Quindici secondi…




Quindici secondi per volta. Amore e morte al Palace Hotel


Recensione di Giulia Manna


 

Autore: Camillo Bignotti

Editore: Macchione

Genere: Romanzo storico

Pagine: 220

Anno di pubblicazione: 2022

 

 

 

Sinossi. Mi chiamo Carlo, ho cinquant’anni e sono incazzato e insofferente con il mondo. E, come se non bastasse, mi sono ritrovato per ben due volte, inerme, sotto le bombe sganciate su Varese. Prima dagli inglesi e poi dagli americani. Il loro obiettivo? L’Aermacchi, la fabbrica di caccia situata nel centro città, a pochi passi dal Palace Grand Hotel, trasformato da qualche anno in ospedale militare. Ospedale dove lavorano Giuseppe, Ottavio e don Paolino, i quali, nella notte del primo bombardamento, prestano soccorso a Ettore. Insieme alla piccola Santina e a Rebecca. È di lei, di Rebecca, che, nei giorni spaventosi e grigi della guerra, mi sono innamorato di un amore puro e disilluso, che però mi riempie di felicità e speranza.

 

Recensione

Fino al 1 aprile del 1944, la guerra non era ancora arrivata a Varese. Solo qualche flotta inglese di passaggio verso Milano, ma nessun bombardamento. Le sirene suonavano, la gente correva nei rifugi antiaerei, ma per fortuna non accadeva nulla. Varese forse era troppo vicina alle neutrale Svizzera, ma per alcuni era solo questione di tempo! La città era molto industrializzata, soprattutto nel settore bellico per non finire nel mirino degli alleati e quindi da un lato incarnava un obiettivo strategico, ma dall’altro sembrava non esserlo.

Carlo è sopravvissuto alla prima guerra mondiale dove rimase gravemente ferito sul Grappa. Dopo essere stato osannato come eroe di guerra, in qualità di reduce fu assunto in Comune presso l’Ufficio Anagrafe. L’uomo incontra Rebecca. La donna però non è sola. Si occupa dei nipoti, Santina ed Alberto figli di suo fratello Alfonso che è si è arruolato ed è diventato sergente pilota d’aereo. Il ragazzino è taciturno ed obbediente, mentre Santina è piccola d’età e di statura, ma è già piena di pensieri troppo grandi per lei.

Il Palace Hotel, albergo di lusso accanto alla fabbrica di aerei militari è stato trasformato in nosocomio e la ragazzinapone a Carlo queste drammatiche domande:

Perchè attrezzare un ospedale militare a due passi dalla fabbrica di aerei? Perchè non la smettiamo di produrre caccia da guerra? Perchè mimetizzare l’ospedale dipingendolo dello stesso verde delle chiome degli alberi che lo circondano?”.

Rebecca cerca di fare del suo meglio con i ragazzi, ma la guerra è dura, il pericolo per chi rimane in città è maggiore e la fame inizia a farsi sentire.

Santina ed Alberto non sono gli unici bambini. C’è anche Arnaldo con i suoi pensieri. Il padre ha deciso che non si può rimanere a Varese e che è più saggio fuggire nelle campagne per proteggere la famiglia. Questi parte con l’angoscia di chi abbandona gli amici e non sa se un domani li riabbraccerà, in particolare Emma la sua compagna di banco.

Ci sono Giovanni ed Albina, ma anche il Tenente Ubaldo de Vittori, uomo tutto d’un pezzo attento ai propri doveri se non addirittura succube del suo ruolo di buon fascista, gli infermieri Ottavio e Giuseppe, e Don Paolino cappellano militare. Quest’ultimi prestano soccorso ai feriti dopo i bombardamenti.

Come avrete capito,

questo libro guarda la guerra con occhi di diversi personaggi.

Pur ispirandosi a vicende storiche ed alla memoria di chi non ha voluto dimenticare, questo romanzo è opera di fantasia. I caduti sono morti davvero in quei bombardamenti che hanno coinvolto la città di Varese nell’aprile del ‘44.

Impossibile leggerlo e non paragonare quello che hanno vissuto i nostri nonni che fino a poco tempo fa sembrava appartenere ad un tempo lontano e superato, con quello che sta vivendo il popolo ucraino oggi. Per chi si trova sotto le bombe non è cambiato nulla.

L’ho divorato nonostante in alcuni casi, soprattutto quando si legge il diario di Santina, bisognerebbe fermarsi a riflettere ed a bere un bicchier d’acqua per calmare i battiti.  

Questa lettura mi ha commosso molto! Si sente in modo deciso che è tratta da emozioni autentiche vissute sulla pelle di persone care all’autore.  

Camillo Bignotti rimane sempre neutrale e ci racconta la storia di Varese nell’aprile del ‘44 senza giudicare nessuno, nemmeno quando si compiono scelte difficili e sofferte. In questa storia non ci sono buoni o cattivi. Solo uomini con i loro pensieri, le loro paure e perché no? Anche i loro sogni ed amori.

Chi si veste da cattivo e invece è buono, e chi viceversa. Chi non lo ha ancora deciso o semplicemente non ne ha la più pallida idea. O addirittura nemmeno si è posto il problema! Oppure chi per paura della risposta, nega a se stesso la verità.

Buona lettura!

 


 

 

Camillo Bignotti


ingegnere per professione e scrittore per passione. Scrive romanzi storici anzi, racconto storie vere. Tra i suoi romanzi: “Bedero. Il balcone della Valcuvia” , “L’eroico romanzo di Bedero Valcuvia”, “il canto del ghiaccio. Campobella di Valganna”, “Rosso sangue. Gemolo di Ganna- Miracoli di un santo”.

 

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