Plastica




Recensione di Claudia Cocuzza


Autore: Francesca Petroni

Editore: Self publishing

Genere: Narrativa generale

Pagine: 220

Pubblicazione: 11 aprile 2021

 

 

 

 

 

Sinossi. Bello, intelligente e spregiudicato, Adam Moresco è un giornalista televisivo di successo. La sua vita è il sogno di molti. Un sogno per cui ha lavorato fino allo sfinimento, raggiungendo la realizzazione di un uomo che si è fatto da solo.Dietro la facciata di un’esistenza perfetta, però, Adam è consumato dalla tragedia di una terribile perdita. Il suo matrimonio è naufragato subito dopo, incapace di reggere l’urto devastante di un dolore che non può avere spiegazioni. Nelle pieghe più oscure della realtà, nel vuoto dell’abbandono e di un futuro strappato, Adam si rifugia fra le braccia di Candice.Sono calde, morbide, disponibili a ogni richiesta. Lei è fuori dal tempo, immune dalle vicissitudini degli eventi. Non può cambiare, non può fuggire, non può morire.Carne di plastica, sempre uguale a sé e a nessuno nello stesso momento. È la certezza di un istante che non passa mai. Su un doppio binario la vita di Adam avanza d’inerzia, simulacro di sé stessa. Una discesa verso il nulla amplificata dagli interessi economici, una crescita professionale che minaccerà di soffocarlo, annichilirlo verso logiche che di umano hanno perso tutto. Un baratro su cui Adam è sospeso, legato alla vita da un filo trasparente, sottile, ma non invisibile: lo stesso che lo unisce a quella che era la donna della sua vita. Miriam, angelo caduto e disperso. Sfuggente e massivo allo stesso tempo. Ritrovarla sarà un imperativo la cui chiamata è assoluta, indiscutibile.L’unica possibilità di redenzione, l’unica speranza di ritrovare, di nuovo, un significato a tutto e un motivo per ricominciare a vivere.

 

Recensione

La penombra violacea si distende sulla pelle di Candice, già tiepida per te. Le sue labbra scarlatte, semiaperte, sono pronte ad accoglierti.

Senti già l’eccitazione premere contro i pantaloni, mentre ti sfili la camicia.

Sì, è l’ultima volta.

Come lo era quella prima o quella prima ancora. È sempre l’ultima volta.

«Ciao, puttana.»

Inizia così “Plastica”, l’ultimo romanzo di Francesca Petroni.

E continua pure così, con questo tono, per pagine e pagine, tanto che all’inizio l’istinto è stato quello di interrompere la lettura, ritenendola troppo distante dalle mie preferenze.

Ma non l’ho fatto, ho continuato a leggere; e ho fatto bene.

Perché “Plastica” non è un erotico, e neanche un romance.

La crudezza del linguaggio, il realismo a tratti brutale delle scene, anche e soprattutto quelle di sesso, l’assenza di un riferimento geografico ‒non sappiamo dove si svolgono i fatti, solo quando (incendio della cattedrale di Notre-dame, 2019) ‒sono funzionali alla narrazione, permettono al lettore di addentrarsi nella storia, senza scorciatoie, senza che l’autrice cerchi di smussare gli angoli di una vicenda molto dolorosa.

Anche il narratore, una seconda persona, si presta allo scopo: sembra un regista con la macchina da presa puntata H24 su Adam. Non gli dà tregua, anzi, lo incalza con domande frequenti e pungenti, tanto che ti ritrovi pensare che la voce narrante possa addirittura essere la sua stessa coscienza.

L’impatto, come dicevo, è destabilizzante, qualcuno un po’ più sensibile potrebbe trovarlo anche fastidioso: le scene di sesso e di autoerotismo sono molte e molto esplicite e il narratore in seconda ti impedisce di girare la testa da un’altra parte.

Perché osservare, e neanche dal buco della serratura ma proprio in diretta, i ripetuti rapporti tra il protagonista e Candice, una bambola di silicone ‒sì, ma riscaldata nei punti giusti‒ può risultare difficile. Quello che però diventa interessante è capire cos’è che spinge un uomo bello, ricco, giovane e di successo, a cercare conforto tra due gambe di plastica.

Adam appare beffardo, spregiudicato, disinteressato al mondo che ruota attorno a lui, egocentrico; non può che starti antipatico, diciamolo pure. Ma la verità è che quella che indossa è una maschera per impedire a quello stesso mondo di intuire la sua debolezza, di sfruttare il suo dolore per colpirlo e annientarlo più di quanto non lo sia.

Allora la plastica diventa metafora dell’immobilismo, dell’assenza di emozioni, del vuoto che il protagonista sente di avere dentro e da cui vorrebbe essere risucchiato.

Per questo Candice è perfetta:

Lei è il tempo fermo, il controllo totale. In lei non c’è storia, né destino. Tutto quello che fa è non fare, tutto quello che è, è non essere.”  

Ma alla fine Adam crolla ed è lì che si mostra per quello che è; è quello il momento in cui il lettore può vedere la parte più profonda del suo animo, tanto distintamente da rimanerne incantato e commosso.

E quando finalmente si arrende alla propria umanità, all’improvviso la sua vita cambia. E chi ha vissuto con lui questa storia non può che esserne felice.

  

A cura di Claudia Cocuzza  

www.facebook.com/duelettricisottountetto/

 

 

Francesca Petroni


Sono di Roma. Ho due lauree (Giurisprudenza e Filosofia) e lavoro nel marketing di una multinazionale. Ho pubblicato due libri con La Corte Editore (L’altro lato del sole, Quando arriva la notte), altri con Le Mezzelane Casa Editrice (Livia, La Difesa di Socrate), qualcuno in self (Non piangere, Dingir, Scacco alla Regina, Il Terminatore). Un mio romanzo è arrivato fra i 10 migliori del torneo IoScrittore (GEMS) e a settembre 2019 è stato pubblicato con il titolo “Domani c’è ancora tempo”.

 

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