Notturni hollywoodiani




‎ James Ellroy


Sinossi. Un concentrato di noir anni Cinquanta dove crimine, sesso, musica e fallimento si intrecciano sullo sfondo di una Los Angeles sempre piú marcia e grottesca. Il realismo crudo e l’andamento telegrafico del maestro del poliziesco americano contemporaneo incontrano il passo conciso del romanzo breve e del racconto. Ne nascono sei storie bizzarre, venate di un umorismo che spiazza e popolate da personaggi ai limiti della normalità, in puro stile Ellroy: una star in declino che inscena il proprio rapimento, poliziotti ingordi e crudeli, ex detenuti armati in cerca di vendetta, sicari e pervertiti, capi racket sedotti da pupe pericolosissime. Il materiale umano malfamato e ossessionato dal sesso che brulica negli anfratti piú squallidi e insanguinati della sua città: l’amata e odiata Città degli Angeli, disposta senza veli sotto gli occhi del lettore come un cadavere all’obitorio.


Autore: James Ellroy

Traduzione: Lidia Perria

Editore: Einaudi

Genere: Noir

Pagine: 256

Anno di pubblicazione: 2026

 Recensione

di

Salvatore Argiolas


“Notturni hollywoodiani” è più di una raccolta di racconti, è una serie di tasselli che ampliano e approfondiscono l’universo narrativo che James Ellroy ha costruito in tanti anni e che costituisce quasi una controstoria americana.

Troviamo infatti come protagonisti o comprimari tanti personaggi che abbiamo conosciuto in altri romanzi come per esempio Turner “Buzz” Meeks che compare in diversi libri a partire da “Dalia Nera” e che qui è un Arlecchino servitore di due padroni in “Conflitto d’interessi”:

“Negli anni del dopoguerra ho servito due padroni, spianando la strada e portando panni sporchi per i due uomini che meglio di chiunque altro rappresentavano la Los Angeles dell’epoca. Per Howard Hughes ero il capo della sicurezza della sua fabbrica di aeroplani, il ruffiano e il factotum della Rko Pictures, l’ex poliziotto capace di stroncare tentativi di ricatto, far ritirare denunce per guida in stato di ubriachezza e organizzare aborti e disintossicazioni. Per Mickey Cohen, capo supremo dei racket e aspirante entertainer da night, ero l’addetto alla distribuzione delle bustarelle per il dipartimento di polizia di Los Angeles, l’ex detective della Narcotici che scremava la roba confiscata nei raid antidroga nel ghetto nero, permettendo ai ragazzi del Southside di rivenderla alle orde di neri ansiose di volare con la Polvere Bianca Airlines”

Howard Hawks e Mickey Cohen sono nomi ricorrenti nei noir di Ellroy, perché rappresentano al meglio le ambiguità e la corruzione del periodo che ha deciso di usare come scenario della sua personale “Commedia umana”.

Il racconto principale che fa da colonna portante della raccolta è “ Dick Contino’ s Blues” dove mette Dick Contino, un famoso fisarmonicista di origini italiane come protagonista di una storia noir dove si ritrovano tutti i punti caldi della narrativa dell’autore di “American Tabloid”.

Come scrive nell’introduzione, Dick Contino è un figura indimenticabile della sua adolescenza:

“Nel giugno del 1958 mia madre fu assassinata. L’omicidio rimase insoluto: io andai a vivere con mio padre. Vidi Dick Contino gorgheggiare “Bumble Boogie” alla tv, presi nota dell’opinione di mio padre su di lui e vidi per caso “Daddy-O” all’Admiral Theatre un anno dopo, o giù di lì.

Le sinapsi scattarono, crepitarono, schioccarono: un ricordo si formò e fu collocato nel suo contesto. La prospettiva storica era cupa: le donne venivano strangolate e restavano invendicate per l’eternità”.

Che Dick Contino funga come catalizzatore di suggestioni e di fantasie contorte è testimoniato dal fatto che alcuni anni dopo scrisse “Hollywood trema”, contenuto nella raccolta “Oggetti da reato” (Crime Wave) dove il musicista è nuovamente protagonista di un racconto che coinvolge altri personaggi seriali come Freddy Otash, ex poliziotto e protagonista di altri romanzi come “Panico” e “Gli incantatori”.

Contino, come in seguito Sal Mineo, fu una figura che, anche oltre la sua importanza del mondo dello spettacolo, funse da stimolo e da convogliatore di tutti i traumi che la vita personale di Ellroy gli procurò in gioventù e che cercò di esorcizzare con l’arte della letteratura.

In “Dick Contino’s Blues” Ellroy utilizza dati della vita del musicista per creare una trama complessa e ricca di protagonisti ben calati nelle atmosfere noir della città degli Angeli nel secondo dopoguerra, creando un plausibile retroscena alla genesi dl film “Daddy-O”.

Contino ha la fama di disertore e la sua carriera è in discesa e si trascina tra discutibili gare canore di dilettanti a comparsate ai compleanni vestito da clown quando pensa di dare una svolta alla sua vita, progettando un finto rapimento che possa riportare su si se l’interesse del pubblico ma naturalmente le cose non vanno mai lisce come gli uomini le immaginano e il fisarmonicista si troverà invischiato in una vicenda molto pericolosa.

“Questo crimine deve puzzare di incompetenza e di malvagità, e Fritz e Pat sono due tipi che sanno come recitare la parte.”

Nell’introduzione James Ellroy spiega come tutte le suggestioni e i riferimenti che ricorrono nei suoi scritti siano reminiscenze sempre presento che stimolano la sua grande capacità narrativa.

“Sono ricordi per metà sepolti che mi parlano. La loro origine è sempre la stessa: Los Angeles, la mia città, negli anni Cinquanta. Per lo più sono solo brevi lampi sinaptici, subito scartati dalla mente. Alcuni si trasformano in racconti: intuisco il loro potenziale drammatico e li sfrutto nei miei romanzi, da ricordo a merce di contrabbando in un secondo netto.

Memoria: punto di collisione fra i ricordi personali e la storia.”

Non tutti i racconti della raccolta hanno lo stesso valore ma oltre ai titoli citati, mi è piaciuto particolarmente “Vita da cani”, dove un ex detenuto viene incaricato a fare la guardia d un cane che vale venticinque milioni di dollari e che naturalmente verrà travolto da un mare di guai.

Ogni libro di Ellroy apre uno squarcio nella superficie della narrazione classica della storia americana e mostra corruzione, abiezione morale e una nazione dedita a cercare di massimizzare gli introiti a scapito di chi non è tanto sveglio di imparare a farlo e in questo è un degno epigono dei grandi autori degli hard-boiled che non cercavano di nascondere il marcio che esisteva nella nazione.

Come scrive nel finale di “Hollywood Trema” attraverso la voce narrante di Dick Contino: “Io mi sento giustamente nel giusto e sarcasticamente superiore. Addito Los Angeles e sostengo che quell’incubo è merito mio.”

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James Ellroy


1948, Los Angeles Da I miei luoghi oscuri, sua autobiografia, sappiamo che la madre è stata assassinata nel 1958 a El Monte, dove si erano trasferiti all’indomani del divorzio dei genitori. Il delitto rimase irrisolto. Dopo alcuni anni di convivenza con il padre, rimase orfano anche del padre a 17 anni e iniziò per lui un travagliato periodo dominato dalla droga, che ne minò anche le condizioni fisiche, e da piccoli furti. Venne arrestato e passò dei periodi nella prigione della contea. Iniziò poi la sua attività di scrittore e i suoi libri divennero molto rapidamente dei best-seller internazionali. Oggi è universalmente considerato uno dei più grandi autori di crime degli ultimi trent’anni, e una delle voci più originali e potenti della letteratura americana contemporanea. Tra le sue opere maggiori, la quadrilogia di Los Angeles Dalia nera, Il grande nulla, L.A. Confidential e White Jazz; la trilogia “Underworld Usa” (American Tabloid, Sei pezzi da mille, Il sangue è randagio), il già citato memoir I miei luoghi oscuri; Ricatto, Caccia alle donne, La strada dell’innocenza, Perchè la notte, Tijuana, mon amour, L’angelo del silenzio, Corpi da reato, Prega detective, Clandestino, Il dubbio letale, Jungletown Jihad, Scasso con stupro, Notturni hollywoodiani, Destination: Morgue e Perfidia e Panico. Gli editori di riferimento di James Ellroy in Italia sono Mondadori, Bompiani ed Einaudi. Nel 2024 esce per Einaudi, Gli incantatori.