BALLAVA SOTTO LA PIOGGIA
Sinossi. La giovane Juni, in fuga da un marito violento, si rifugia nella casa dei nonni su un’isola norvegese, un luogo ormai quasi disabitato che in lei evoca ricordi felici: è qui che è cresciuta insieme agli amati nonni, che ora non ci sono più. Rovistando tra i loro cimeli, Juni trova una fotografia che ritrae la nonna Tekla da giovane insieme a un uomo che non è il nonno; l’immagine è datata giugno 1945, l’uomo è un soldato e i due hanno tutta l’aria di essere innamorati. Chi è quello sconosciuto? Ormai non c’è più nessuno a cui chiederlo. Juni decide così di intraprendere un viaggio che la porterà fino in Germania in cerca della verità. Si renderà conto che in gioco c’è molto più di una relazione segreta: quella che scoprirà, mettendo insieme un tassello per volta come in un puzzle, è la tormentata storia di una coppia clandestina in un paese devastato dalla guerra. Ma è anche la storia di una donna sola contro tutti: sua nonna. Tekla ha sempre taciuto la sua tragica esperienza, e la realtà che viene a galla minaccia di avere conseguenze sul presente.
Autore: Trude Teige
Editore: Fazi Editore
Traduzione: Lucia Barni
Genere: Narrativa
Pagine: 312
Anno di pubblicazione: 10/02/2026
Recensione
di
Loredana Gasparri
Quando ho chiuso il libro ho pensato che l’unico difetto che avesse era che è il primo di una trilogia. Gli altri due dopo questo solo in lingua originale, e non esistono nemmeno in inglese. Almeno attualmente. Se conoscete il norvegese, però, vi direi di continuare a leggerli. Quando la nonna ballava sotto la pioggia, tuttavia, si legge a sé, poiché gli eventi raccontati hanno una fine piuttosto chiara e definita.
È una storia complessa, un vero e proprio mosaico di segreti, risalenti alla Seconda Guerra Mondiale, che costruiscono la storia tormentata di una famiglia norvegese. Alla morte della nonna del titolo, Tekla, questi potrebbero restare sepolti con lei e perdersi per sempre, lasciando tante domande in sospeso, tanti non detti.
Era lei la depositaria, ed era lei che aveva scelto di tenersi tutto dentro sigillato. Ma al controllo ferreo di Tekla sfugge una foto che la ritrae giovane e splendente insieme ad un uomo che non è il nonno Konrad che Juni, la loro nipote, ha sempre conosciuto e amato.
È il giugno 1945, il tempo fissato dalla foto, un anno e mezzo prima del matrimonio di Tekla e Konrad. Chi è quest’uomo, e che cosa ci fa in mezzo agli ultimi ricordi della nonna?
Juni è la voce narrante del libro ai giorni nostri, e noi la seguiamo mentre rievoca lo spirito e i gesti della sua amata nonna, tra cui la danza solitaria e tranquilla sotto la pioggia, e quelle conversazioni spezzate e piene di tensione tra lei e sua figlia Lilla, nonché madre della stessa Juni.
Nessuno ha mai dato risposte o rassicurazioni su che cosa stesse avvenendo sul serio tra quelle due figure di adulti così importanti per lei, nemmeno l’amato nonno che era sempre pronto a sostenerla e a rassicurarla. E ora, quella foto non fa che rendere ancora più buio il mistero.
Probabilmente anche noi sospireremmo di frustrazione insieme a lei, se non ci fosse la voce del narratore che torna indietro agli anni ’40 e ci racconta della bella e coraggiosa Tekla, alternandosi alla prima persona di Juni. Assistiamo ad alcune delle tragedie che l’hanno colpita a raffica durante la guerra, e comprendiamo com’è diventata la persona dolce e adamantina conosciuta e benvoluta da molti.
Scopriamo con lei l’identità del giovane della foto, facciamo alcuni conti, riteniamo di aver fatto luce sul mistero. Sì, almeno la prima parte. Perché ci rendiamo conto quasi subito, sempre con Juni, che non è finita lì.
Questo è uno di quei punti del libro in cui la Grande Storia del conflitto mondiale degli anni ’40 si intreccia con la storia tragica dei singoli che la vissero sulla propria pelle, e che spesso rischiano di non essere mai ricordati, o addirittura spinti nel dimenticatoio dai sopravvissuti colmi di vergogna.O da chi cerca di distogliere l’attenzione da eventi terribili, che getterebbero una luce disgustosa su coloro che li hanno creati, rovinando così l’immagine di salvatori e vincenti.
Tonnellate di libri, film e documentari hanno raccontato per anni le gesta atroci dei nazisti in Europa, quando dominavano distruggendo e depredando le vite, i corpi, gli oggetti altrui. E nessuno riusciva a fermarli. Ma nel corso del ’45 la sorte voltò decisamente le spalle alla Germania e ai suoi sogni imperiali, per cui fu il turno del popolo tedesco di morire sotto le bombe, di sopravvivere nel terrore, in balia degli istinti di vendetta di chi aveva subito atrocità fino a qualche mese prima.
E chi rimase ad affrontare la brutalità dell’esercito invasore, qui identificato soprattutto in quello russo?
Civili. Donne. Bambini. Anziani. Pochi documentarono quelle tragedie e ancora oggi, le stime delle vittime accertate sono confuse, ma puntano tutte a numeri insopportabilmente alti.
Il silenzio era probabilmente il modo più veloce per dimenticare e passare oltre. Alcune cose, però, per quanto possano restare quiete e sepolte, riescono a trovare una crepa nel muro, o una foto in un cassetto, per tornare a urlare la loro verità.
Oppure si riversano in un libro come questo, che mi ha aperto altre porte di riflessione, mi ha ricordato che la verità, il torto, la forza, la prepotenza, la sopraffazione non stanno mai da una parte sola.
E chi prende parte ad una guerra non è mai completamente santo, né completamente diavolo. A volte, la maschera viene scambiata tra volti diversi.
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Trude Teige
È una scrittrice, presentatrice televisiva e giornalista norvegese molto nota nel suo paese. Le sue opere sono state tradotte in numerose lingue. Ha tre figli ormai grandi e vive con la sua famiglia vicino al fiordo di Oslo. Grazie alla trilogia inaugurata nel 2015 con Quando la nonna ballava sotto la pioggia, in patria è tra gli autori più venduti in assoluto. Finalista al premio dei librai norvegesi, il romanzo è in fase di pubblicazione in dieci paesi.