Malaparte. Morte come me




Recensione di Marina Morassut

Autore: Monaldi & Sorti

Editore: Baldini & Castoldi

Genere: Thriller

Pagine: 424

Anno Pubblicazione: 2016

 

 

 

 

 

 

Corre fulmineo questo giallo storico, nonostante le oltre 400 pagine, così inconsueto che inizialmente si resta semplicemente imbrogliati dalle vicende che scorrono davanti ai nostri occhi.

Una prima parte, giocata tra ricche feste e grandi personaggi dell’Italia fascista e dell’Europa nazista ed esoterica, che ci conduce con calma verso il curioso ed intricato giallo. Una seconda parte dedicata alla caccia, in pieno giallo storico, una spietata partita senza esclusione di colpi (anche nei confronti degli ingenui lettori), tra letterati, principi, omosessuali, dittatori, ricche ma infelici primedonne italiane, facoltose maliarde americane e giovani poetesse inglesi.
Senza tralasciare nazisti e soprattutto fascisti, di cui tutto il romanzo è pervaso.

Plasmato su diversi piani temporali e geografici, tra il 1935 ed il 1957, ma con incursioni nel passato, a ricordare le battaglie della Prima Guerra Mondiale, con i suoi orrori dei gas e della guerra corpo a corpo.
Le vicende si svolgono tra Capri e Roma, e la Francia della Grande Guerra.
Dove ad esempio la pena, la tristezza e l’incredulità per le nefandezze della Guerra lasciano il posto ad un divertimento incredulo da parte del lettore, quando si assiste ad un “pestaggio” a Capri, ad opera dello scrittore Curzio Malaparte e di un piccolo mafioso, a danno di un ricco islandese.
Incredibile risultato di maestria che contrappone alle scene di guerra quelle goderecce che stimolano nel lettore un sorriso divertito, nella speranza che il malcapitato non confessi e continui ad essere torturato.

La potenza della scrittura!

L’intero romanzo è una sciarada: elegante, intrigante, ingannevole, dove tutto è continuamente il contrario di tutto.
E’ come entrare dalla porta principale e partecipare ad un film in bianco e nero con Alfred Hitchcock come regista.
Magnifico lo stile del romanzo, giocato sulla falsariga della tecnica stilistica adottata dallo stesso Curzio Malaparte, che è protagonista incontrastato della narrazione.
Le reiterazioni qui ripetute, tipiche dello scrittore Malaparte (tipo la frase che Curzio ripete spesso all’interno del romanzo: “mi voleva davvero bene”), non fanno che esaltare la prosa dedicata a questo scrittore molto famoso in tutto il mondo e che Adelphi, negli ultimi anni, si è adoperata per far riscoprire.

Ci troviamo in un mondo dorato ad un passo dal baratro più tenebroso, con la sensazione angosciante, per i più lungimiranti, che tutto stia per “scadere”.
Anche quando gli americani, i “salvatori”, vengono dipinti come padri benevoli ma severi che con mano ferma devono intervenire per ristabilire l’ordine tra gli indisciplinati ed oramai marci figli europei.
Gli autori sono abili burattinai che fanno fare a Malaparte la figura di uno sprovveduto, anche quando abbandona la sua tenuta da giovane e non innocente fascistello ,e a seguire da dandy, e va a caccia del responsabile occulto che lo accusa dell’omicidio di una giovane poetessa inglese a Capri.
E così facendo gli autori creano un personaggio reale, vivo, finanche fragile e talvolta detestabile.
Forse la parte ancor più bella del ben congegnato giallo è la scoperta, ad opera della Morte con la quale Curzio sta giocando, della mancanza di dolore nella sua vita – o meglio, della mancanza dei sentimenti di dolore ed empatia nei confronti di chi lo ha anche solo sfiorato in vita – e di gesti semplici, spontanei e senza un tornaconto personale.
I lettori scopriranno lungo il percorso chi sono le “morte come me” del titolo.

Un romanzo, un giallo storico, che viaggia per le strade di Capri ed Anacapri, altre protagoniste incontrastate di questo libro, incurante che sia scesa la notte o splenda un sole che abbacina e prosciuga, a cui gli autori dedicano alcune delle descrizioni più belle, appassionate e sensuali mai lette.
E, a proposito di sciarade, ci chiediamo appunto: ma che parte ha avuto questo scrittore, nel panorama italiano tra gli anni ’30 e ’60 e soprattutto qui, in questo giallo?
A Voi una conclusione, a lettura terminata.

 

CURIOSITÁ

09/2015 – Da un articolo del Corriere della Sera:
«Imprimatur» il libro «proibito» di Sorti e Monaldi, i Ken Follett italiani, esce anche nel nostro Paese.
A 13 anni dalla prima edizione il romanzo (il primo di una saga) viene ripubblicato in Italia da Baldini & Castoldi, permettendo di far conoscere due autori italiani che vendono milioni di copie all’estero, ma che da noi erano stati costretti alla clandestinità.

 

 

Rita Monaldi e Francesco Sorti


Rita Monaldi (1966) e Francesco Sorti (1964) sono una coppia di scrittori italiani di romanzi gialli storici, marito e moglie nella vita. Protagonista dei loro romanzi è l’abate Atto Melani, vissuto tra il 1626 e 1714, che fu cantante castrato, diplomatico e spia (era uno degli agenti segreti preferiti del Re Sole), amico di papi, principi e re. Nel2002 il loro primo romanzo, Imprimatur, inizialmente pubblicato da Arnoldo Mondadori Editore, fu dichiarato fuori catalogo dopo aver venduto 8-10 mila copie in Italia.

 

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