Edgar Wallace
Sinossi. La lussuosa casa di Jesse Trasmere custodisce una segretissima camera blindata in cui il proprietario si rinchiude per fare qualcosa di misterioso, che nemmeno il suo domestico deve scoprire. Ma un giorno Trasmere viene ucciso. Nella camera vengono trovati una scatola laccata cinese e un piccolo spillo ricurvo. Quello spillo sarà la chiave al segreto di uno dei più strani delitti mai commessi. È Tab Holland, un intraprendente giornalista, ad andare a caccia della verità, in questo romanzo ambientato a Londra, ma ricco di esotica atmosfera cinese.
Autore: Edgar Wallace
Traduzione: A. Ferrarin
Editore: Mondadori
Genere: Giallo
Pagine: 206
Anno di pubblicazione: 1993
Recensione
di
Salvatore Argiolas
Scomparso nel 1932, Edgar Wallace è indubbiamente uno dei giganti del giallo classico ed è stato il primo a diventare una vera industria, dedita a scrivere e vendere best seller. Si stima che nei 27 anni di attività abbia scritto più di 170 romanzi e un numero esagerato di racconti, oltre a sceneggiature per il teatro e il cinema (come quella per il celeberrimo King Kong)
Di solito il suo metodo di stilare le opere era particolare in quanto era solito dettare a un dittafono (sì proprio quello che Agatha Christie utilizza per l’alibi in un suo celebre giallo) e poi faceva ricopiare i testi da due o tre dattilografe. Una volta riuscì a dettare un romanzo nell’arco di un weekend, tra il venerdì sera e il lunedì mattina e una tale prolificità naturalmente ha creato grande difformità di qualità e valore tra i suoi scritti.
Nel romanzo “Il mistero della candela ritorta”, il protagonista, lo scrittore John Lexman, sembra proprio richiamare le caratteristiche principali del suo creatore, come se avesse voluto identificarsi e far valere le sue vendite rispetto alle critiche degli esperti.
“John Lexman era un notissimo autore di gialli e, benché qualche alto e borioso papavero del mondo letterario lo considerasse soltanto uno scrittore di terz’ordine, aveva un vasto e sempre crescente pubblico di lettori, affascinati dalle trame emozionanti che li tenevano col fiato sospeso fino alla soluzione immancabilmente inattesa e sorprendente.”
Qualche pagina dopo c’è un altro passaggio che si può leggere come riferimento autobiografico: “Ma di che cosa potete lamentarvi voi? Il vostro è un lavoro creativo… Il più affascinante che un uomo possa fare, lui invece, poveretto è legato alla realtà. Voi invece potete spaziare negli infiniti mondi che la vostra immaginazione vi offre, potete creare gli uomini e distruggerli, inventare problemi avvincenti, indurre dieci o ventimila persone ad arrovellarsi e a fare congetture e poi con una parola risolvere ogni mistero.”
“Il mistero della candela ritorta”, pubblicato nel 1918 ha una grande somiglianza di struttura narrativa con “L’enigma dello spillo” di cinque anni posteriore, entrambi basati sul classico tema della “camera chiusa” che ha validissimi precedenti come “I delitti della Rue Morgue” di Edgar Allan Poe e “Il mistero della camera gialla” di Gaston Leroux.
E’ chiaro che la mente sospettosa del lettore di gialli moderno, addestrata da tantissimi trucchi simili, sia immediatamente messa in allarme da oggetti incongrui come spillini e candele ritorte ritrovate dentro o nei pressi di stanze chiuse all’interno delle quali sia stato trovato un cadavere.
Nonostante ciò “L’enigma dello spillo” è un giallo che ancora attrae e interessa sia per l’intreccio complesso e sia per l’intenzione di Wallace di creare “trame emozionanti fino alla soluzione immancabilmente inattesa e sorprendente.”
Qui gli ingredienti per un libro emozionante ci sono tutti, una storia d’amore contrastata, un ricco imprenditore che ha legami con la Cina e con degli scaltri cinesi che lo coadiuvano nei suoi affari, la concatenazione di interessi tra i vari personaggi del giallo e il mistero della camera chiusa in cui viene trovato Jesse Trasmere, l’agiato faccendiere.
Il libro comincia in una Londra particolare, brulicante di vita e di attività, dove Yeh Ling gestisce il ristorante cinese “Il tetto d’oro”, in realtà proprietà di Jesse Trasmere, un vecchio sui settanta dal volto duro, legato al cinese da vecchi trascorsi nell’Impero Celeste.
Trasmere è preoccupato dal fatto che dalla Cina stia arrivando qualcuno che potrebbe mettere in pericolo la sua tranquillità.
“Ti devo dire, caro Yeh Ling, che quest’uomo è una grossa seccatura per me e sarei contentissimo se dormisse sulle Terrazze della Notte.”
Così quando il faccendiere viene trovato morto nella camera di sicurezza della sua villa il forestiero è il primo sospettato ma le cose si complicano quando anche quest’ultimo viene trovato cadavere nello stesso modo ed è evidente che si debba capire prima la dinamica degli omicidi e di conseguenza chi sia responsabile dei delitti.
“L’enigma dello spillo” è un giallo che risente dei tanti anni passati dalla sua pubblicazione e dall’essere stato influenzato dai feuilleton ottocenteschi ma conserva un suo fascino per l’intreccio di temi e di personaggi anche se del puro punto di vista della logica non è difficile intuire il colpevole e inoltre, anche se l’astuzia che ha consentito il trucco della camera chiusa è interessante, ispirando anche uno dei migliori gialli di Van Dine, non si capisce il motivo di escogitare un tale escamotage che non avrebbe cambiato in nessuno modo l’approccio dell’indagine degli investigatori e che ritengo un tocco da maestro di Wallace per far vedere che anche lui, come nel precedente “Il mistero della candela ritorta” era in grado di escogitare trucchi di grande impatto.
Wallace nel libro inserisce un’acuta nota sociologica che ormai ci è familiare dopo tanti casi di cronaca nera di cui leggiamo e vediamo gli sviluppi nei quotidiani e in televisione.
“Un delitto dà sempre alla località in cui viene consumato una sorta di celebrità, della quale anche gli abitanti del rione che ne sembrano più seccati, si compiacciono in segreto. Siccome, per quanti si faccia, è impossibile cambiare la natura degli uomini, avviene che i giornali si vendano in maggior copia quando riferiscono disgrazie ed episodi di cronaca nera che quando hanno notizie liete o di cose che vanno bene.”
Dal libro nel 1929 fu tratto un pregevole film muto che può essere ancora visto su Youtube e dove si può capire bene quale trucco è stato ideato dall’assassino per far credere che l’omicidio sia stato compiuto in una stanza sigillata.
Ai suoi tempi d’oro, quando guadagnava cinquantamila sterline l’anno, scrive Howard Haycraft nel suo saggio pluripremiato “Murder for Pleasure”, era opinione comune che un libro su quattro venduti in Inghilterra, escludendo la Bibbia, fosse di Edgar Wallace.
Sia “L’enigma della spillo”, sia “Il mistero della candela ritorta” non vedono la classica conclusione dei gialli dove l’indagine dell’investigatore viene coronata da una soluzione provvista da tutti i particolari e questo fece inserire a Willard Huntington Wright, meglio noto come S. S. Van Dine nelle sue celebri “Venti regole per scrivere romanzi polizieschi” un paragrafo che sembra proprio scritto per criticare Wallace:
“Il colpevole dev’essere scoperto attraverso logiche deduzioni: non per caso, o coincidenza, o non motivata confessione. Risolvere un problema criminale a codesto modo è come spedire determinatamente il lettore sopra una falsa traccia per dirgli poi che tenevate nascosto voi in una manica l’oggetto delle ricerche. Un autore che si comporti così è un semplice burlone di cattivo gusto.”
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Edgar Wallace
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo, a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo. Tradotto in moltissime lingue, ha influenzato la letteratura gialla mondiale ed è considerato il maestro del romanzo poliziesco. È morto nel 1932.