia ricca di umanità, divertimento e un pizzico di mistero.

Alice Basso torna con la sua protagonista puntigliosa, diretta e mai così consapevole di avere bisogno di un nuovo sguardo, obiettivo e sincero, col quale affrontare ogni sua giornata, fuori dall’appartamento che, come un bozzolo, la protegge da sé stessa e dall’invadenza altrui e, in particolar modo, le dà la certezza strutturata da una routine consolidata e fondamentale.

O almeno, così era stato prima.

“… io non sono una ritardata e neanche un genio. Voglio solo essere quello che sono senza dovermi continuamente preoccupare di dover sembrare qualcos’altro.

Se poi abbiamo la fortuna di trovare anche chi ci ascolta e ha voglia realmente di conoscerci, che vuole stare assieme a noi senza rischiare di forzarci e farci soffrire, imparando a rispettare le nostre esigenze, le nostre sensibilità, le nostre ansie e paure, il nostro bisogno di vivere nel modo a noi più congeniale e naturale possibile, beh, a trovare una persona così sicuramente avremo fatto poker.

Una scrittura come sempre frizzante, assolutamente scorrevole e a tratti molto divertente, sulla quale con Basso ci si può mettere la firma.

“… ho paura di tutto e ho fame di tutto…”

Ma, è anche una penna di una profondità immersiva disarmante, quando la situazione lo richiede, che mai come qui vi farà percepire con intensità le emozioni dei suoi personaggi, le paure e le incertezze dell’andare incontro ad un ignoto che per taluni, appare più spaventoso delle difficoltàche già si incontrano quotidianamente.

Questa, è una storia che cerca di farci guardare e capire le difficoltà dai due lati opposti del problema: da un lato c’è chi lo affronta da tutta una vita e non è in grado di definire in modo netto cosa sia a porre così tanti limiti alla sua esistenza e, dall’altro, troviamo chi affianca la persona tentando di limitarne le complessità smussando “la diversità” davanti agli altri, con l’intento di proteggere ma senza realmente voler definire la difficoltà nella sua interezza.

A protezione, si dice, di chi gli sta accanto.

Ma forse, non è solo così.

Non c’è niente che mi faccia sentire più in colpa che far male involontariamente a qualcuno. La gente si vergogna delle proprie debolezze; io, i miei casi peggiori di lacerazioni interiori ce li ho quando senza intenzione prevalgo su un innocente.

Mai come qui Atena rischia il burnout, a livello emotivo ma anche lavorativo, se vogliamo, dal momento che il bisogno di arrivare a monte del problema, le farà saltare le sue preziosissime e vitali routine, l’ancora di salvezza per affrontare ore e giorni in modo equilibrato, gestendo così il suo lavoro ma anche le sue esigenze primarie, dal mangiare al dormire, fino al riposare la testa.

“… per la prima volta nella mia vita, non sarei io quella su cui puntare il riflettore. Sarebbero le altre persone, quelle “normali”, quelle che mi circondano. Sarebbe il loro comportamento a essere osservato e messo in discussione, e non il mio.

In sostanza, un romanzo che affronta la vita con prospettive differenti e che permette, con delicatezza, quella di Basso e con la pratica schiettezza, quella di Anita, di affrontare una tematica attuale che spesso rimane sepolta fra timori, ignoranza e ritrosie e che, se portata in superficie, soprattutto per chi ruota attorno a persone come la signorina Ferraris, irragionevolmente può apparire come una pulce fastidiosa o un brufolo in mezzo al viso.

Solo perché gli standard accettati, ancora oggi, discostano da ciò che va leggermente fuori dai binari della consuetudine.

Per molta gente, ma non per tutti, per fortuna.

“La mia vita è un casino.

Ma magari, se scopro cosa sono e come si fa a essere me, lo sarà un po’ meno.”

Ovviamente, non sarebbe un romanzo di Basso, se non vi fosse al suo interno quella spruzzata mistery che tanto ci piace e che molto spesso, richiama ai gialli vecchia maniera dei nostri miti del passato.

Nessun giallo della camera chiusa ha mai avuto tredici sospettati, io credo. Il massimo a cui la mia memoria riesce ad arrivare sono i dodici tizi sull’Orient Express

Ammettiamolo. Anche la nostra vita spesso è un casino, talvolta anche peggio, l’importante è avere al nostro fianco persone che sappiano come starci vicino nel modo migliore guidandoci, senza contrastarci o soffocarci e accettandoci, così come siamo.

Questa fortuna, però, dovrebbe essere una possibilità di tutti.

Pensateci.

Inconsapevolmente, ognuno di noi potrebbe essere Anita.

“Se tu scoprissi che una persona con cui hai voglia di entrare in confidenza ha praticamente un manuale d’istruzioni di base, non correresti a consultarlo?”

Buona lettura!

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Alice Basso


è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora per diverse case editrici come redattrice, traduttrice, valutatrice di proposte editoriali. Nel tempo libero finge di avere ancora vent’anni canta e scrive canzoni per un paio di rock band. Suona il sassofono, ama disegnare, cucina male, guida ancora peggio e di sport nemmeno a parlarne.