Le indagini di Franck Sharko
Sinossi. Il nuovo caso affidato al commissario Franck Sharko si dimostra complesso e inquietante fin dalla scena del crimine: all’interno del confessionale di una chiesa viene ritrovato il corpo di una donna, inginocchiata, nuda, completamente rasata e con alcuni esemplari di falena “sfinge testa di morto” posati sul capo. L’autopsia rivelerà che è deceduta a causa di una rarissima forma di malaria, trasmessa da zanzare che in Francia non esistono. Gli insetti sono solo il primo di una serie di lugubri elementi che si riveleranno parte del dissennato piano ordito dall’assassino, e Sharko, insieme all’équipe del 36, si troverà coinvolto in una macabra caccia al tesoro nella speranza, vana, di evitare ulteriori omicidi. Ma il filo conduttore tracciato dal colpevole arriva a coinvolgere i peccati capitali e le trombe dell’Apocalisse, alla ricerca di una vendetta antica i cui germi si annidano nel cuore delle Alpi. Sharko, dolorosamente segnato dalla tragica perdita della moglie e della figlia, dovrà sfidare il passato per riuscire a sventare una carneficina, e la risoluzione del caso assumerà ben presto i contorni di una discesa agli inferi: per riemergere dall’orrore sarà costretto a salvare anche se stesso.
Dopo 1991 e Treno infernale per l’Angelo rosso, una nuova indagine del commissario Sharko, nella sua prima traduzione italiana. Tra squallidi bassifondi parigini e perturbanti abissi di corruzione, anche il lettore verrà intrappolato nell’intricata ragnatela intessuta dalla mente dell’assassino.
Autore: Franck Thilliez
Traduzione: Daniela de Lorenzo
Editore: Fazi darkside
Genere: Thriller
Pagine: 308
Anno di pubblicazione: 2026
Recensione
di
Marco Lambertini
Lutto di miele trascina immediatamente dentro l’indagine, costringendolo a seguire Franck Sharko in una corsa che sembra non lasciare spazio al respiro. È una caratteristica tipica di Franck Thilliez: prima ancora di raccontare un delitto, costruisce un’atmosfera. Un’inquietudine concreta che cresce pagina dopo pagina, fino a trasformare la lettura in un’esperienza quasi fisica.
Il caso da cui prende avvio il romanzo è tra i più inquietanti e originali della prima produzione di Thilliez. Un assassino utilizza la malaria come arma, trasformando un elemento naturale in uno strumento di morte. È un’idea narrativa di grande impatto che introduce subito uno dei temi più affascinanti del romanzo: il contagio. Non soltanto quello biologico, ma anche quello psicologico. Il male sembra propagarsi dalle vittime agli investigatori, insinuandosi lentamente nelle loro certezze e contaminando ogni passo dell’inchiesta.
Ma, Lutto di miele è soprattutto un romanzo su Franck Sharko.
Siamo alla sua prima grande indagine dopo la perdita della moglie e della figlia, un dolore che non rappresenta semplicemente il suo passato, ma continua a occupare ogni spazio del presente.
Sharko vive sospeso tra il lavoro e il ricordo, tra la necessità di andare avanti e l’impossibilità di lasciarsi davvero alle spalle ciò che ha perduto. Le loro voci continuano a inseguirlo, i ricordi si confondono con gli incubi, mentre la dipendenza dagli antidepressivi e la stanchezza accumulata durante l’indagine rendono sempre più fragile il confine tra lucidità e smarrimento.
Il delitto diventa quasi un paradosso: non è soltanto l’evento che mette in moto la macchina investigativa, è anche ciò che restituisce al commissario una ragione per alzarsi ogni mattina. Quando Sharko riconosce che quella vittima «aveva salvato un poliziotto alla deriva», Thilliez consegna al lettore la definizione più autentica del suo protagonista. Non un uomo che vive per risolvere i casi, ma un uomo che continua a vivere grazie ai casi.
È questa la grande forza del personaggio.
Sharko non è un investigatore infallibile, né un genio capace di dominare ogni situazione. È impulsivo, irrequieto, fragile. Gli basta un dettaglio, una pista appena accennata, per gettarsi nell’indagine senza preoccuparsi delle conseguenze. È un limite evidente, ma anche la sua qualità più preziosa. Sharko non corre verso la soluzione del caso: corre per non essere raggiunto dal proprio dolore.
Ed è proprio qui che il romanzo acquista una profondità che va ben oltre il thriller.
Da una parte troviamo un commissario progressivamente consumato dalle proprie ossessioni; dall’altra un assassino che, almeno in apparenza, sembra dominarle con lucidità assoluta. Sharko lotta ogni giorno contro il caos che si porta dentro. Il killer, invece, sembra aver trasformato il proprio caos in metodo. È un contrasto narrativo di grande efficacia, che rende il loro confronto molto più interessante di un semplice inseguimento tra poliziotto e assassino.
Nelle ultime pagine Thilliez compie un ulteriore passo avanti. L’indagine accelera, la tensione cresce e il romanzo assume contorni sempre più cupi e soffocanti. A tratti la realtà sembra incrinarsi, lasciando spazio a una dimensione che sfiora il fantastico senza mai perdere del tutto il contatto con la logica del racconto.
È una sensazione volutamente destabilizzante, alimentata soprattutto dal progressivo deterioramento psicologico di Sharko. Il lettore finisce così per condividere i suoi dubbi, le sue paure e il suo senso di smarrimento, fino a chiedersi quanto di ciò che vede appartenga davvero alla realtà e quanto, invece, sia il riflesso di una mente ormai spinta oltre ogni limite.
È forse questa la domanda che accompagna l’intero romanzo.
Quanto può resistere un uomo prima di crollare?
Thilliez non offre una risposta semplice. Preferisce accompagnare il suo protagonista sempre più vicino all’abisso, lasciando che sia il lettore a interrogarsi sul prezzo che un uomo può pagare pur di continuare a fare il proprio dovere. E quando si arriva all’ultima pagina si ha la netta sensazione che, comunque siano andate le cose, nulla potrà davvero essere come prima.
Anche lo stile dell’autore francese contribuisce in maniera decisiva alla riuscita del romanzo. La sua è una scrittura asciutta, visiva, ma soprattutto profondamente immersiva. Molti autori costruiscono suspense. Thilliez costruisce immersione. Non ci si limita a osservare Sharko dall’esterno: si entra nella sua mente, si condividono la sua fatica, le sue ossessioni e quella costante sensazione di stare camminando sull’orlo del precipizio.
Al di là della vicenda investigativa, Lutto di miele rimane un thriller di altissimo livello. Oscuro, vischioso, a tratti quasi malsano, è uno di quei romanzi che sembrano aderire al lettore fino all’ultima pagina, senza concedergli tregua. In alcuni momenti sfiora territori che potrebbero apparire quasi irreali, ma Thilliez riesce sempre a ricondurre ogni elemento a una logica narrativa rigorosa e sorprendentemente credibile. È il segno di uno scrittore già pienamente maturo, capace di costruire un thriller che non vive soltanto dell’efficacia della trama, ma soprattutto della forza del suo protagonista.
Perché, una volta chiuso il libro, ciò che rimane non è soltanto il ricordo di un’indagine costruita con straordinaria abilità. Rimane soprattutto l’immagine di Franck Sharko: un uomo ferito, ostinato, sempre più vicino al limite, che continua ad avanzare anche quando ogni passo sembra condurlo verso il proprio abisso. Ed è proprio questa umanità, fragile e imperfetta, a rendere Lutto di miele un thriller che va ben oltre il semplice meccanismo dell’indagine.
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Franck Thilliez
Nato ad Annecy, è un ingegnere informatico. Giallista di grandissimo successo, i suoi libri hanno venduto un totale di dieci milioni di copie e nel 2025, in Francia, è stato l’autore di thriller più venduto nonché il quinto autore più venduto in assoluto. Oltre a Lutto di miele, Fazi Editore ha pubblicato Il manoscritto, Il sogno, C’era due volte, Puzzle, Labirinti, Vertigine, Norferville, Trilogia di Caleb Traskman, 1991, Treno infernale per l’Angelo rosso e il quaderno di enigmi Sulla scena del crimine con Franck Thilliez.