Un nuovo caso
per il Becchino

Sinossi. Genova 4 gennaio 1954. Un’improvvisa nevicata ha imbiancato tutta la città, ma sul candore della neve spicca una macchia vermiglia. Sul selciato della via dei palazzi storici, ancora in corso di restauro a causa dei danni della guerra, giace ormai cadavere Ferdinando Maria Passano Della Rovere. Il commissario capo Damiano Flexi Gerardi, soprannominato Becchino, è chiamato a risolvere quello che a tutti gli effetti appare come un efferato omicidio. A causa del tempo inclemente nessuno si trovava nella via. Nessuno ha visto o sentito nulla, ma forse un testimone c’è. E anche l’assassino potrebbe esserne a conoscenza. Altre due vittime funestano la settimana più difficile per il “Becchino”. Gli indizi portano inesorabilmente ad accusare e arrestare un suo caro amico. Proprio quest’ultimo e un quadro, custodito a Palazzo Rosso, metteranno il commissario sulla strada giusta per individuare il colpevole.
“Il perdono non è che ipocrisia, è mettere una pietra sopra a qualcosa che ci fa male, senza chiederci perché. Non è una soluzione. Non lo credo e non l’ho mai creduto. La soluzione è cercare di capire. Solo quando si cerca il perché, e ci si mette nei panni dell’altro, solo allora si trova la pace. Non è umano perdonare. Le colpe restano lì. Solo conoscere le cause è umano.”
Autore: Maria Teresa Valle
Editore: Frilli
Genere: Noir
Pagine: 224 p., R
Anno edizione: 2025
Recensione
di
Loredana Cescutti
“Quello che nel passato mi ha dato il tormento, oggi è diventato una parte conosciuta e accettata di me. Qualcosa che mi fa addirittura compagnia. Ma che non si venga a sapere o il Becchino perderebbe il rispetto.”
Il silenzio ovattato.
Il profumo inconfondibile.
I tempi rallentati.
L’atmosfera irreale.
La neve.
Questa la prima cosa a colpire, sin dalle righe iniziali del romanzo di Maria Teresa Valle, che ha saputo descrivere e restituirci ciò che effettivamente è quel momento, l’attimo, che io ricordo ancora bene sin da bambina, quando la neve era ancora una costante.
“Non posso fare a meno di rabbrividire. E forse non è solo il freddo. Dovrei essere abituato alla morte, alla visione di un corpo senza vita, ma credo che sia impossibile, almeno per me, restare indifferente.”
Tolta la poesia e il momento magico, però, non dimentichiamoci che Valle scrive noir e l’inevitabile macchia rossa, dal colore e odore inconfondibile, non può che riportarci alla realtà della vicenda.
Di quella storia.
Andando avanti nella lettura, la neve, com’è arrivata sparirà ma, tutto il resto assumerà sempre più i contorni di una bruttissima storia.
“Maledetto Becchino! Ti sei risvegliato dal letargo! E io che ti credevo morto e sepolto. Tenevo in vita solo la tua maschera, per non venir meno al mio personaggio, quello che tutti conoscono. E invece, come la Fenice, sei risorto dalle ceneri, con tutto il tuo fardello di dubbi e ossessioni. E continui a perseguitarmi.”
Il Becchino, all’anagrafe Damiano Flexi Gerardi, commissario di polizia dovrà affrontare un’indagine difficile, che per le pressioni a cui sarà sottoposto, lo riporterà indietro di qualche anno nella memoria e per un attimo, arriverà a toglierli quella lucidità che di solito lo aiuta a incastrare ogni pezzo del puzzle al posto giusto.
“…del resto, uno dei motivi per cui mi sono guadagnato il mio soprannome, anche se non l’unico, è proprio questo. L’eleganza di un becchino. C’è da ridere.”
Non conoscevo ancora l’autrice e devo ammettere, che la prima impressione è stata sicuramente positiva.
“Non riuscirò mai a dimenticare il passato. Nel bene e nel male mi appartiene e forse è giusto così.”
Una scrittura che da subito lascia il segno e personaggi, che impari a conoscere velocemente a trecentosessanta gradi per la profondità e la cura che l’autrice ha saputo donare loro.
“A tratti mi sembra di cogliere un’intuizione, un dettaglio che potrebbe portarmi alla soluzione, ma è come afferrare un sogno, una nuvola. Il puzzle si scompone nuovamente e i pezzi si mescolano in un disordine scoraggiante.”
Un omicidio che nasce dall’odio e dalla disperazione, che metterà in moto una serie di accadimenti, come in una partita di domino, che, se il Becchino non riuscirà a fermare, potrà assumere i contorni di qualcosa di inarrestabile.
“… i morti non mentono, al contrario di quello che succede spesso con i vivi e, altrettanto sovente, dicono molto della loro vita a chi abbia la capacità di osservarli. E lui di certo lo sa fare.”
Una corsa contro il tempo per dare giustizia e non vendetta ma anche, una feroce lotta interiore fra l’uomo e il poliziotto, che non riesce a trovare una soluzione e non vuole in nessun modo che qualcuno di incolpevole paghi per la sua “incapacità”, come la definisce lui.
“Non puoi cambiare la tua natura. Puoi solo avere delle pause di serenità. Approfitta di queste.
Mi volto per guardarla in viso.
Vorrei avere la tua saggezza.
Ognuno di noi ha i propri fantasmi. L’importante è non dar loro troppa importanza.
E i tuoi quali sono? – Sono seriamente meravigliato della sua affermazione.
Io ne ho uno solo. Il mio fantasma sei tu.
Io?
Sì. Sei tu. Quando mi sfuggi. Quando sei lontano. Quando sei infelice.
Però ti amo. Non sai quanto.”
Una figura, quella del Becchino, che colpisce in modo violento, per il cercare di “essere umano”, consapevole dei numerosi limiti e delle fissazioni che lo accompagnano, ma allo stesso modo, desideroso di infrangerli, per quanto possibile, pur di andare oltre.
Una penna, quella di Maria Teresa Valle, che ti conduce in pieno nel mondo, a tratti distorto, del suo commissario, che cerca l’adattamento costante in una realtà che percepisce sicuramente come stretta, rispetto alla sua esistenza ma che, nonostante le sue paure, moltissime, riesce a emergere e a fare la differenza anche grazie a sua moglie, una donna determinata che ha trovato il modo, di riuscire a entrare e a comprendere il suo essere, come nessun altro.
A questo punto, non posso che invitarvi a leggerlo, se ancora non lo aveste fatto.
Giunti al termine di questa storia, posso affermare che “sul doman del Becchino non v’è certezza” e perdonate la citazione rubata, ma per ora, almeno, il presente di “Sangue gelido” rimane qui, tangibile e tutto da leggere e vivere, fra le vostre mani.
“Non si apprezza la grandezza del dono della libertà fino a che non si perde.”
Buona fortuna Becchino!
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Maria Teresa Valle
nata a Varazze (SV), risiede attualmente a Genova. Sposata, ha due figli e tre splendidi nipoti. Ha lavorato in qualità di Dirigente biologa all’Ospedale San Martino di Genova. Fin da bambina ha amato la lettura e la scrittura. Per Fratelli Frilli Editori ha pubblicato i noir: La morte torna a settembre (2008), Le tracce del lupo (2009), Le trame della seta. Delitti al tempo di Andrea Doria (2010), L’eredità di zia Evelina. Delitti nelle Langhe (2012), Il conto da pagare (2013), La guaritrice (2014), Burrasca (2015), Maria Viani e le ombre del ’68 (2016), I ragazzi di Ponte Carrega (2017), Delitto a Capo Santa Chiara (2018), Il mandante (2019), Colpevole di innocenza (2020), Genova. Una pallottola per il Becchino (2022), Acqua che porta morte (2023) e Il segreto di Forte Diamante (2018 nella collana per ragazzi “I Frillini”). Per Delos Books: L’uovo di Colombo con Stefano Mantero. Per Amazon: Il capitano dell’Esmeralda con Stefano Mantero. Per Altrevoci: La ragazza del destino (2024). Per il gruppo musicale Neverdream ha scritto il noir ispirato al loro concept album dallo stesso titolo The circle scaricabile gratuitamente dal loro sito. Inoltre ha scritto numerosi racconti per varie antologie.