Parasite Planet




Recensione di Alessio Balzaretti


Autore:​ Stanley G. Weinbaum

Traduzione: Filippo Genta

Editore:​ Black Dog edizioni

Genere: Fantascienza

Pagine: 126

Anno di pubblicazione:  2021

 

 

 

 

 

Sinossi. La dura vita di frontiera si snoda tra mille insidie: indigeni pericolosi, predatori letali, condizioni climatiche ostili. Questi sono i pericoli con cui si è dovuto confrontare ogni pioniere che si rispetti. Insidie che i due protagonisti, Pat Burlingame e Ham Hammond conoscono bene. Le loro avventure, però sono diverse da quelle dei loro “colleghi” poiché la frontiera dei nostri due eroi non è quella del selvaggio west o dell’Africa nera, ma quella del pianeta Venere. Parasite planet presenta il “ciclo di Venere” di Stanley G. Weinbaum.

 

Recensione

Parasite Planet è un piccolo gioiello, uno di quelli il cui valore non si calcola in base ai carati o all’originalità della lavorazione, bensì, per quello che rappresenta.

Gli appassionati di fantascienza, incontrando queste pagine come si partecipa ad un appuntamento al buio, potrebbero quasi trovarle banali, oppure piene di contenuti già letti in altre migliaia di romanzi del Genere.

Se però si studia l’autore, il periodo storico in cui vive e sviluppa le sue idee, ci si accorge che Weinbaum è stato il precursore di un certo modo di scrivere fantascienza.

Siamo nei primi del novecento e fino a quel momento, gli autori che immaginavano un approccio tra l’uomo e la vita aliena, si erano sempre posti in una posizione di difesa del pianeta terra da attacchi extra terrestri.

Weinbaum invece diventa innovatore, poiché propone l’uomo come è per sua natura, vale a dire esploratore.

Ham e Pat si incontrano sul pianeta Venere, l’uno è una sorta di contrabbandiere, l’altra una scienziata. Il loro rapporto nasce e si sviluppa con le stesse dinamiche terrestri di due avventurieri che attraversano il selvaggio West difendendosi dagli attacchi degli indiani e dalle insidie di un territorio dove flora e fauna hanno i connotati aggressivi delle spine dei cactus e del morso dei serpenti a sonagli.

L’autore non inventa una storia originale ma un palcoscenico nuovo dove poterla raccontare, dove i pellerossa diventano le creature spettrali con tre occhi chiamate triops noctivivans, abitanti delle tenebre.

Il loro urlo, le tecniche che utilizzano negli agguati e il modo in cui i protagonisti ne delineano un’intelligenza acuta nascosta sotto spoglie quasi animalesche, ci fanno capire l’analogia che va cercando Weinbaum con gli indiani d’America.

Ma anche i parassiti che divorano tutto quello che incontrano e le spore che intaccano qualsiasi cosa, si diffondono nell’aria e si moltiplicano a vista d’occhio su un territorio il cui clima non ha vie di mezzo. Tutto ricorda le zone desertiche del Messico, con le notti fredde e le ore diurne cocenti sotto un sole che sembra non voler tramontare mai, esattamente come in Parasite Planet.

Ham e Pat rischieranno la vita ma scopriranno qualcosa di sensazionale, cioè che in questo scenario così estremo, dove la scienza non concepirebbe l’esistenza di alcun antagonista all’essere umano, in realtà esiste una creatura molto più intelligente.

Questa scoperta darà modo all’autore di esprimere il proprio parere favorevole all’ipotesi di altre forme di vita nell’universo, senza tralasciare però il rimarcare che l’uomo ha nella consapevolezza, quella qualità che lo pone, in ogni caso, sul gradino più alto della scala evolutiva universale.

Lo stile di scrittura di Weinbaum è scorrevole e molto moderno, soprattutto nei dialoghi che appaiono sciolti e liberi da tutti i vincoli di forma tipici dei testi di inizio novecento.

L’aver inserito nella vicenda anche una parte sentimentale dove i due personaggi trovano l’amore, denota un certo coraggio nell’uscire allo scoperto rispetto a temi che, in quel periodo storico, spesso venivano censurati o considerati frivoli.

Per capire quanto questo autore fosse innovativo ed in qualche misura eccentrico, consiglio di leggere e approfondire la sua biografia che potrebbe essere, essa stessa, un romanzo vero e proprio.

Quando dei mostri sacri come Asimov e Lovecraft tessono le lodi di questo loro collega c’è da credergli e quindi non posso che consigliare questa lettura, soprattutto a chi inizia un percorso nella letteratura fantascientifica.

     

 

 

 

Stanley G. Weinbaum


Weinbaum nacque a Louisville, in Kentucky, frequentò la scuola a Milwaukee e si iscrisse all’Università del Wisconsin. Qui studiò prima ingegneria chimica per poi passare all’inglese, ma non si laureò: lasciò l’università nel 1923, quando si scoprì che aveva dato un esame per un amico, per scommessa. Decise di tentare la carriera di scrittore. Il suo primo successo, The Lady Dances, fu un romanzo romantico pubblicato sotto lo pseudonimo di Marge Stanley, una combinazione del suo nome e quello di sua moglie. Avido lettore di fantascienza, Weinbaum si dedicò anche ad essa, ma le prime opere – The Mad Brain e The New Adam – gli furono pubblicate postume. La sua carriera come scrittore di fantascienza iniziò nel luglio 1934, con la pubblicazione di Un’odissea marziana, accolto molto favorevolmente dai lettori e dalla critica: Howard Phillips Lovecraft scrisse che Weinbaum «sapeva immaginare situazioni, psicologie ed entità totalmente aliene, escogitare eventi coerenti prodotti da motivi del tutto alieni ed evitare i melodrammi di bassa lega in cui sguazzano gli scrittori pulp». Tra il 1934 e il 1935, Stanley G. scrisse opere che sono diventate classici della fantascienza, come i racconti La Peri Rossa e Adattabilità, la serie di racconti con protagonisti “Ham” Hammond e Patricia Burlingame, il romanzo L’arrivo della fiamma. Nell’estate del 1935, dopo un’operazione alle tonsille, Weinbaum fu colpito da quella che si ritenne essere polmonite. Continuò a scrivere per alcuni mesi, ma il peggiorare della sua salute ed i trattamenti sempre più pesanti con i raggi X lo costrinsero a prendere una pausa. Morì a dicembre, prima di poter riprendere l’attività, a 33 anni.

 

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