Non è un paese per rocker




Recensione di Antonio Modola


Autore: Giorgia Sbuelz

Editore: Resalio

Genere: Narrativa

Pagine: 230

Anno di pubblicazione: 2021

 

 

 

 

 

Sinossi. E’ l’aprile del 1994 quando viene dato l’annuncio della morte di Kurt Cobain. La notizia irrompe nelle vite dei Last Whisper, giovane rock band che muove i primi passi nei locali di Roma. Sono quattro ragazzi e una ragazza che sognano una vita da rockstar. Fino a quando uno dei componenti scompare inspiegabilmente. Da quel momento si svelano i segreti di ognuno, in un intreccio di storie giovanili. Ma l’Italia, come scopriranno presto, non è un paese per rocker. Lasciatevi incantare da questa storia, in una Roma di metà anni ’90, attraverso la scrittura di un’autrice capace e con un finale inaspettato.

 

Recensione

Nelle vite di tutti noi ci sono degli eventi storici che segnano un prima e un dopo, dei cambi epocali destinati a restare come metri di paragone per misurare le nostre esistenze. Nel 1994 muore, suicida (anche se qui si potrebbe aprire un dibattito) Kurt Cobain, il leader dei Nirvana, la band che più di qualunque altra è l’icona degli Anni 90, del grunge e di un’intera generazione.

Da questo episodio prende avvio il romanzo e veniamo immediatamente introdotti nelle vite di cinque ragazzi romani: Stefano, Nicola, Fabrizio, Tommaso e Andrea, l’unica ragazza del gruppo. Sono membri di una band chiamata Last Whisper e sono loro i rocker del titolo con il sogno di sfondare nella musica, un sogno che è appartenuto agli adolescenti di ogni generazione dagli anni 60 all’arrivo dei social media, una vita ideale che forse quelli che hanno vissuto gli anni 90 hanno anelato ancora con ancora più ardore. Parliamo del decennio in cui il rock era il genere alla moda, dove gruppi americani e inglesi si contendevano le classifiche di vendita, i primi colpi di grunge e crossover, gli altri a ritmo di Britpop.

L’appartenenza ai Last Whisper è l’unica cosa che tiene insieme questi cinque ragazzi che sembrano non conoscersi affatto, se non in maniera superficiale, che condividono tempo e spazio solo nella sala prove o in qualche localino della periferia romana dove ogni tanto si esibiscono. Ognuno di loro nasconde dei segreti e non ha mostrato agli altri nulla se non un angolo molto superficiale della propria esistenza. Proprio nel momento in cui sembrano destinati al grande salto con l’incisione di un disco e l’organizzazione di un tour, le cose vanno a rotoli. Uno dei ragazzi scompare e questo crea dei disequilibri incolmabili all’interno del gruppo con gli altri quattro ragazzi incapaci di tenere insieme i cocci di qualcosa che sembrava essersi rotto già da tempo.

La ricerca dell’amico scomparso porterà i cinque ragazzi a scoprire i segreti taciuti, a scavare dentro se stessi e gli altri alla ricerca di un’identità che non è quella che si erano costruiti, in una realtà fatta di abuso di sostanze, alcolismo e sogni di gloria talmente prominenti da sfociare nell’accecante egoismo che porta alcuni di loro a scendere a compromessi nella speranza di una vita da copertina, piegandosi un’Italia che continua ad amare le canzonette e il bel canto.

Purtroppo, alla fine della lettura si rimane con l’amaro in bocca e un forte senso di incompiuto. A volte i personaggi rientrano in stereotipi troppo rigidi, i dialoghi sono ingenui e a tratti inverosimili, come alcune delle vicende narrate. La città di Roma, così come l’atmosfera anni 90, si respirano poco e i riferimenti culturali possono non bastare per creare uno scenario credibile. Forse con qualche accortezza in più questo romanzo avrebbe potuto essere davvero un’ottima opera di narrativa a metà tra “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” e “Dio di illusioni” che restano riferimenti decisamente troppo lontani.

Se il tuo te stesso adolescente di vedesse oggi, sarebbe orgoglioso della persona che sei diventato? Tempo fa venni colpito da questa riflessione che non ricordo dove ho sentito o letto. Di sicuro, il merito di questo romanzo è di avermi messo, ancora una volta, di fronte a questo interrogativo.

 

A cura di Antonio Modola

Libri nascosti

 

Giorgia Sbuelz


ha accompagnato gli studi di Lingua e Cultura Giapponese ad un percorso artistico mirato alla specializzazione in arti grafiche e pittoriche presso la Scuola Libera del Nudo dell’Accademia di Belle Arti di Roma e la Scuola d’Arte San Giacomo. Nel corso del 2012 è stata finalista della Prima Edizione del Concorso di Poesia e Narrativa “L’Erudita” con il racconto “Oltre il bene, oltre il male”. Con la stessa opera ha ricevuto un diploma di merito per il “Premio Nazionale di poesia, narrativa e fotografia Albero Andronico. L’anno successivo pubblica ancora per la Seconda Edizione del premio “L’Erudita” e per la Prima Edizione del “Premio Orlando”. Seguono le partecipazioni come autrice nelle antologie: “Storie in 100 parole”, edizioni L’Erudita, “In giro per l’Italia in Vespa”, Giulio Perrone Editore, “Se soltanto partissimo” incontri poetici, edizioni L’Erudita, “Palpiti, ossessioni e disavventure d’amore”, ancora per L’Erudita, “Una bella bici che va” Giulio Perrone Editore.

 

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