L’ombra gemella




Silvio Raffo


Sinossi. Nel villaggio romano di Nemi – immortalato da Byron e Frazer – si custodiscono le memorie di arcani riti sacrificali. È lì che vive un professore senza età, affascinante e misantropo, che sembra aver scelto la solitudine per vocazione. Il suo beato isolamento a Villa Armonia viene turbato dalla comparsa di un giovane poeta, cultore come lui di letteratura e occultismo. Il contributo imprevisto di un estroso ipnotista insinua nel narratore il sospetto inquietante di un tragico karma condiviso. Questo è solo l’inizio di una vicenda d’amore e morte che, nella miglior tradizione del thriller metafisico caro all’autore, non può non sfociare in un delitto e in un finale numinoso, di straordinaria potenza evocativa.


Autore: Silvio Raffo

Editore: Elliot

Genere: Thriller

Pagine: 192

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Marina Toniolo


Il pericolo nascosto fin dal principio di tale dinamica è la possibilità dell’equivoco, dell’inganno. Potrebbe infatti essersi trattato di un equivoco: la matrice prima del desiderio di avvicinamento sembrava un’esigenza profonda e invece si era trattato di un fraintendimento inconsapevole, o peggio ancora l’instaurarsi del legame poggiava le basi su una maligna combinazione di nodi psichici, di traumi irrisolti, destinata a nuocere a entrambi gli interessati’.

Silvio Raffo in questo breve romanzo esplora una non comune affinità elettiva, una diversa corrispondenza di amorosi sensi. Due anime gemelle (o due gemelli?) che si incontrano e se fossero state ‘normali’ per i canoni standard avrebbero intrapreso una lunga e proficua amicizia in cui il maestro dona la sua conoscenza al giovane discepolo.

Ma ne ‘L’ombra gemella’ i protagonisti soffrono di turbe psichiche che li portano ad allontanarsi dagli imprevisti di un coinvolgemento emotivo.

Il professore Adelfo Luni trascorre le sue giornate tra l’università di Roma e la villa ereditata nel paese di Nemi.

Uomo di una certa età che mi ricorda un Dorian Grey per l’aspetto giovanile e per qualcos’altro di indefinito che scaturisce dal profondo dell’animo mentre si scorrono le pagine. L’incontro prima con un medico ipnotista esperto in metafisica e poi con il giovane Delfino Petri portano Adelfo pericolosamente verso il limite dell’equilibrio psichico.

La prosa altamente poetica dell’autore esplora la trascendenza dell’Io, che si chiami Super Io, Doppelgänger, proiezione, altro a se stessi, Yin e Yang. Figure allegoriche compaiono sia nelle giornate del professore sia nei suoi sogni.

La ricerca di un discepolo a cui trasmettere la conoscenza lo portano ad invaghirsi irrimediabilmente di ragazzi problematici, abbandonici. Con Delfino è diverso: lo riconosce come altro a sé e per questo lo cerca e lo rifiuta. Delfino vorrebbe fagocitare il Maestro ed escogita un’uscita di scena evocativa e simbolica.

I fatti vengono poi riassunti dalla psicoterapeuta Alma, terza persona super partes che assiste con angoscia al balletto fra anime e al misterioso omicidio di Alvaro Valdez, l’ipnotista.

Può un trauma irrisolto e anche sconosciuto influenzare la vita di una persona?

Non è un libro che, a dispetto delle poche pagine, si può pensare di liquidare in poche ore. Silvio Raffo con la sua scrittura particolare obbliga alla lentezza, alla meditazione delle parole. Amore e Morte si susseguono; la Morte viene scagliata dalla freccia di Cupido.

Non ero sicura di sapere bene cosa stavo leggendo finché non hanno cominciato ad affiorare ricordi dei romanzi e delle poesie lette da ragazza e sicuramente può essere utile a chi affronta il testo fermarsi alla fine a riflettere e scrivere le proprie impressioni perché può sembrare una scrittura fine a se stessa ma rimanda con tanti fili a qualcosa di più ancestrale.

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Silvio Raffo


Nato a Roma nel 1947,vive a Varese, dove dirige il centro di cultura creativa “La Piccola Fenice”, attivo dal 1986. Traduttore, poeta e narratore, ha collaborato con radio, televisioni svizzere e italiane, e giornali, fra cui il mensile «Poesia». Nel 1997 è stato finalista al Premio Strega con il romanzo “La voce della pietra” (Il Saggiatore, 1996) dal quale è tratto il film Voice from the Stone, con Emilia Clarke e Marton Csokas, regia di Eric D. Howell 1, in uscita nel 2015. È considerato fra i massimi esperti della poetessa statunitense Emily Dickinson in Italia. Esordisce giovanissimo come poeta con “I giorni delle cose mute” (Kursaal, 1967). Agli stessi anni risale l’amicizia con figure di primo piano nel panorama letterario italiano, quali Natalia Ginzburg, Maria Luisa Spaziani e Daria Menicanti, oltre a Margherita Guidacci e Paola Faccioli. L’attività poetica prosegue negli anni ottanta con la pubblicazione delle raccolte “Lampi della Visione” (Crocetti, 1988) e “L’equilibrio terrestre” (Crocetti, 1991), fino ai più recenti “Maternale” (Nuova Editrice Magenta, 2007) e “Al fantastico abisso” (Nomos, 2011). Sempre agli anni ottanta risale l’approdo alla traduzione, con la pubblicazione di un’antologia di Emily Dickinson (Fogola, 1986). La traduzione di Emily Dickinson prosegue con due raccolte uscite presso l’editore milanese Crocetti (1988, 1993) e confluisce nelle 1174 poesie tradotte per il Meridiano Arnoldo Mondadori Editore dedicato alla poetessa statunitense (Milano, 1997). Lo studio della Dickinson porta anche alla pubblicazione di un saggio (“La sposa del terrore”) e una biografia (“Io sono nessuno”, Le Lettere, 2011). Ad oggi è forse il più prolifico traduttore e studioso di poetesse anglo-americane, fra cui, oltre alla Dickinson, Emily Brontë, Charlotte Brontë, Anne Brontë, Christina Rossetti, Edna St. Vincent Millay, Dorothy Parker, Sara Teasdale, Wendy Cope. Per Arnoldo Mondadori Editore ha riportato alle stampe, dopo anni di silenzio, le poesie di Ada Negri (Arnoldo Mondadori Editore, 2002), e Sibilla Aleramo (Arnoldo Mondadori Editore, 2004)5. Nel 2012 ha curato la prima riedizione delle poesie e delle lettere della poetessa torinese Amalia Guglielminetti, a lungo dimenticate. Nel 2013 ha curato, insieme ad Alessandra Cenni, per l’editore Bietti, la più completa edizione dell’opera della poetessa milanese Antonia Pozzi, Lieve offerta. Nel 2008, insieme a Linda Terziroli, ha ideato e organizzato il Premio Guido Morselli che ogni anno organizza, oltre al premio letterario, giornate di studio dedicate all’autore di Dissipatio H.G. fra Italia e Svizzera. Ha insegnato fino al 2014 lettere classiche al Liceo Classico Ernesto Cairoli di Varese. Dal 2014 insegna al Liceo Linguistico G.B.Vico di Varese. Suo fratello maggiore è lo scrittore e saggista Mauro della Porta Raffo.