Lo spiedo e La Rosa




‎ La prima indagine

di

Bobo Sirboni

e

Lella Camandula


Sinossi. Il vice ispettore di polizia Bobo Sirboni, “figlio di una guerra appena finita e di un benessere che non si lasciava ancora nemmeno sognare”, porta sulle spalle il peso di un passato difficile e una determinazione che non conosce tregua. Viene assegnato alla questura di Noroddile, in Barbagia, agli ordini e alle dipendenze di Lella Camandula: forte, elegante e volitiva, un superiore con cui Bobo intreccia un rapporto di immediata complicità. Quando il corpo di una donna viene ritrovato trafitto da uno spiedo, con una rosa rossa tra le mani e un biglietto con i versi di Shakespeare a suggellarne la morte, quel delitto sembra subito nascondere qualcosa di più profondo dei crimini a cui è abituata la placida provincia sarda. Ma non è che l’inizio: altre vittime seguono, identiche nella sorte, una striscia di omicidi che segue un rituale oscuro e sfida gli investigatori in modo sempre più aperto. Bobo e Lella si affidano alle loro intuizioni, si scoprono e si riconoscono vicini, mentre l’indagine li conduce tra i segreti di una comunità governata da regole antiche, dove l’orgoglio e la vergogna accendono il sangue, e un fuoco attizzato impiega molti anni prima di spegnersi nel tempo. Tra passioni letterarie, delitti brutali e una terra capace di amplificare ogni emozione, la prima indagine di Bobo Sirboni e Lella Camandula è una storia che si legge d’un fiato, l’esordio della nuova coppia del giallo italiano.


Autore: Salvatore Niffoi

Editore: La nave di Teseo

Genere: thriller

Pagine: 86

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Giusy Ranzini


Con Lo spiedo e La Rosa, Salvatore Niffoi firma un giallo intenso e profondamente legato all’anima della Sardegna, dando vita a una nuova coppia investigativa destinata a lasciare il segno: il vice ispettore Bobo Sirboni e la sua superiore Lella Camandula. Non è soltanto un romanzo di indagine, ma un viaggio dentro una terra antica, fatta di silenzi, memoria, orgoglio e ferite mai davvero rimarginate.

Sono stata subito catturata dall’atmosfera particolare del romanzo: una Sardegna aspra e misteriosa, dove ogni paese conserva segreti, ogni famiglia custodisce ricordi e ogni gesto può nascondere un significato più profondo. Niffoi riesce a trasformare il paesaggio in un vero protagonista della storia: la Barbagia non è solo lo sfondo degli omicidi, ma un luogo vivo, quasi capace di parlare attraverso i suoi abitanti, le sue tradizioni e le sue ombre.

La trama prende avvio da un delitto inquietante e teatrale: il corpo di una donna viene ritrovato trafitto da uno spiedo, con una rosa rossa tra le mani e un messaggio ispirato ai versi di Shakespeare. Un’immagine potente e disturbante, che introduce subito il lettore in un mistero dove nulla è lasciato al caso. Il killer sembra seguire un rituale preciso, trasformando ogni omicidio in una sorta di macabra rappresentazione. La domanda che accompagna tutta la lettura è una sola: quale verità si nasconde dietro questi gesti così simbolici?

Bobo Sirboni è un protagonista riuscito, un uomo segnato dal passato ma guidato da una forte senso di giustizia. Porta con sé il peso delle esperienze vissute, ma anche una grande capacità di osservare e comprendere le persone. Non è il classico investigatore freddo e distante: è un uomo con fragilità, emozioni e intuizioni profonde.

Accanto a lui troviamo Lella Camandula, personaggio carismatico, elegante e determinato, una donna forte che non ha bisogno di imporsi per dimostrare il proprio valore. Il rapporto tra i due è uno degli elementi più belli del romanzo: nasce una complicità fatta di rispetto, intelligenza e sensibilità, che arricchisce l’indagine senza mai togliere spazio al mistero.

La scrittura è ricca, evocativa, a tratti poetica. Le parole sembrano avere il profumo della terra sarda, il rumore del vento e il peso delle storie tramandate di generazione in generazione. L’autore riesce a raccontare la violenza e il dolore senza cadere nella banalità del semplice thriller, perché dietro ogni delitto c’è sempre un mondo umano complesso, fatto di passioni, rancori, amori perduti e antiche rivalità.

Il romanzo affronta temi profondi come la vergogna, l’onore, la vendetta e il peso del passato. Niffoi mostra come certe ferite possano attraversare gli anni e come i segreti di una comunità possano diventare più pericolosi di qualsiasi arma. La vera indagine, infatti, non riguarda soltanto la ricerca dell’assassino, ma anche la scoperta delle storie nascoste dietro le persone coinvolte.

Lo spiedo e la rosa è una storia di delitti, ma soprattutto una storia di persone, di ricordi e di passioni che resistono al tempo. Bobo Sirboni e Lella Camandula sono due protagonisti che conquistano il lettore e lo invogliano a  seguirli in nuove indagini.

Un esordio molto promettente per questa coppia del giallo italiano, consigliato a chi ama i misteri con una forte anima narrativa, i personaggi profondi e le storie in cui il luogo non è solo una scenografia, ma parte integrante del racconto.

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Salvatore Niffoi


nato a Orani in Barbagia nel 1950, ha insegnato nelle scuole medie prima di esordire nella narrativa con Collodoro (1997). Tra le sue opere, tradotte in diverse lingue, ricordiamo Il viaggio degli inganni (1999), La leggenda di Redenta Tiria (2005), La vedova scalza (2006, premio Campiello), Ritorno a Baraule(2007, premio letterario Alessandro Manzoni – Città di Lecco), Il pane di Abele (2009), Pantumas (2012), La quinta stagione è l’inferno (2014), Il venditore di metafore (2017) e Le donne di Orolé (2020). Presso La nave di Teseo ha pubblicato Nate sotto una cattiva luna(2023), Il collezionista di specchi (2024) e L’amica delle lucertole (2025).