ANNIE ERNAUX

Sinossi. Passione semplice è l’anatomia di un sentimento che si manifesta nella sua forma più nuda e incontrollata: senza idealizzazione, senza compromessi, senza difese. Ernaux ne segue il battito con una scrittura scarna, limpida, portando alla luce ciò che resta quando ogni finzione cade. La telefonata, la visita. Lui arriva, lei lo accoglie. Poco dopo lui se ne va. E lei torna ad aspettare, mentre tutto il resto della vita diventa un fondale sbiadito. Un amante, un uomo sposato, che appare e scompare senza lasciare tracce, che chiama solo quando può. Lei si aggrappa a quei pochi istanti, li consuma, li rivive, mentre il resto del tempo si riduce a un’attesa e gli incontri con lui si fanno misura della sua vita. L’attesa stessa diventa presenza e ogni gesto – cambiare le lenzuola, riempire la casa di fiori, preparare il whisky, vestirsi – è un rituale ossessivo, un modo di dare ordine al vuoto. E anche quando la storia finisce, la dipendenza resta. L’assenza non libera, ma incatena. Tutto ciò che lei tocca, che guarda, che vive è intriso di quell’uomo, del suo passaggio, del suo odore.
Traduttore: Lorenzo Flabbi
Editore: Rizzoli
Collana: BUR Contemporanea
Pagine: 80 p., Brossura
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Sabrina De Bastiani
A partire dallo scorso settembre non ho fatto altro che aspettare un uomo
Annie Ernaux scrive come si incide una lastra di metallo. Senza tremore, ma con la consapevolezza che ogni graffio resta.
In questa relazione, per me, di cronologia non ce n’era nessuna: conoscevo solo la presenza o l’assenza.
Passione semplice è un testo minuscolo e immenso, un’autopsia del desiderio condotta con la freddezza di chi si è già arsa.
Avevo il privilegio di vivere fin dall’inizio, in ogni momento, e con piena consapevolezza, ciò che prima o poi si finisce sempre per scoprire con stupore e sgomento: l’uomo che si ama è uno straniero.
Non racconta una storia d’amore, ma la forma che l’ossessione assume quando il corpo diventa l’unico linguaggio possibile.
Ciò che colpisce non è solo il coraggio di dire l’indicibile, la vergogna, la dipendenza, la perdita di sé, ma la spietata volontà di togliere tutto ciò che è letterario dal gesto dello scrivere. Ernaux non abbellisce, non consola, non salva. Documenta. E in questa spoliazione radicale trova una purezza nuova, quasi antropologica.
Mi interrogavo su quale fosse la differenza tra quella realtà passata e un’invenzione romanzesca: forse consisteva semplicemente nella mia sensazione d’incredulità, nel non capacitarmi del fatto che un giorno ero stata davvero lì, qualcosa che non avrei mai provato per un personaggio di finzione.
La sua scrittura è un atto politico nel senso più intimo del termine, rivendicare la dignità dell’esperienza femminile non come eccezione, ma come documento umano.
Passione semplice è un laboratorio di questa rivoluzione silenziosa, mostra che anche l’amore, se guardato senza difese, è un fatto sociale, un sintomo, una prova.
… conferire alla mia passione tutto il suo senso, che è proprio quello di non averne, di essere stata, nell’arco di due anni, la realtà più violenta possibile e la meno spiegabile.
Ernaux scrive come chi sa che ogni emozione è insieme un dramma e un dato, una confessione e un reperto. E in questo equilibrio impossibile, tra il gelo e la fiamma, si trova forse la sua grandezza: farci capire che il dolore dell’amore non è una debolezza, ma una forma di conoscenza.
… grazie a lui mi sono avvicinata al limite che mi separa dall’altro, al punto da immaginare talvolta di oltrepassarlo. Ho misurato il tempo in un modo diverso, con tutto il mio corpo. Ho scoperto di cosa si può essere capaci, vale a dire di tutto. Desideri sublimi o mortali, mancanza di dignità, credenze e comportamenti che trovavo insensati negli altri finché non ci sono passata anch’io. A sua insaputa, mi ha unita di più al mondo.
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Annie Ernaux
è una scrittrice francese vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura 2022. Di famiglia operaia, ha vissuto fino all’adolescenza in Normandia, mantenendo in seguito un forte legame con l’ambiente sociale d’origine e le tematiche della differenza di classe. Ha esordito con il romanzo Gli armadi vuoti (Les Armoires vides, 1974), nella tradizione del realismo sociale, cui è seguito Il posto (La place, 1984), ricostruzione del proprio ambiente familiare. Nei romanzi successivi ha continuato a indagare, in un linguaggio «vero», che si vuole oggettivo e depurato da evasioni stilistiche o di finzione romanzesca, i luoghi e le sensazioni della propria autobiografia al femminile: Passione semplice (Passion simple, 1991), La vita esteriore (La vie extérieure, 2000, nt), Perdersi (Se perdre, 2001, nt), L’uso della foto (L’usage de la photo, 2005, nt), L’altra figlia (L’autre fille, 2016). Gli anni (Les années, 2008), pubblicato da L’orma nel 2016, è vincitore del Premio Strega Europeo 2016 e finalista del Premio Sinbad 2015 – Narrativa straniera. Con L’Orma ha pubblicato Il posto (2014), Gli anni (2015), Memoria di ragazza (2017), La vergogna (2018), Una donna (2018), L’ evento (2019), La donna gelata (2021), Guarda le luci, amore mio (2022), L’ altra figlia (2022), Il ragazzo (2022), Perdersi (2023), La scrittura come un coltello (2024). Nel 2022 è vincitrice del Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: “per il coraggio e l’acutezza clinica con cui scopre le radici, le estraneità e i vincoli collettivi della memoria personale”.