Reykjavík




Ragnar Jónasson

Katrín Jakobsdóttir


Sinossi. Nell’estate del 1956, Lára Marteinsdóttir sparisce misteriosamente da Viðey, un’isola a pochi minuti di traghetto da Reykjavík. Ha soltanto quindici anni e, per raccogliere qualche soldo durante le vacanze, lavorava come domestica nella casa di un noto avvocato e della moglie, unici abitanti di quella striscia di terra battuta dal vento; per il resto, solo uccelli marini che stridono sulla costa prima di tuffarsi nelle acque dell’oceano Atlantico. Il suo diventerà il cold case più celebre d’Islanda. Cos’è successo a Lára? È stata lei a decidere di andarsene o qualcuno l’ha costretta? Potrebbe essere ancora viva? Trent’anni dopo, l’ombra della ragazza scomparsa si stende ancora sul paese e lo perseguita. Mentre la capitale festeggia i duecento anni dalla sua fondazione e si prepara a ospitare il vertice tra Reagan e Gorbaciov, un giornalista in cerca di fama si interessa al fascicolo dell’indagine, ai tempi archiviata troppo in fretta. Ha trovato nuove informazioni ed è convinto di avere uno scoop tra le mani, ma non sa di essere in pericolo: le sue domande danno fastidio a persone molto influenti. Qualcuno è disposto a tutto purché la verità su Lára rimanga sepolta.


Traduttore: Irene Gandolfi

Editore: Marsilio

Genere: Noir

Pagine: 272

Anno edizione: 2025

 Recensione

di

Salvatore Argiolas


Una ragazza scomparsa senza lasciare tracce che rimane nella memoria di una nazione e la cui foto diventa un’immagine che tutti riconoscono come il ricordo di un’epoca, tante indagini, poliziesche e giornalistiche che dopo aver ripercorso tutte le tappe della vicenda finiscono sempre con un nulla di fatto, lasciando l’amaro in bocca ai familiari della ragazza sparita.

“Lara aveva lunghi capelli neri e un vestito scuro a maniche corte. Era da quell’immagine che, trent’anni più tardi, continuava a sorridere all’Islanda ogni volta che il suo caso tornava a galla.”

Tutti questi elementi, che conosciamo bene per averli visti e rivisti in casi di cronaca anche in Italia, come per esempio nell’affaire Emanuela Orlandi, sono alla base del noir “Reykjavíkdi Ragnar Jónasson e Katrín Jakobsdóttir, ex primo ministro islandese e grande appassionata di gialli, essendosi laureata con una tesi sul famoso giallista Arnaldur Indriðason.

La quindicenne Lara, nel 1956, scomparve dall’isola di Viðey posta a qualche chilometro dalla capitale dell’isola nordica dove faceva la domestica per guadagnare qualche corona e non pesare sulla famiglia.

Le indagini sono condotte dal giovane ed inesperto Kristjan Kristjansson che cerca le tracce della ragazza interrogando le uniche persone presenti nell’isola, la coppia che l’aveva assunta ma quando le domande si fanno più pressanti, arriva una telefonata di un alto dirigente che gli impone di non disturbare i coniugi, esponenti dell’alta borghesia di Reykjavík.

“Il punto era che non aveva fatto del proprio meglio, Aveva trascurato la pista più promettente, considerata troppo inverosimile dai suoi superiori. Quel dannato serrare i ranghi che scattava quando si entrava nello spettro della politica: non c’era motivo di creare scompiglio se c’era il rischio che persone importanti passassero momenti spiacevoli. Lui era stato al gioco perché voleva assecondare i superiori, voleva conservare il lavoro.”

Periodicamente, specialmente in occasione degli anniversari in cifra tonda della scomparsa, la vicenda venne ricordata nei giornali e così avvenne nel 1986, trent’anni dopo, quando Valur Robertsson, giovane ambizioso giornalista, si impegna a risolvere il caso, rileggendo tutti i rapporti relativi alle indagini e riprendendo in considerazione gli articoli dei quotidiani che avevano indagato sul mistero di Viðey.

Malgrado Valur si prodighi nel cercare ogni indizio, il “cold case” sembra irrisolvibile sino alla telefonata di una donna che si fa chiamare Julia, che dà la svolta alla vicenda: “Può aiutarmi a fare una cosa, Valur. Voglio che la ragazza abbia una sepoltura in terra consacrata… insomma… che abbia una sepoltura vera e propria.”

La telefonata fa capire a Valur Robertsson che qualcuno conosce la sorte della ragazza e lo stimola a cercare indizi ancora nascosti ma una notizia divulgata nel telegiornale mette tutta la nazione al corrente che il giornalista ha notizie clamorose che potrebbero far luce sulla sparizione di Lara, anche se ciò che ha saputo è ancora poco per una convincente teoria investigativa.

La misteriosa Julia gli comunica una nuova indicazione con un nome particolare, ma Valur non riuscirà a seguirla perché sarà vittima di uno strano incidente e la sua missione dedicata alla ricerca di Lara sarà continuata dalla sorella Sunna.

“ Reykjavík” è un noir che attraversa un trentennio cruciale della storia della capitale islandese in particolare e della nazione nordica in generale, mettendo in luce una commistione tra politica, imprenditoria e terzo livello che si sono coalizzati per seguire con convinzione i loro interessi, soprattutto immobiliari.

Preferiva stare dalla parte dell’urbanistica, che era sempre all’ordine del giorno: il nuovo gigantesco centro commerciale quasi pronto per l’inaugurazione, una rivoluzione per Reykjavík; i complessi residenziali in fase di progettazione; la sede del nuovo canale televisivo in costruzione da anni e finalmente in via di completamento.”

Sicuramente Katrín Jakobsdóttir ha modellato la trama in base alle sue esperienze politiche e penso che la figura di Sunna Robertsdóttir sia ispirata proprio a lei, grande lettrice di gialli:

lei aveva pensato di scrivere un romanzo giallo, ma Valur aveva commentato: “Nessuno vorrebbe leggere un giallo ambientato in questo paese. Però potrei cercare di risolvere un caso vero per te, sul giornale.”

Che Valur Robertsson sia fratello di Sunna Robertsdóttir non deve sorprendere, visto il particolare sistema patronimico islandese, in quanto i patronimici si ottengono aggiungendo un suffisso maschile o femminile al nome proprio paterno.
I cognomi maschili finiscono sempre con “son” (figlio di) e quelli femminili con “dòttir” (figlia di).

Il romanzo si snoda principalmente nel 1986, anno particolare in cui si celebrò il bicentenario dello status di città di Reykjavík e che vide il vertice tra Ronald Reagan e Michail Gorbaciov, vicende che fanno da sfondo alla trama e che comunicano lo spirito del tempo, in un noir particolare che inserisce l’Islanda come territorio adeguato al genere.

Diversi anni fa un’amica, reduce da un viaggio nell’isola nordica, mi parlò di Arnaldur Indriðason, un giallista islandese molto bravo, di cui comprai subito i libri veramente molto interessanti e sulla sua scia anche Jónasson sta raggiungendo un meritato successo mentre aspetto che Katrín Jakobsdóttir scriva un libro da sola per poter esprimere un giudizio completo.

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Ragnar Jónasson e Katrín Jakobsdóttir


Ragnar Jónasson: (1976), avvocato, traduttore, insegna diritto d’autore all’Università di Reykjavík. Membro della Crime Writers’ Association britannica e co-fondatore di Iceland Noir, festival del giallo nordico, ha firmato la serie Misteri d’Islanda e La trilogia di Hulda, di cui Il sogno di Unnur è il terzo e ultimo episodio, un successo internazionale che non si ferma. Tradotto in ventuno lingue e pubblicato in trentaquattro paesi, Jónasson è stato accostato ai più grandi nomi del giallo di sempre, con milioni di lettori nel mondo.

Katrín Jakobsdóttir: master in letteratura islandese. Primo ministro d’Islanda dal 2017 al 2024.