Sangue di mezz’inverno




Recensione di Marianna

Autore: Mons Kallentoft

Editore: Nord

Pagine: 444

Genere: Thriller

Anno Pubblicazione: 2010

 

 

 

 

Un’altra notte, un’altra tormenta di neve. Temperatura: meno trenta. Una cortina di gelo avvolge la città e la brina sulle finestre acceca le case e le coscienze. Questa giornata non è fatta per i vivi, pensa Malin Fors, la più brillante e ambiziosa detective di Linkoping, in Svezia. Ma anche la più irrequieta.

Divorziata e con una figlia tredicenne avuta quand’era troppo giovane, cerca consolazione nell’alcol e spesso si fa coinvolgere in precarie storie sentimentali. Per lei, tuttavia, ogni indagine è una missione, la possibilità di redimere un mondo in cui vittime e colpevoli sono due facce della stessa medaglia.
Questa giornata non è fatta per i vivi. E infatti, nella campagna ghiacciata, impiccato a un albero, è stato ritrovato un uomo. Sui quarant’anni. Nudo. Obeso. Coperto di lividi e ustioni.

Chi l’ha ucciso non ha lasciato tracce. O, se l’ha fatto, ci ha pensato la neve a cancellarle. Nessuno sa chi era quell’uomo. O, forse, nessuno ha mai voluto saperlo.

E allora perché è stato ucciso? Per un gioco crudele finito male? Per consumare una vendetta covata da anni? Per celebrare un antico rituale di mezz’inverno?
La risposta è lì, nascosta tra le pieghe di un’esistenza sempre ai margini, che adesso però reclama attenzione. Che vuole uscire dall’ombra per essere raccontata. Da Malin.

Questa giornata non è fatta per i vivi

Fa freddo decisamente freddo a Linkoping nel primo trhiller di Kallentoft.
Dal caldo afoso di Buio d’estate siamo finiti al gelo di febbraio di Sangue di mezz’inverno, ed è decisamente piacevole leggere del freddo, dell’alito che si condensa ed esce dalla bocca formando nuvolette, e della neve, visto il caldo che fa in questo periodo.

Nel mezzo di un freddo insistente Malin Fors deve scoprire e fermare il feroce assassino che si aggira per la città. Le indagini seguono una pista esoterica che ha a che fare con il rito di mezz’inverno, in qualche modo legato all’omicidio.
Kallentoft fa parlare Malin, l’investigatrice, attraverso i suoi pensieri sulla figlia Tove, sull’ex marito Janne, sui suoi genitori, sul suo amante Daniel, e sui delitti.

Mi è piaciuto seguire i pensieri di Malin perché sono gli stessi che affollano la mente del lettore, e ho apprezzato il fatto che venga data voce anche alle vittime tramite la descrizione delle loro sensazioni.
Ho impiegato diverso tempo a leggere questo libro, non solo per colpa dell’afa, ma anche perché volevo rimanere ancora un po’ in compagnia di Malin Fors e i suoi colleghi.

Sperando che in Italia vengano pubblicati anche gli altri quattro libri scritti da Kallentoft, vi consiglio di leggere Sangue di mezz’inverno e Buio d’estate. Letture dal ritmo serrato, che appassionano e raccontano le indagini della polizia criminale di Linkoping.

 

 

Mons Kallentoft


Mons Kallentoft è nato nel 1968 a Linköping. Da giovane non legge granché: preferisce giocare a calcio e a hockey. Poi, all’età di 14 anni, un infortunio gli impedisce di proseguire l’attività agonistica e gli fa scoprire la narrativa. Ma devono ancora passare vari anni, parecchi viaggi e un lavoro da pubblicitario prima che Mons decida di dedicarsi completamente alla scrittura. Il successo è immediato: osannato dalla critica, Sangue di mezz’inverno – il primo romanzo con protagonista Malin Fors – vende più di 300.000 copie in Svezia e, con la pubblicazione in altri 12 Paesi europei, diventa un caso editoriale internazionale.

 

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